Emergenza idrica…l’opinione di Rita Faletti

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Il cambiamento climatico è una minaccia per il futuro dell’umanità. Quante volte sentiamo ripeterlo e quante volte pensiamo, egoisticamente, che sì lo è ma intanto non ci riguarda perché viviamo nel presente e del futuro si occuperà chi verrà dopo di noi. I nostri figli? viene da chiedere, considerando con quanta frequenza le progenie vengano citate per motivi che attengono ai nostri interessi più che ai loro. Serve una “progettualità di lungo respiro”, lungo fino all’appuntamento elettorale successivo.  La tattica della toppa o del rimando non si attaglia ai tempi attuali. La siccità di questi giorni, in alcune regioni non piove da quattro mesi, potrebbe ripresentarsi con maggiore frequenza e a farne le spese sarebbe soprattutto l’agricoltura con ricadute sull’agroalimentare, eccellenza italiana. Il riscaldamento globale sta facendo sentire i suoi effetti e l’emergenza idrica insegna che non bisogna lasciarsi cogliere impreparati, nonostante il nostro paese sia ricco di acqua (montagne, fiumi , laghi, un sistema di canali di migliaia di chilometri)  il terreno sia permeabile e negli ultimi dieci anni la gestione del servizio idrico si sia modernizzata. Mentre però le variazioni climatiche si sottraggono al controllo umano, le misure da prendere per contrastare le conseguenze della penuria idrica possono essere migliorate e perfezionate. La statistica aiuta a farlo come la conoscenza di alcuni dati che fanno capire che il razionamento domestico e la chiusura dei rubinetti nelle ore notturne non sono la soluzione. Infatti, solo il 3 per cento dell’acqua sotto forma di piogge e scioglimento delle nevi,  è destinato alla potabilizzazione, che, per un terzo, in alcuni casi fino al 70 per cento, si disperde a causa della rete di distribuzione fatiscente per mancanza di manutenzione, in particolare nei piccoli comuni con scarse risorse economiche. Sono perdite che riguardano il danno economico mentre il cuore della scarsità idrica sono le politiche agricole e del territorio, le riforme strutturali e gli investimenti, di cui parla Giulio Boccaletti, esperto di sicurezza ambientale, in “Acqua. Una biografia”.  L’autore suggerisce soluzioni efficaci che tengono conto di alcuni dati fondamentali: le precipitazioni annue – piogge e scioglimento delle nevi – rispetto alla quantità  e ai periodi di massima intensità, e le colture in relazione al ciclo fisiologico e alle necessità idriche. Il primo dato, le precipitazioni, registra 300 miliardi di metri cubi all’anno, dei quali la metà torna in atmosfera per evaporazione diretta e traspirazione attraverso le piante, mentre l’altra metà finisce nei corsi d’acqua e nelle falde per poi raggiungere il mare. Le foreste e le coltivazioni nei campi sono le prime ad intercettarle, ma siccome la capacità produttiva si concentra nei mesi estivi, proprio quando le precipitazioni sono minime e l’evaporazione massima, si ricorre, oltre all’acqua degli invasi, a quella dei fiumi, che tendono così a seccarsi. In aprile e tra novembre e dicembre, invece, si segnalano i picchi delle precipitazioni a fronte di una capacità produttiva limitata. Si tratta quindi di compensare lo sfasamento tra necessità idrica e precipitazioni adottando soluzioni a beneficio dell’agricoltura. Servono infrastrutture, tecnologia e impianti, cioè più investimenti, e serve capitale sociale, ossia organizzazione, condivisione e regole, e istituzioni legittimate a prendere decisioni sulle scelte da fare, cosa tenere e cosa sacrificare. Un sistema di gestioni troppo locale e non sufficientemente  industriale non è in grado di rispondere a situazioni di emergenza idrica, così come un modello agrario rigido, incapace di adattarsi ai cambiamenti climatici, si rivela poco produttivo.  In conclusione, l’acqua che abbiamo va usata in maniera più efficiente,  razionalizzando la domanda piuttosto che espandendo l’offerta. L’“oro blu” è un bene talmente prezioso che nel 1995 il vice presidente della Banca Mondiale previde che le guerre del XXI secolo sarebbero state combattute per la sua conquista.

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