La famiglia patriarcale siciliana/3… di Domenico Pisana

Il rapporto di coppia e la dinamica affettiva, la differenziazione dei ruoli, le tensioni e le devianze, l’ermeneutica dell’amore
Tempo di lettura: 2 minuti

Il rapporto di coppia all’interno della famiglia patriarcale siciliana presentava alcune caratteristiche, che sino agli anni cinquanta hanno continuato, specie nelle zone interne, ad esistere.

1.La compresenza e la decisionalità maritale

La coppia siciliana non aveva molta libertà di movimento, considerato che altre presenze si muovevano dentro la famiglia. All’ombra del pater familias, persona più anziana, e della massaia si intrecciava, infatti, la relazione marito-moglie, con la conseguenza di un controllo diretto e di una sorveglianza che chiudevano gli spazi dell’autonomia(1)
In ordine alle scelte coniugali, “benché le decisioni fossero prese dai coniugi insieme in camera da letto, era sempre il marito a farsene portavoce (“Ho deciso”) ben attento a non compromettere quella sua autorità maritale che sarebbe stata sminuita dalla eventuale esuberanza o intraprendenza di lei. La donna, insomma, doveva far passare le proprie volontà attraverso il coniuge, perché soltanto una era la decisione capace di assumere l’autorevolezza indispensabile. Del resto, era chiaro a tutti che, in caso di conflitto, la moglie avrebbe dovuto cedere alla volontà del marito; di più: se ella avesse compiuto atti ‘sgraditi’, sarebbe stata inesorabilmente punita da lui – anche davanti all’intera famiglia, e, dunque pubblicamente – e ciò al fine di ripristinare l’ordine sconvolto. Era però del tutto disdicevole il contrario”(2).

2. La differenziazione dei ruoli, le tensioni e le devianze

Nella coppia siciliana i ruoli familiari erano ben distinti. La moglie si occupava soprattutto della gestione della casa ed esercitava un certo potere solo all’interno di essa, a differenza del marito che aveva, oltre al comando interno, la rappresentanza all’esterno. Alla moglie, inoltre, spettava interamente il compito(3) e il potere di organizzare il matrimonio dei figli (4).
La differenziazione dei ruoli si aveva anche negli spazi: “all’uomo erano riservati i campi, alla donna la casa; all’uomo la piazza o l’osteria, alla donna le fontane per lavare i panni o i luoghi antistanti le case per parlottare. (5)
Il rapporto della coppia siciliana era anche attraversato da tensioni, prepotenze e incomunicabilità, che finivano per trasformare il matrimonio in una sorta di prigione. Marito e moglie “il più delle volte restavano insieme perché il sistema sociale lo imponeva; in ogni caso, era la donna a pagare il prezzo più alto di un matrimonio non riuscito, un prezzo fatto di tradimenti quotidiani, di “punizioni” corporali, di violenze sessuali, di umiliazioni, di figli non desiderati e perfino abortiti dietro le percosse. Le tensioni intraconiugali (…) finivano col non trovare altra soluzione che il vittimismo della donna, la fuga o, infine, la ribellione e la devianza” (6)
Di alcune forme di scostumatezza e di devianza nella vita sessuale e familiare, quali lo stupro, la prostituzione, la molestia e l’incesto si hanno testimonianze in alcuni paesi della Sicilia Orientate come Catania, Misterbianco, Vizzini, come si afferma negli Atti della Giunta per l’inchiesta agraria e sulle condizioni della classe agricola del 1884: “In Catania si sono notate più prove di scostumatezza: infatti, dice il pretore di Mascalucia, che in quel mandamento si stuprano le fanciulle per la falsa speranza di vincere la sifilide; le donne, allettate da false promesse di matrimonio, nel mandamento di Misterbianco, si prostituiscono facilmente; gli incesti, nel mandamento di Leonforte sono frequenti tra padre e figlia; e finalmente turbe di giovinastri ubriachi violano, nel mandamento di Vizzini, i privati domicili per violare le donne oneste. (vol. XILI, T.I, p. 33)


3. L’ermeneutica dell’amore

Nella coppia siciliana c’erano amore, affetto, c’era sentimento tra genitori e figli, oppure vi era soltanto un rapporto funzionale alla produzione economica e privo, quindi, di ogni dinamica affettiva?
Su questa problematica sono state operate, a nostro avviso, delle generalizzazioni che riteniamo non abbiano del tutto un riscontro nella realtà siciliana. Marzio Barbagli, ad esempio, in una sua monografia sulla Sicilia osserva che “il padre non prende che pochissima cura dei figli, allevati in un ambiente sterile di affetti e che il capo di famiglia ama poco, ma stima assai la moglie, i figli, i nipoti, i parenti, se costoro gli sono di lucro con i loro lavori” (7). Sulla stessa lunghezza d’onda risultano sintonizzati studiosi come Stone e Shorter, per i quali il rapporto di coppia nella famiglia siciliana appare freddo, distaccato, privo di affetto e di sentimento(8).
La nostra tesi, invece, è che la dinamica affettiva della coppia familiare, pur se non apertamente espressa, era molto intensa; una conferma in tal senso ci viene da vari studiosi siciliani, tra i quali il Pitré, il quale afferma che alcune eccezioni ci sono state pure in Sicilia, “ma le eccezioni non fanno regola: e la regola è appunto questa: che i contadini pigliano tutto l’interesse possibile della loro prole e l’amano d’immenso amore come deve amarsi il proprio sangue”(9).
Sicuramente il limite dell’analisi degli studiosi su indicati sta nel non aver opportunamente fatto la distinzione tra il “sentimento” e il “modo di espressione del sentimento” nel vissuto della coppia siciliana. Tale distinzione, invece, appare quanto mai necessaria ed importante alla luce del fatto che – come sostiene il Pitré – “ordinariamente l’uomo non dà a vedere il suo affetto per la donna, salvo che non intervengano occasioni nelle quali egli esca dall’abituale riserbo. Tuttavia, ha per lei i maggiori riguardi e non sopporta che altri ne attenuino l’espressione. La donna, da parte sua, giudicata ‘modello’ di docilità, di attività, di coniugalità, di maternità, sì che nessun bisogno nasce in lei che non sia quello della famiglia, fa a lui il sacrificio pieno di sé, della sua vita, dei suoi servigi, nei quali nessuno può eguagliarla, come non c’è cosa che possa eguagliare l’amore dei figli: Amuri di matri, e sirvimientu di mugghieri (Amore di madre, e servizio di moglie). A lui le maggiori sue cure; a lui, in campagna, quando è ad opra ed è a lei possibile, porta ella medesima, fino in luoghi lontani, da mangiare; per lui inculca affetto e venerazione nei figli, non solo perché è padre, ma anche perché è colonna della casa” (10)
Dunque, l’amore circolava all’interno della coppia, ma l’espressione di questo movimento affettivo non avveniva in modo spontaneo e si rivelava raramente e a seconda delle circostanze.
Una testimonianza circa la dinamica affettiva e le connotazioni principali dell’amore della coppia isolana ci viene anche da vari proverbi siciliani, che, nella loro stringatezza, esprimono le dimensioni dell’universo sentimentale dell’uomo e della donna. Fra le caratteristiche fondamentali spiccavano le seguenti(11):

a)la sincerità: “amuri fattu pi’ l’intentu dura quantu lu ventu” (amore fatto per interesse (o
scopo) dura quanto il vento); “amuri nun guarda ricchezza” (l’amore non guarda ricchezze);

b) la passionalità: “amuri ammuccia ogni difettu” (l’amore nasconde ogni difetto); “l’amuri nun senti cunsigghiu” (l’amore non ascolta consiglio);

c) la gelosia: “amuri e gilusia su sempri ‘ncumpagnia” (amore e gelosia sono sempre in compagnia); “cu’ nun è gilusu nun è amanti” (chi non è geloso non è amante);

d) il sacrificio: “cu’ pati pi’ amuri nun senti duluri” (chi soffre per amore non sente dolore). Il proverbio evidenziava come la sofferenza e il dolore fanno parte dell’amore; se non ci fossero le difficoltà, gli alti e bassi, l’amore diverrebbe abitudine e perderebbe le sue attrattive;

e) l’indissolubilità: “lu veru amuri non invecchia mai” (l’amore, quando è vero, non si logora col tempo, dura tutta la vita).
C’è da dire, infine, che sul piano della sessualità la coppia era fortemente ignorante e grossi traumi si verificavano durante le prime notti di matrimonio. Le testimonianze raccolte a riguardo dal Revelli sono motto esplicite:

“Io non sapevo cosa fosse il matrimonio, non sapevo che i bambini venivano da lì, io non sapevo niente. Siamo andati a dormire assieme, oh lui voleva venirmi d’attorno e io non volevo. Mi dava fastidio, io era una bambina. Io credevo ancora che i bambini nascessero dietro la montagna. Avevo paura. Mi giravo dall’altra parte e gli davo dei calci perché stesse indietro, non volevo che mi toccasse. Lui mi guardava di brutto, e io resistevo. Dopo una settimana lui si è lamentato con mia madre. Allora lei mi ha detto: “Cosa vuoi, è così. Sei sposata e devi fare così e così, devi fare la donna, bisogna lasciarlo fare come vuole”, racconta Angela, nata nel 1912, sposata nel 1928”. (12)

Ma qual era il sistema educativo che vigeva all’interno della famiglia patriarcale siciliana? Lo vedremo nella prossima puntata. /Continua

___________________________
(1) Quando la sposa entrava nella famiglia del marito, doveva riservare un posto speciale ed un’attenzione particolare alla suocera, alla quale doveva promettere obbedienza per poter essere ben accolta. In caso di conflitto tra suocera e nuora, era necessario l’intervento del marito, il quale, a seconda dell’appoggio dato alla moglie o alla madre, risolveva la tensione stabilendo le direttive. (Cfr. A. DE GUBERNATIS, Storia comparata degli usi nuziali in Italia e presso gli altri popoli indo-europei, Milano, ristampa anastatica Forni, Bologna, 1969).
(2) G.P. DI NICOLA, Storia delle relazioni uomo-donna, in G. CAMPANINI (a cura di), op. cit., pp. 283-284.
(3) Cfr. R. SOLARINO, L’inchiesta agraria nelle due Raguse, s.e., Ragusa, 1878.
(4) P. MELOGRANI (a cura di), La famiglia italiana dall’Ottocento ad oggi, Editori Laterza, Bari, 1988, pp. 208-209.
(5) G. P. DI NICOLA, op. cit., p. 284.
(6) Ibid., pp. 290-291.
(7) M. BARBAGLI, Sotto lo stesso tetto. Mutamenti della famiglia in Italia dal XV al XX secolo, il Mulino, Bologna, 1988, p. 558.
(8) Cfr. E. SHORTER The Making of che Modern Family, Basic Boohs, New York, 1975; trad. it. Famiglia e civiltà, Rizzoli, Milano, 1978.
(9) G. PITRÈ, La famiglia, la casa, la vita del popolo siciliano, a cura di Aurelio Rigoli, Edizioni “Il Vespro”, Palermo, 1978, p. 32.
(10) Ibid., pp. 30-31.
(11) Cfr. S.ATTANASIO, op. cit., pp. 33-38. Cfr. F. CUNSOLO, Proverbi siciliani commentati, Editrice de “Il Vespro”, Palermo, 1977, p. 51.
(12) N. REVELLI, L’anello forte. La donna: storie di vita contadina, Einaudi, Torino, 1985, pp. 244s.

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