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“A proposito della difficoltà a reclutare lavoratori agricoli”

Tempo di lettura: 2 minuti

“Per risottolineare alcuni aspetti afferenti alla difficoltà delle aziende agricole di reclutare manodopera. Sui percettori di Rdc, che non accettano offerte di lavoro, nulla da eccepire, ma che questo strumento possa togliere manodopera alle aziende agricole ci sembra una deduzione poco convincente. Almeno per noi”.

Questo quanto rileva Salvatore Terranova, segretario generale Flai Cgil Ragusa, che prosegue:
“Per quanto ci riguarda, sono pochissime le aziende agricole che rispettano gli accordi contrattuali, anzi possiamo, senza tema di essere smentiti, asserire che il 99 % delle aziende non rispetta i parametri salariali discendenti dalla contrattazione collettiva e i braccianti percepiscono un salario mensile spesso molto al di sotto di quello che spetterebbe loro se venissero realmente presi in considerazione le tariffe del contratto provinciale e nazionale. Vige, in maniera diffusa, un salario di piazza, quindi un salario inferiore, slegato totalmente dai riferimenti contrattuali vigenti.
Tant’è che ogni qualvolta facciamo le assemblee o gli incontri con i lavoratori, prima di ogni altra cosa, ciò che loro mettono fuori per entrare nel vivo della discussione è la condizione salariale che stanno vivendo, che autodefiniscono  da “fame”.
Il mercato del lavoro agricolo andrebbe meglio scandagliato, andrebbe rimodulato con nuove normative, per apportarvi alcune modifiche tali da rendere ancora appetibile il lavoro in agricoltura, anche per i giovani.
Una fra tutte è quella di non consentire ad aziende molto grandi, con un parco di dipendenti da 300 a 500 unità, di assumerli tutti come stagionali. Questi lavorano per l’intero anno e si trovano versate, in media, non più di 102 giornate lavorate in un anno. Aziende di tal fatta andrebbero obbligate ad assumere a tempo indeterminato almeno la metà del personale cui fanno ricorso per i lavori agricoli, perché questo vi lavora tutti i giorni e per l’intero anno.
Un altro elemento da attenzionare è quello connesso al ruolo di vigilanza e controllo spettante alle Istituzioni preposte. A coloro che sono assunti come stagionali andrebbero versate le giornate realmente lavorate in un anno e andrebbero pagati secondo quanto previsto dal contratto collettivo di lavoro. E poiché ciò non avviene, e questo fatto è a conoscenza di tutti, qui dovrebbe intervenire l’Istituzione che ha obblighi di verificare il rispetto delle condizioni salariali e di lavoro in agricoltura. Qui – purtroppo – soffriamo un vuoto che non sarà possibile recuperare subito, perché la Istituzione preposta ai controlli è totalmente sotto-dimensionata  e non ha figure professionali per svolgere tali compiti.  Lo Stato da anni ha abdicato a questo ruolo, e man mano che gli Ispettori sono andati in quiescenza non ha provveduto al turn-over.
Aprire a giovani che vogliono lavorare come braccianti in agricoltura con interventi incentivanti, che prevedano contratti di lavoro di primo accesso con la garanzia di un salario iniziale dignitoso. Non sarà possibile attirare i giovani al lavoro in agricoltura se ciò per loro comporta rompersi la schiena per 30 euro al giorno, lavorando almeno 8 ore.
Il lavoro bracciantile è per antonomasia un lavoro povero, nel senso che da esso non discende un salario adeguato al costo delle vita e questo non da ora, ma da sempre. Oggi poi è un lavoro veramente squalificato se chi lo svolge porta a casa buste-paga da 700/ 800 euro al mese, quando tutto va bene, tra l’altro un salario ulteriormente falcidiato dai rincari e dall’inflazione.
Ragionare in astratto può aiutare forse chi non vive il dramma di lavorare e restare povero per l’insufficienza del salario che percepisce, se invece scendiamo nella condizione in carne ed ossa di chi è  lavoratore afflitto quotidianamente da questo problema,  forse riusciremo a fare qualche passo avanti. Se chi lavora potrà avere la giusta retribuzione, potrà vivere meglio e le aziende non avranno il dramma di non riuscire a mettere su il personale necessario e adeguato al loro fabbisogno.
Di queste problematiche se ne discute da tempo,  ma non si riesce poi a costruire un strumento, partecipato e condiviso, per rimuovere le criticità che abbiamo voluto, e non da oggi, mettere in evidenza, anche se  pensiamo non sia necessario oramai farlo,  perché tutti siamo a conoscenza di ciò che si muove sotto l’apparente regolarità delle buste-paga dei braccianti, italiani o stranieri che siano. Occorre adesso agire realmente. Il problema del sotto-salario è  un problema generale e non possiamo più permettere che questa parte di tessuto sociale possa essere tenuto in uno stato economico e sociale marginale”.
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5 commenti su ““A proposito della difficoltà a reclutare lavoratori agricoli””

  1. Giuseppe Iemmolo

    È tutta pura verità.
    Manca, per completezza, che tolte le 102 giornate lavorative il resto diventa disoccupazione che sommata alle 30 euro di retribuzione giornaliera ( a volte anche meno ) portano sempre ad un reddito totale da fame in particolare quando c’è una famiglia da sfamare, educare e far crescere dignitosamente.

  2. È verissimo tutto quanto! Forse con i controlli ispettoriali si riuscirebbe a sanare un po’. È tutta una questione aperta! Per gli agricoltori, un danno sono le massicce importazioni dall’estero, che inflazionano il prodotto nazionale, ma ciò non giustifica la misera retribuzione che i lavoratori, nei campi e nelle serre, sono costretti ad accettare. È un tema da risolvere, perché tantissimi sono in condizione di sfruttamento e se nessuno si interessa a loro, le condizioni saranno sempre da sottosviluppo. Sono trattati meglio chi sbarca dai barconi….

  3. Avevo commentato l’altro articolo non vedendo questo. A quanto leggo non sono l’unico a pensare che il problema è proprio quel settore lavorativo…!

  4. Francesco Azzarelli

    Come dico si FB
    Bisogna finirla di cercare protagonismo..e’ una situazione decennale, aspettare un tale tempo per denunciare.un problema atavico. Qundo c’e’ una pausa pranzo si deve mangiare, per chi e’ del settore lo sa’ bene come mangiano. Ora l amministratore che vende il suo viso nella foto fa’ piacere. onestamente per tanti anni non hanno mai fatto un cazzo per migliorare le condizioni..ma non conoscono nemmeno quel lavoro. tu sindacalista guarda il mio curriculum. Poi hai il coraggio di contraddirmi.

  5. Giovanni Savarino

    Magari capire pure come mai dalla produzione al bancone il ciliegino quintuplica il prezzo. Finché il produttore è costretto a cedere il prodotto a prezzi sottocosto hai voglia mandare ispettori, con cosa li paga i dipendenti ? Come mai tutti questi sindacalisti non fanno una comparazione dei prezzi produzione/ dettaglio ? Sarà che ci sono di mezzo le Coop ?

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