

Irriverentə è un insieme di 8 storie irriverenti dagli anni che stiamo vivendo. Nei brani, seppur con grande energia, si racconta il disagio di vivere nel secondo ventennio di questo secolo, tra social, critica all’arte e lockdown. L’album miscela l’elettronica ai suoni acustici della musica d’autore, sperimenta nella forma-canzone, pur restando fedele a quella che è la verve compositiva dell’autore. È un album insieme molto pop, fuori dagli schemi e ancora tanto cantautorale.
«La schwa nel titolo – racconta Argirò, cantautore di origini calabresi – è provocatoria e rompiscatole. In realtà ero indeciso se chiamare il disco “Irriverente” riferito a me o “Irriverenti” riferito alle canzoni: la ə è intervenuta a salvarmi e mantenere l’ambivalenza. È poi un simbolo che mi piace perché fa incazzare tutti, che siano gli invasati del linguaggio inclusivo o i rigidi tradizionalisti. Credo abbia molto in comune con queste canzoni. È stato molto stimolante collaborare con così tanti artisti diversi. C’è la musica napoletana di Pietra Montecorvino e Tartaglia Aneuro, c’è il rap del collettivo Cilento Doppia H, c’è la musica d’autore di Luciano Tarullo e Antunzmask, c’è l’indie di Frank Bonavena e Gabriele Slep»
«“Irriverentə” è un album che racchiude tanto della mia visione del mondo in questi anni assurdi. Ho osservato e meditato, esprimendo i racconti delle singole canzoni in maniera molto personale e fuori da ogni schema. Facendo quello che mi pare, insomma. I temi delle canzoni sono molto vari, come sfaccettati sono questi anni venti… ci sono i social e c’è la solitudine nella cameretta, c’è il lockdown (e le fughe ripetute) e la mia visione dell’arte contemporanea, amori, letture, viaggi. In questo album c’è un pezzo della mia vita; le pause tra una canzone e l’altra sono i miei istanti di questi due/tre anni; per me non è solo musica: è una parte di me. “Che schifo gli anni 20” è una sorta di manifesto di questi anni, tra pandemia e guerre (e non è che prima si stesse d’incanto…); “Home” si è scritta da sola, scorrendo un social e, alla stessa maniera, “È morto De Gregori” c’entra con gli elogi post mortem su Facebook e Instagram (e c’è una critica al mondo radical-chic che, purtroppo, spesso frequento); “Lucia” è nata dalla lettura di alcune fantastiche poesie di una ragazza oggi scomparsa; “Di nascosto” (che è una canzone d’amore) e “Lambrooklyn” parlano di come ho vissuto il primo e il secondo lockdown, mentre “Hijab” è una canzone di sesso e amore universale. Credo che questi brani cristallizzino un mio momento: sarà interessante riascoltarli fra 30 anni, se non io qualcun altro».
“Irriverentə” raccontato da Mico Argirò
“Che schifo gli anni 20”
La canzone che apre il disco racconta in modo energico tutta la difficoltà di vivere negli anni venti di questo secolo. C’è Netflix, ci sono i social, la pigrizia nella cameretta, la musica usa e getta, il sesso occasionale, i trent’anni. Il pezzo gira su un beat elettronico con la chitarra acustica e i sintetizzatori. Molto energico.
“Ho paura di non essere capito, Indico luna guardi il dito, Sei contenta lecco il clito, Ma cosa rimane?”
“Home” ft. Luciano Tarullo, Antunzmask, Cilento Doppia H
Brano dalla struttura molto particolare, su un beat quasi rap-drill la canzone racconta la home di un social, con tutte le sue contraddizioni e storture, le immagini, le persone, i ricordi. La canzone è plurale e vari artisti interpretano diverse sfaccettature della home, tra il rap, la canzone d’autore e l’indie.
“Sai, che ogni ricordo che mi appare muoio un po’, Sai, che rivederti nella festa della Home, un po’ mi spiazza e ci scrivo una canzone, E questa è l’occasione.”
“Lucia”
Canzone molto intima che racconta un periodo della vita della poetessa Lucia Panascì, di Capaccio (SA), conosciuta postuma soltanto attraverso le sue poesie. Ci sono le speranze, la malattia, le notti insonni, tutto il linguaggio dell’ospedale e la sua prorompente forza vitale in questo pezzo cantautorale/acustico che si poggia su una batteria elettronica e sintetizzatori.
“Scrivere che la vita merita coraggio, Scrivere che sto cercando di salvarla, E cosa importa? Non ci si ferma soffrendo e neanche morendo, Siamo già nell’eternità.”
“È morto De Gregori” ft. Frank Bonavena, Gabriele Slep
Canzone di ironia amara e cinica che tratteggia e prende in giro tutto un mondo culturale radical-chic che trova, poi, la sua massima espressione negli elogi funebri sui social.
“È il mito dell’arte che ci ha trombato, Un ex amico che mi dice “sei un eroe se sei drogato”, Dai canta “Generale”, Bidet! Cantami De Andrè…”
“Le canzoni divertenti” ft. Andrea Tartaglia (Tartaglia Aneuro)
Il brano è un flusso di coscienza che cambia più volte di metronomo e di arrangiamento perché segue l’andamento del pensiero: una profonda riflessione sulla funzione dell’arte e della musica, in questo momento storico. Andrea Tartaglia interpreta una voce interiore che dice che il nemico di me stesso sono io.
“Ma al padre separato che abita in cortile, come posso cantare una canzone divertente? Come posso cantare una canzone intelligente o un pezzo elettropop?”
“Di nascosto”
Prima delle due canzoni che raccontano il periodo della pandemia, Di nascosto è una canzone d’amore che racconta delle fughe durante il primo lockdown per andare a trovare una ragazza. L’idea è quella di una canzone classica napoletana, ma con un ritornello elettronico; nel brano si mischiano mandolino, piano e violino a sintetizzatori e arpeggiatori.
“La salita tua di casa quand’esco di soppiatto, di nascosto agli sguardi, raso il muro quatto quatto, oltre il muro la finestra, sei Giulietta al primo piano, Amore che non perde tempo, amore che prende la mano.”
“Lambrooklyn”
Racconta il periodo delle zone rosse e delle fughe oltre il coprifuoco in una Milano lunare, in una vita asettica e fuori da ogni logica. Ci sono tutte le sensazioni del periodo e un grande desiderio di una svolta, che sia David Bowie nella stanza o un’esplosione rosa. La canzone mischia la chitarra acustica a un beat elettronico e arpeggiatori, molto energici il giro di basso e la chitarra elettrica finale.
“Cammino e resto solo, Come se fosse normale, Non averti qui al mio fianco, Per bruciare insieme a te”
“Hijab” ft. Pietra Montecorvino
Una storia di sesso occasionale con una ragazza araba, con l’hijab, il velo islamico. È una canzone d’amore universale che rompe ogni regola e ogni barriera, che sia culturale o nazionale. Il pezzo ha il ft. di Pietra Montecorvino, voce unica del panorama musicale napoletano, qui prodotta da Eugenio Bennato.
“L’ammore vero non tene nazione, non tene regione, è dialetto, è canzone, So’ dint o liett e’suspir, So pelle janc e pelle nir”


