
“Sempre più lavoratori, anche in provincia di Ragusa, stanno facendo i conti con situazioni riguardanti la precarietà. Sapevamo che superare la condizione di emergenza sanitaria avrebbe significato anche questo. Ma la ripartenza si sta caratterizzando per una serie di attività distorsive del mercato del lavoro che potrebbero creare difficoltà molto serie nel prossimo futuro e che, come sindacato, abbiamo il dovere di monitorare”.
E’ quanto sottolinea la segretaria generale dell’Ust Cisl Ragusa Siracusa, Vera Carasi, a proposito di alcuni ritardi strutturali che devono essere affrontati con la dovuta determinazione e che impediscono al mondo occupazionale del territorio ibleo di ripartire come dovrebbe. “Ecco perché torniamo a chiedere, anche a livello locale – spiega Carasi – la creazione di una cornice specifica che non può che essere un grande patto sociale che metta al centro crescita, lavoro, equità, contrasto alle diseguaglianze e alle povertà, nella prospettiva di unire sempre di più questo territorio e di adeguare la nostra posizione economica, sociale, produttiva e occupazionale a quella degli altri sistemi concorrenti. Non dobbiamo dimenticare che il futuro ci mette innanzi una quantità importante di risorse che ci può aiutare, se bene impiegata, a risollevare la nostra area dalle macerie della crisi sanitaria, economica e sociale: ma dobbiamo decidere come fare tutto questo. Ricollegandomi all’appello della Cisl nazionale, sottolineiamo che questo deve essere il tempo del richiamo forte alla responsabilità di tutti per remare nella stessa direzione perché, come ama ricordare Papa Francesco, nessuno si salva da solo. Serve, quindi, un cammino, un’assunzione di responsabilità che rimetta al centro il tema della condivisione delle scelte, un campo largo di responsabilità contro l’antagonismo fine a se stesso e contro rigurgiti di conflitto sociale. Dobbiamo ricostruire insieme un territorio nella concordia e nella coesione sociale”. Un suggerimento? “Abbiamo bisogno – spiega la segretaria dell’Ust Cisl Rg Sr – di percorsi di formazione e apprendimento continui che coinvolgano tutti: occupati, disoccupati, cassintegrati, naspizzati, per sviluppare le competenze di base e specialistiche, con uno sforzo particolare su quelle digitali”.






1 commento su “Cisl e la precarietà lavorativa anche in provincia di Ragusa”
Sig.ra Carasi, mi perdoni, ma il vostro carissimo ed eccellentissimo sig. Draghi, non ha portato l’Italia in pochi mesi di attività al 6% il Pil? L’Europa ci elogia e voi vi lamentate quando invece avete concordato con Draghi personalmente la paventata ripresa non curandovi dei vostri associati!
Perché è preoccupata! Abbiamo Draghi il risolutore, o forse Lei non ha fede in Lui?
Sicuramente non ha capito il sistema che avete: Ci sono due economie; quella degli straccioni (cioè PMI e lavoratori) che dobbiamo pagare tutto per tutti, e l’economia dell’alta Finanza e dell’Industria (che quest’ultima rappresenta il 2%), fatta di persone perbene che avendo le sedi legali in altri paesi, pagano pochissimo o niente nonostante operano nel nostro territorio.
In ogni caso il recovery del sig.. Draghi non remerà nella nostra direzione ed anche il suo Papa Francesco ne trarrà dei benefici. Se ciò non fosse, parlerebbe in altro modo!
Voi chiedete lo sforzo dei lavoratori, ed assecondate il digitale, perché? Forse il pane o il cornetto o il caffè la mattina glielo servirà qualche robot? O il barista che gli darà il caffè con un bel sorriso?