Guatemala. Massacri, dispute territoriali e violenze sessuali

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Tra un massacro e l’altro il presidente guatemalteco Alejandro Giammattei ha dichiarato lo stato d’assedio di due settimane nelle comunità indigene Nahuala  e Santa Catarina de Ixtahuacan, nel dipartimento Solola, a causa dei 27 omicidi avvenuti nelle ultime due settimane in quell’area. Si tratta di conflitti territoriali tra comunità indigene che rivendicano l’occupazione di terreni agricoli ritenuti da ognuna delle due fazioni di propria pertinenza, motivo della sanguinosa faida. Omicidi che si sono ripetuti in questi giorni con ulteriori uccisioni di donne, uomini e bambini, mentre stavano raccogliendo le messi nei campi contesi.

Facendo una passo indietro nel tempo di 36 anni (conflitto armato interno 1960-1996) non possiamo fare a meno di ricordare le vittime di stupri avvenuti tra il 1981 e il 1985 all’interno della caserma militare Robinal, nel dipartimento di Alta Verapaz un centinaio di chilometri a nord della capitale Città del Guatemala.  Oggi, 36 donne indigene Alchi, dopo quarant’anni d’attesa, hanno potuto finalmente iniziare a testimoniare in un processo contro gli ex membri delle pattuglie di autodifesa civile (PAC) per i reati commessi su di esse, in età compresa tra i 12 e 52 anni. All’udienza processuale, hanno assistito in teleconferenza, in detenzione preventiva,  i cinque ex poliziotti civili, accusati di reiterati stupri contro queste indigene. Si tratta di Gabriel Cuxum Alvarado, Francisco Cuxum Alvarado, Damain Cuxum Alvarado, Bernardo Ruiz Aquino e Bembenuto Ruiz Aquino. Gli avvocati hanno precisato che “oggi è un giorno storico per le donne Achi di Robinal, e per tutte le donne vittime di violenze dopo 36 anni di guerra”. Finalmente dopo 40 anni si potrà iniziare a sperare nella giustizia?

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