“Gli Asu al Comune di Modica”

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 Dover rimanere per 20 anni precari, ossia nella condizione di chi lavora, senza alcun rapporto di lavoro, anche nel pubblico, ricevendone un sussidio di disoccupazione mensile, pone – a nostro avviso – una condizione che rispecchia le opportunità che la nostra società non offre a chi ha necessità dì lavorare per vivere.
È il caso degli Asu (attività socialmente utili), di cui il Comune di Modica ne ha la utilizzazione nei suoi uffici e dei quali ha grande necessità, avendo un numero ridotto di dipendenti, che si colloca oggi molto al di sotto di quello previsto per i comuni in dissesto.
I dipendenti a tempo indeterminato oggi sono poco o più di 220 e non sono più bastevoli, purtroppo, per garantire servizi aventi rilievo pubblico.
Il personale Asu (sono circa 80 unità) è obiettivamente necessario, non solo in questa fase di riduzione del personale per quiescenza, ma anche per il futuro per realmente mettere l’ente nella possibilità di dare risposte pubbliche alla collettività.
“Siamo di fronte ad un personale altamente scolarizzato che, con specifici corsi di formazione, potrebbe rinforzare i tanti punti deboli attualmente presenti nella struttura amministrativa dell’Ente – dice Salvatore Terranova, segretario della Camera del Lavoro di Modica -. Cade a fagiolo la possibilità di implementare le ore di lavoro di queste unità dalle attuali 20 ore fino alle 36 ore settimanali, avendo la Regione inserito, in sede di assestamento del bilancio regionale, una norma che consente il riconoscimento dell’integrazione oraria agli asu, con i costi conseguenti a carico appunto della Regione. Siamo, pertanto, in presenza di un’ opportunità per il Comune che, senza alcuna spesa, potrà fruire di questo personale a tempo pieno.
Come Organizzazione sindacale già in precedenza abbiamo presentato all’ente- comune una proposta tendente ad una progressiva inclusione di questo personale nei suoi ranghi. Percorso costruibile non appena la Regione riuscirà a varare un quadro normativo adeguato che possa rendere praticabile la strada per la loro stabilizzazione, senza incappare nella impugnativa, come è  successo per ben 2 volte.
Non si possono tenere nel limbo persone che sono attrezzate per dare un valido contributo ai servizi che l’ente è obbligato a dove rendere. Pensiamo non si possano disperdere risorse umane importanti in questa delicata fase dell’Ente, anche perché non ce lo possiamo più permettere.
Per tali ragioni, chiediamo all’ente di attivare, nel più breve tempo possibile, un tavolo tecnico per poter riavviare il percorso già in precedenza incardinato e che ora necessita di essere ripreso e condotto a conclusione”.
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