Fabio Rizza e la riscoperta di uno strumento archetipico: l’arpa

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Un figlio d’arte, nato nella verde terra di Sicilia, un luogo da sempre decantato da artisti e scrittori di ogni epoca, meta di incontri e racconti, di profumi, sapori e arte. Fabio Rizza è figlio di Giorgio, apprezzato musicista (pianoforte), insegnante e compositore, e di Carmela Scivoletto, docente di canto al Liceo Musicale di Modica (ma in famiglia la nonna Giovanna suonava la fisarmonica e lo zio, Guido Cicero, tutt’oggi è sul campo). Come un retaggio, in questo scenario è cresciuto visto che già a sette anni iniziava lo studio della musica cimentandosi con abilità in vari strumenti, dal pianoforte al violino, dalla chitarra al violoncello, stimolato dal suo stesso ambiente familiare. A diciassette anni avviene il primo approccio con quello che poi diventerà il suo strumento per la vita, l’arpa. Ed è con questo strumento che il Maestro Rizza si scontra con le difficoltà che hanno caratterizzato il suo lungo percorso tra studi e viaggi; dinamiche non sempre facili e, oltretutto, barriere culturali come il pregiudizio radicato nel Sud verso uno strumento spesso banalmente associato ad un uso prettamente femminile. “Infrangere ora questo pregiudizio non è difficile”, spiega, attraverso un “miglior approccio, presentando questo antico strumento in ogni suo dettaglio e alimentando l’interesse.” Proprio l’interesse, racconta, si stava affievolendo anche in lui ad un certo punto del percorso di studi; ma per chi crede nelle storie a lieto fine condite di aneddoti dal retrogusto fiabesco, accadde che durante una lezione ordinaria un raggio di sole, attraversando una finestra, risplendette su una magnifica arpa dorata di proprietà di una nota arpista lì presente che, osservando il ragazzo, quasi come per intuito lo invitò ad esibire un brano in sua presenza; alla fine lo elogiò oltre ogni aspettativa fungendo da sprono per Fabio che, da quel momento, ha portato l’arpa a livelli eccellenti. Spiega ancora che l’arpa ha un riscontro glorioso nella storia del nostro Sud: da Napoli a Viggiano, già nel Settecento molti artisti vaganti si armavano di piccole arpe rudimentali, portando la loro musica e il loro talento in giro per le strade e le città, riscuotendo apprezzamenti ovunque e, a volte, qualche soldo.

Quanto al periodo turbolento che stiamo vivendo, il Maestro Rizza mostra un certo ottimismo riguardo al futuro dell’arte. È encomiabile a tal proposito la sua dedizione, nonché il suo intento di valorizzare il territorio ibleo, casa sua, col sogno più grande di aprire la Sicilia al mondo edificando “ponti culturali”; sogno che già contribuisce a realizzare attraverso significative collaborazioni con prestigiose accademie. Il Maestro Rizza è infatti noto all’estero, avendo avuto più occasioni di esibirsi in brani propri ed ensemble con artisti internazionali come la soprano Masami Okumura, presso la Yamaha Hall di Ginza, a Tokyo.

Danilo Maci

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