
foto: Rajib Dahr
Dopo i disordini scoppiati nei giorni scorsi a Dhaka, capitale del Bangladesh, il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha emesso un avviso, esortando a riconsiderare i viaggi nel paese dell’Asia meridionale a causa di disordini civili, criminalità e terrorismo che ha indotto la polizia del Bangladesh ad imporre un rigido coprifuoco a seguito delle proteste e ribellioni in corso nel paese. Il coprifuoco, iniziato alla mezzanotte di venerdì, consente agli agenti di sparare sulla folla in casi estremi, secondo il legislatore del Bangladesh Obaidul Quader, segretario generale del partito di governo Awami League. Anche le telecomunicazioni sono state interrotte, individuando criticità nella regione di Chittagong Hill Tracts (un gruppo di distretti nel sud-est del Bangladesh) al confine con l’India e il Myanmar a est, dove sono possibili occasionali violenze comunitarie, criminalità, rapimenti e terrorismo. “Gli attacchi terroristici possono avvenire senza preavviso, con i terroristi che prendono di mira aree pubbliche, località turistiche, snodi di trasporto, mercati, centri commerciali, ristoranti, luoghi di culto, campus scolastici e strutture governative”, afferma l’avviso governativo. I media locali hanno riferito che circa 800 detenuti sono fuggiti da una prigione a circa 30 miglia a nord-est di Dhaka dopo che è stata data alle fiamme dai manifestanti. Le proteste guidate da gruppi studenteschi scoppiate il 16 luglio sono in scorso in tutto il Bangladesh, contro un sistema di quote che riserva fino al 30 per cento dei posti di lavoro governativi ai parenti dei veterani di guerra del 1971. Questi disordini rappresentano la più grande sfida per il primo ministro Sheikh Hasina dalla sua quarta vittoria consecutiva alle elezioni di gennaio. I manifestanti sostengono che il sistema delle quote è discriminatorio e chiedono invece un sistema basato sul merito. Il premier ha difeso le quote, sottolineando il rispetto per i veterani di guerra. Il principale partito di opposizione, il Partito nazionalista del Bangladesh, ha sostenuto le proteste e si è impegnato a organizzare le proprie manifestazioni, anche se ha negato la responsabilità delle violenze. A tutt’oggi a seguito dei disordini sono morte almeno 105 persone, citando dati forniti dal Dhaka Medical College Hospital.