In crescita anche negli iblei il numero delle persone povere

L’Ust Cisl commenta i dati Istat (+2,5% le famiglie, + 3,2% i singoli) La segretaria generale Vera Carasi: “In un anno situazione molto peggiorata, servono politiche specifiche per fronteggiare questo complesso scenario”
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I dati diffusi nei giorni scorsi dall’Istat confermano che, anche in provincia di Ragusa, il numero delle persone povere risulta essere in crescita. In particolare, nel 2020 le famiglie povere risultano essere, nell’area iblea, circa 7mila, con un aumento percentuale, rispetto al 2019, del 2,5%. Le persone povere, invece, risultano essere 17mila, anche in questo caso con una variazione percentuale al rialzo, rispetto al 2019, che si aggira intorno al 3,2%. “La pandemia, purtroppo, anche sul territorio ibleo – dice la segretaria generale dell’Ust Cisl Ragusa Siracusa, Vera Carasi – ha accresciuto sensibilmente la povertà assoluta. Lo scenario descritto dai dati Istat pone all’attenzione di tutti come non più rinviabile la necessità di affrontare l’emergenza povertà nella sua complessità e diffusione e di farlo con particolare attenzione ai più colpiti: minori e stranieri. La situazione è drammatica e resa ancora più grave dai postumi dell’emergenza sanitaria. Una situazione che reclama l’adozione di politiche specifiche per sostenere le famiglie attraverso il lavoro, l’inclusione, nuovi servizi sociali”.
Dai dati, tra l’altro, si evince che l’incidenza di povertà assoluta è più elevata tra le famiglie con un maggior numero di componenti: è al 24% tra quelle con cinque o più componenti, al 12,5% tra quelle con quattro; si attesta, invece, attorno al 9,6% se si è tre in famiglia. La situazione si fa più critica se i figli conviventi, soprattutto se minori, sono più di uno e tra le famiglie monogenitore. L’incidenza di povertà è più bassa, invece, al 4,3%, nelle famiglie con almeno un anziano e scende al 3,2% tra le coppie in cui l’età della persona di riferimento della famiglia è superiore a 64 anni. In generale, emerge che la povertà familiare presenta un aumento decrescente all’aumentare dell’età della persona di riferimento. Generalmente, infatti, le famiglie di giovani hanno minori capacità di spesa poiché dispongono di redditi mediamente più bassi e hanno minori risparmi accumulati nel corso della vita o beni ereditati. Dopo il miglioramento del 2019, nell’anno della pandemia, la povertà assoluta, dunque, è aumentata raggiungendo il livello più elevato dal 2005, quello da quando sono disponibili le serie storiche Istat. “La nostra richiesta di potenziare i servizi sociali – aggiunge la segretaria Carasi – riguarda la necessità di assicurare un’adeguata presa in carico della popolazione e l’attivazione di percorsi di inclusione sociale che rispondano ai bisogni delle persone accompagnandole fuori dalla condizione di povertà, anche attraverso una più attenta analisi delle necessità dei nuclei familiari coinvolti. Tutto ciò si rende oggi più che mai opportuno per garantire una adeguata valutazione multidimensionale dei nuclei familiari in questione e per meglio individuare le priorità per contrastare la crescente povertà assoluta in tutte le sue componenti”.

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