Reset Vittoria. Storie di povertà in tempi di Covid

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C’è una povertà, a Vittoria, che sfioriamo ogni giorno, che abbiamo accanto e di cui spesso non siamo consapevoli. La povertà dura e concreta di chi, a causa della crisi economica acuita dalla pandemia, della perdita del lavoro, di una malattia o di una disgrazia, si vede trascinato in un mondo che non conosceva. Di uomini e donne che fino a pochi anni fa non avrebbero neppure immaginato di trovarsi un giorno a non avere i mezzi per assicurare una vita dignitosa ai figli, mettere insieme il pranzo con la cena, curarsi”. E’ il grido d’allarme lanciato dall’associazione Reset a fronte delle problematiche che si stanno continuando a registrare in questo periodo. “Di disagio sociale e di povertà – chiarisce il segretario dell’associazione, Alessandro Mugnas – si è sempre parlato, ma oggi siamo di fronte a una situazione enormemente critica, a un bivio: l’aumento consistente del numero di persone che, in un contesto di partenza “normale”, si ritrova indigente. Famiglie che di fronte alle difficoltà economiche spesso non sanno come reagire, smarrite nel dover affrontare una condizione che può essere drammatica. Avvolta com’è nell’ombra”. E così Mugnas ha potuto verificare che il numero di persone indigenti, in città, nel giro di un anno, proprio a causa della pandemia, è aumentato in maniera esponenziale. “Quella che vogliamo raccontarvi oggi – prosegue – è la storia di Antonio (il nome è di fantasia), un uomo di 46 anni che, a un certo punto, si è trovato senza lavoro. Nel giugno del 2020 la sua impresa, operante a Vittoria, già alle prese con parecchie difficoltà, ha chiuso, non riuscendo a sostenere i colpi della pandemia. Lui ha provato a rimettersi sul mercato, ha bussato a un po’ di porte, ma in questi particolari mesi dell’anno, quelli dell’emergenza sanitaria, nessuno si è detto disponibile ad assumerlo. Antonio ha una moglie e un ragazzino di 7 anni. La moglie non lavora. Il bimbo deve iniziare a settembre la seconda elementare. Devono sostenere tutte le normali spese che una famiglia di questo tipo è chiamata ad affrontare. Spese normali, a dire il vero, cibo e in parte vestiario, oltre al necessario per l’attività scolastica del bimbo, ma insostenibili per chi non può contare su neppure un euro d’introito. Antonio ha cercato di fare qualche lavoretto saltuario. E c’era pure riuscito per un periodo, in agricoltura. Ma anche in quel comparto le cose non stanno andando per il verso giusto e le occasioni di lavoro si assottigliano sempre di più. Inoltre, Antonio non può contare neppure su genitori che lo sostengono o sul padre e la madre della moglie che potrebbero dare una mano d’aiuto. Sono tutti morti. Con grande dignità, vive il suo momento di difficoltà, ha cercato di rivolgersi agli enti caritatevoli cittadini per il cibo, qualche amico gli ha dato una mano economicamente. Ma è chiaro che una situazione del genere così non può andare avanti per molto. Stiamo verificando se c’è la possibilità di dargli una mano. E, anzi, lanciamo un appello a chi fosse eventualmente disponibile a fornirgli un lavoro. Questa è solo, in sintesi, la storia di una persona. Per quello che ci risulta sono numerose altre che si trovano in condizioni analoghe o anche peggiori. E’ la fotografia di un momento drammatico che rischia di esplodere subito dopo la stagione estiva. E’ il quadro della pesante precarietà in cui versano alcuni nostri concittadini. E non possiamo fare finta di non vedere”.

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