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L’eolico “sbarca” a Pozzallo

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L’eolico “sbarca” a Pozzallo. All’amministratore unico di Hope Group, Michele Scoppio, il compito di illustrare i benefici dell’eolico off shore, ma anche il tipo di approccio che si vuole avere con le comunità locali per sviluppare il progetto in un clima di condivisione.
Intervista in esclusiva per Radiortm.

• Di cosa consta il progetto dell’eolico a largo di Pozzallo?
Il progetto prevede l’installazione di 38 aerogeneratori da 15mw l’uno, per una potenza complessiva di 575 MW. La produzione di energia elettrica è stimata attorno ai 1.500 GWh/annui e potrebbe soddisfare le necessità di circa 400mila famiglie.
L’impianto non prevede l’installazione di fondazioni nel fondale marino, e le turbine eoliche saranno posizionate su delle piattaforme flottanti ancorate mediante ancore a basso impatto sul fondale. Questa soluzione tecnologica, già usata in impianti negli Stati Uniti e in Scandinavia, consente di poter posizionare gli impianti a grande distanza dalla costa. Nel caso dell’impianto di Pozzallo, quindi, l’impatto ambientale e visivo sarà ridottissimo oltre a consentire un miglior accesso alla risorsa eolica.
Un altro aspetto di cui siamo orgogliosi è la totale sostenibilità dell’impianto in caso di dismissione: oltre il 90% dei materiali utilizzati è riciclabile. Ciò vuol dire che a fine vita dell’impianto potremo riutilizzare ogni singolo elemento in altre filiere produttive.
È bene specificare però che il progetto è ancora in fase di studio e definizione. Ciò vuol dire che sia l’iter autorizzativo, sia di sviluppo non è alla sua conclusione, ma al principio.
In particolare, l’istanza pubblicata per la richiesta di concessione demaniale è solo il primo passo, l’inizio di una sorta di anello autorizzativo. Seguiranno poi le varie fasi per la Valutazione di Impatto ambientale che, se positiva, darà il via all’iter per il rilascio della Autorizzazione Unica alla costruzione ed esercizio dell’impianto. In tutti questi passaggi sono previsti momenti di presentazione di osservazioni e confronto con gli enti locali, ed eventuali opposizioni e pareri di Enti sovraordinati, incluse quelle di ogni cittadino interessato a esprimere la propria opinione. La Concessione Demaniale per l’occupazione dello specchio d’acqua si concretizzerà solo con la conclusione dell’iter autorizzativo.
• Ci sono associazioni ambientaliste e i comitati civici che hanno votato contro questo progetto. Cosa vi sentite di rispondere a queste persone?
Quello che diciamo a tutti i cittadini dei territori in cui stiamo sviluppando progetti di questo tipo è di partecipare attivamente al confronto. Per questo veicolare le informazioni corrette sul progetto è fondamentale per consentire a chi vive nei territori limitrofi di poter partecipare al dibattito in modo propositivo e analitico. Siamo aperti al confronto e siamo ansiosi di portare anche in Sicilia il format degli Energy Talks, cioè incontri sul territorio che abbiamo già sperimentato in Puglia dove i nostri impianti sono in una fase leggermente più avanzata: sono delle occasioni in cui poter parlare con le istituzioni e con la cittadinanza, per confrontarci e rispondere alle domande. Crediamo fortemente che investire e portare sviluppo, nel territorio in cui operiamo, significa essere aperti al dialogo ed evitare ogni tipo di imposizione.
• Perché avete scelto questa area del Mediterraneo?
Abbiamo la nostra sede operativa in Puglia e lavoriamo sul sud Italia, perché crediamo che l’eolico offshore e l’idrogeno siano un’occasione unica per riscattare queste terre, per consentire al paese di guidare il processo di transizione, sfruttando una risorsa illimitata come il vento che per di più non ci
costringe a un consumo di suolo. È un’area naturalmente predisposta alla produzione di energia verde e a esercitare un ruolo di hub energetico ridisegnando la geopolitica del nostro continente.
• Favorevole o no al nucleare?
È una domanda alla quale non si può rispondere in modo netto. Rientra tutto in una progettualità più ampia legata alla transizione ecologica e alla necessità di far fronte alla crisi energetica. Le fonti di energia rinnovabile sono a mio avviso il futuro, ma per far sì che possano incidere davvero serve che ci siano anche delle scelte politiche sul lungo termine. Le imprese sono pronte – noi ne siamo la prova -, sono pronte anche le istituzioni accademiche che stanno costantemente implementando i corsi specialistici, ma serve un lavoro che tenga dentro pubblico e privato per arrivare agli obiettivi che anche l’UE ci ha chiesto entro il 2030. Per cui ogni metodo che consenta una produzione pulita di energia deve essere tenuto in considerazione, fermo restando che è necessario tenere in debita considerazione i tempi necessari e i costi per l’implementazione. Per cui la domanda non deve essere: favorevole o no al nucleare? Ma: il nucleare può consentirci di raggiungere gli obiettivi al 2030 a costi ragionevoli? Secondo me, no.
• Ci saranno ricadute economiche sul territorio? Si vocifera di nuove assunzioni, è tutto vero?
Un’opera come questa genera inevitabilmente impatti indiretti e diretti sul territorio in cui si realizza: smuove l’economia e per questo ha necessità di essere progettata, condivisa e realizzata a livello locale. Non si tratta solo di produrre energia, quello è lo stadio finale. La sfida più grande è quella di creare una filiera sul territorio che sia capace di gestire un processo industriale così grande: dalla formazione di manodopera specializzata fino all’attivazione di un sistema regionale con l’introduzione di capitale, passando per l’aggiornamento delle infrastrutture marine e a terra esistenti. Su questo abbiamo condotto anche delle analisi insieme ad altri operatori del mercato: per ogni cluster da 1 GW di potenza eolica offshore si possono ipotizzare circa 6mila nuovi posti di lavoro.
Se dovessimo ragionare sulle diverse fasi di vita di un progetto di questa portata si parlerebbe di circa 200 persone per la progettazione e l’analisi, 5mila per la costruzione e l’installazione, 200 all’anno (fino a circa 2mila per l’intero ciclo dell’invito dell’impianto) per la manutenzione e il funzionamento, e infine 500 persone per la dismissione e il riciclo. Il nostro obiettivo è quello di far sì che queste risorse possano essere locali per almeno il 90% e che quindi le stazioni flottanti vengano realizzate, in questo caso, in Sicilia. Sviluppare una filiera che sviluppi competenze locali in grado di gestire l’opera è il motivo per il quale cerchiamo sempre dei partner sul territorio con cui realizzare gli impianti.
• Quale sarà a vostro avviso l’impatto sul turismo di mare?
Riteniamo possa essere positivo. La presenza del parco potrebbe potenziare il turismo già presente sul territorio come quello da crociera, intensificare quello locale e crearne uno tutto nuovo. Immaginate i turisti delle navi da crociera che osservano a debita distanza il parco e fotografano le installazioni artistiche che pensiamo di poter realizzare in corrispondenza delle turbine. Oppure i tour verso il parco eolico da organizzare insieme alla comunità dei pescatori, per rilanciare la pesca turismo in un’area che diventerà una sorta di area protetta in grado di far sviluppare la fauna marina. Le potenzialità sono incredibili e potranno essere ulteriormente esplorate grazie proprio al coinvolgimento della gente del territorio.

 

 

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