Michele Giardina, un giornalista di provincia…di Domenico Pisana

Una fonte sulla città di Pozzallo, alla quale le prossime generazioni non potranno non guardare per attingere notizie e informazioni.
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Certamente l’atto della scrittura è un atto di coraggio. Chi scrive, infatti, non può sottrarsi alla legge della valutazione e del giudizio. La scrittura è, ancora, un atto creativo: chi scrive fa parlare l’uomo, la storia, la natura, i fatti e perfino le pietre.
Scrivere è, non ultimo, un atto di comunicazione: chi scrive non può essere infatti un freddo trasmettitore di notizie, una tromba che emette suoni, ma un uomo che va oltre la cronaca e che comunica un contenuto denso di valori e di idee e ricco di messaggi. Michele Giardina, già storico corrispondente da Pozzallo per il quotidiano “La Sicilia”, è un giornalista che nel dare alle stampe una seconda edizione del suo libro “Cronache e riflessioni di un giornalista di Provincia”, usa la scrittura non solo per “informare” ma soprattutto per “formare”, formare ad una cultura della comprensione e ad un lettura critica della realtà sociale nelle sue dimensioni più profonde.
Le cronache di Michele Giardina non hanno il sapore della spettacolarizzazione, della ricerca ossessiva dello scoop e del consenso; sono cronache anche mordaci e punzecchianti ma dal tono pacato e sereno, che offrono al lettore dieci anni di vita della sua Pozzallo, una città colta nella sua vivacità, nelle sue articolazioni sociali, nei suoi problemi, nei suoi valori e nelle sue tradizioni, nelle sue vicende politiche e nelle sue problematiche sociali.
Il libro non è una semplice antologia di scritti giornalistici messi in ordine cronologico, secondo la data di pubblicazione sul quotidiano La Sicilia, ma una significativa “fonte storica”, in quanto – come afferma nella prefazione Grazia Dormiente – “prezioso punto di riferimento per chi già conosce ed anche vuole conoscere eventi e protagonisti di un decennio di cronaca locale”. In quest’ ottica Giardina offre una nuova fonte sulla città di Pozzallo, fonte alla quale le prossime generazioni non potranno non guardare per attingere notizie e informazioni. Sta, insomma, proprio qui il valore del libro di Giardina.
Il testo ha altresì una sua validità per il fatto che riesce a creare una sorta di rapporto interattivo tra il lettore e il tessuto umano, sociale e civile della città di Pozzallo. Le cronache dell’autore non lasciano infatti indifferenti, ma stimolano la riflessione e aprono degli interrogativi profondi; si tratta in sostanza di cronache che presentano alcune caratteristiche fondamentali, come l’attenzione all’uomo della strada, la capacità di interagire con la natura, la dimensione etica, l’orizzonte socio-politico. E difatti l’autore, – oltre a evidenziare alcuni importanti protagonisti pozzallesi come La Pira, il prof. Giudice, Tano Caruso, Rodolfo Cristina, Giovanni Di Martino, nonché personaggi affermatisi dal punto di vista professionale come Miko Magistro e i comandanti della nave crociera “Superliner Fantasy” della Carnival Cruise Pierpaolo Scala, Vincenzo Alcaras e Giuseppe Giannone – , volge lo sguardo su persone umili come “Saiddu” e “U zu Luiggi”; parecchi scritti, poi, descrivono, con richiami a volte di tipo naturalistico e poetico (si notino, fra l’altro, le citazioni d Foscolo e di Pascoli) il “modus vivendi” dei pozzallesi nell’alternarsi delle stagioni. E’ sufficiente, a riguardo, scorrendo le pagine del libro, citare solo alcuni titoli dei vari scritti.

“ E’ arrivato maggio, il mese delle rose, il mese dell’amore”;
“E adesso l’aria vibra di voci giovani: i pruna, i pruna, è arrivato giugno”;
“Luglio: c’è nell’aria tanta voglia di vivere. A braccetto con lui la natura trionfa”;
Agosto il mese della grande estate. Momento ricco di vita, di aromi e di sapori”;
“L’estate è veramente finita. Settembre a lavoro”;
“E’ arrivato con aria frizzante: Ottobre, c’è nell’aria qualcosa di nuovo”;
“Novembre, il mese della morte ma anche della vita. Ieri l’uomo ha compiuto un atto di fede e di amore, il mistero della vita si intreccia col mistero della morte”;
“Dulcis in fundo il mese di Natale. Più amici a dicembre nonostante tutto”;
“Gennaio, number one, il primo di un anno che tutti vogliono più ricco e più generoso di quello andato. Ha già preso possesso del suo alto ufficio”;
Febbraio invitante e generoso. Già in campagna brillano i mandorli in fiore. Li potete vedere sulla litoranea per S Maria del Focallo. Tristezza in città: il mare è diventato improvvisamente ostile e crudele”.

Le cronache e le riflessioni di Michele Giardina fissano, infine, lo sguardo sull’ethos sociale, sul comportamento sia di semplici cittadini pozzallesi che di personaggi importanti per ruoli istituzionali e politici nella società. I suoi scritti, però, non scadono mai in gretto moralismo, non sono prediche paesane, ma suscitano domande e interrogativi semplici e profondi. Anche qui il ventaglio dei riferimenti è molto ampio; ci limitiamo a due testi che descrivono aspetti della vita quotidiana del cittadino e che continuano ad essere di forte attualità:

“ La strada non è una pattumiera e gli spazi di rischio per l’utente aumentano sin dal momento in cui, irresponsabilmente, buttiamo attraverso il finestrino dell’auto pezzi di carta, barattoli, cicche. Il cittadino deve avere nei confronti della strada lo stesso riguardo che ha per la propria abitazione. Instaurato questo tipo di rapporto, sarà certamente più naturale recepire le norme di comportamento stradale E, ove la normativa dovesse pure presentare qualche lacuna, l’utente sarà orientato comunque ad agire con senso di responsabilità, perché avrà acquisito una coscienza civica.

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“Se per non sbagliare il funzionario si trincera vilmente dietro un comodo ed irresponsabile no, quando invece alcune considerazioni obiettive e situazioni giurisprudenziali analoghe dovrebbero orientarlo per il si, allora egli si rende responsabile di un’azione amorale e danneggia pure gravemente il cittadino. Lo stato in questo caso commette un’ingiustizia, Purtroppo lo Stato spesso è rappresentato indegnamente da funzionari incompetenti e pusillanimi, per cui chi paga alla fine è pur sempre il cittadino….”

Le cronache di Giardina presentano infine un orizzonte socio-politico. Scorrendo le pagine del volume, vediamo che i suoi scritti si occupano di questioni che hanno animato il dibattito sociale e politico di Pozzallo: dalla bambinopoli di Pietre Nere alla questioni ambientali e dell’inquinamento; dalla politica del turismo e dello sport alle questioni legate all’assistenza agli anziani e ai precari; dalla sagra del pesce alle polemiche forti e garbate con gli amministratori della città, etc ..
Sono proprio queste caratteristiche da noi evidenziate, a confermare, per concludere, che il libro mette il lettore a contatto anzitutto con “l’uomo”, poi con il cronista e il giornalista-scrittore attento, sensibile, puntuale e dalla “mano felice”, per usare l’espressione del giornalista Tony Zermo, atteso che si tratta di cronache scritte non soltanto con la penna, ma soprattutto con l’anima e con il cuore di un giornalista che ha amato e continua ad amare la propria città.

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