Olio Ruta, prodotto modicano fatto a Noto, in giro per il mondo

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L’antica arte dell’olio che si tramanda per generazioni. Il frantoio oleario Ruta, gestito dall’omonima famiglia modicana in territorio di Noto (Contrada Castelluccio), ha radici profonde che Giorgio Ruta ha ereditato dal papà e che ha sviluppato con tenacia, credendo in un progetto ambizioso, per alcuni ai limiti del visionario. Un progetto che non è rimasto nel cassetto ma che si è migliorato anche grazie al fatto che i figli, in particolare Graziana, la primogenita, e Ciccio, unico maschio di quattro, hanno condiviso e portato avanti con il massimo impegno, non fermandosi alla sola stagione olearia ma lavorando sodo per l’intero anno. I fatti sono palesemente dalla parte di Giorgio.

E’ in quel frantoio che le macchine splendono e gli operai, sotto le direttive di Ciccio,  sono pronti a celebrare la messa dell’olio in attesa dell’incrollabile flusso di gente che tra qualche giorno frequenterà quel posto sulle colline netine. Ma non saranno solo i produttori di olive a venire; anche tanti “cultori” di questo importante prodotto del quale il Frantoio Ruta riesce tirare fuori il “Settembrino”, un olio che anticipa i tempi e che, nei fatti, sta costringendo il Ministero a redigere una norma per legalizzarne la vendita.

Un’immensa cinta di olivi secolari avvolge il frantoio, dove sono nate e cresciute tre generazioni Ruta. Graziana è la “ragioniera”, chiusa nel suo ufficio ad occuparsi della parte burocratica ed economica. “Il frantoio – spiega Giorgio Ruta – fu costruito da mio padre  nel 1953. Io ho trascorso qui la mia infanzia. Finita la scuola, contro la volontà di mio papà , mi procuravo un passaggio e mi presentavo a Castelluccio consapevole  dei rimbrotti che mi attendevano. Ma quelle macchine, le olive, l’olio mi appassionavano tantissimo. Allora la produzione era molto diversa, il lavoro in frantoio era faticosissimo. Dopo il diploma mio  mio padre mi consegnò le chiavi e mi disse: “Ora ta sbrighi tu:  l’azienda è tua”.

Giorgio non lo ha deluso, prima raggiungendo il traguardo scolastico poi occupandosi del frantoio, sviluppandone l’attività con passione immensa. “Da subito ho scelto la strada della qualità. Ho imposto ai coltivatori regole molto rigide: tempi, modalità di raccolto, trasporto. Non ho accettato compromessi: chi non le rispettava non entrava in frantoio. Il primo anno ho perso oltre il 50% dei clienti, è stato durissimo. Ma alla lunga queste scelte hanno pagato, dopo un primo periodo molto difficile abbiamo iniziato a crescere anno dopo anno. Oggi abbiamo 630 clienti, le più grandi aziende della zona vengono da me per frangere e chiedermi consulenza. E insieme vinciamo premi e menzioni”. Una scelta che ha pagato, soprattutto ora che la competizione dei mercati esteri è diventata feroce.

L’olio Ruta, nelle sua diverse qualità, compreso  “Don Ciccio”, viene esportato in tutto il mondo.  La tradizione continua e continuerà attraverso i nipoti; Vincenzo, figlio di Graziana (poco meno di 10 anni), ne è già fortemente appassionato

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