L’allarme di ANC Ragusa: “Serve un piano per diluire le tasse”

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“Ciò che temevamo è successo. Il nuovo dpcm ha posto limiti e chiusure per alcuni settori economici aggravando di fatto criticità irrisolte in questi mesi. Avevamo chiesto, come Anc, nelle varie audizioni nazionali che il Governo si attivasse affinché le imprese potessero essere messe in sicurezza (erogando le casse integrazioni in tempo, ad esempio, e pagando il fondo perduto richiesto celermente). Non serve spostare in avanti le scadenze dei pagamenti fiscali perché se non si riesce a pagarle in occasione delle scadenze originali, verosimilmente le imprese non riusciranno a pagarle neppure a fine anno quando ci sarà l’ingorgo di tutti i pagamenti sospesi”.
A dirlo è il presidente dell’Associazione nazionale commercialisti Ragusa, Rosa Anna Paolino, che chiarisce come “la sensazione percepita è che il Governo non abbia una idea di insieme e progettuale sul come affrontare la crisi economica del Paese, ma va avanti a colpi di dpcm per tappare buchi e falle quando si presenta l’ennesima emergenza pandemica. Ci si sarebbe aspettato un piano – continua Paolino – dal ministro dell’Economia, un piano diluito non in mesi ma in anni per il recupero delle imposte permettendo così di fatto alle imprese di autofinanziarsi. Ci si aspetta, insomma, un aiuto concreto di immissione di liquidità per finanziare tutti i settori economici. Abbiamo ottenuto, invece, come sempre direi, tanta burocrazia e farraginosità per espletare le procedure finalizzate a fare ottenere poche centinaia di euro alle imprese”.
“I numeri sono drammatici – dice ancora Paolino – ma quello che ci preoccupa maggiormente è che siamo arrivati a una dead line decisiva per l’intero sistema Paese. La metà delle imprese intervistate dichiara che non riuscirà a sopravvivere per più di un anno. Il 22% del totale prevede che sarà costretta a dichiarare bancarotta entro sei mesi. Il doppio rispetto alla media europea. I segnali sono chiari e inequivocabili. E si ripercuotono in percentuale anche sulla nostra realtà locale. Le fatture inevase sono passate dal 29% di gennaio 2020 al 45% di maggio e, salvo una breve ripresa estiva, questa percentuale è destinata a salire ulteriormente; le insolvenze globali raggiungeranno una media del 26% con un dato più severo per l’Italia e in caso di nuovo lockdown, seppur modificato, il rischio default passa dall’8,4% al 21,4%”.
Paolino ricorda che “la crisi del settore delle Pmi, aggravata dalla pandemia, può costare molto caro in termini occupazionali. Un carico sociale ed economico assolutamente insostenibile. Per questo bisogna agire presto e farlo bene. Con incisività. Si rende necessaria l’estensione della platea prevista dal Dl Ristori a tutti i comparti dell’indotto, dell’intermediazione e del settore dei professionisti, che rischiano di rimanere esclusi da ogni forma di sussidio. I commercialisti e gli esperti contabili hanno il polso della situazione delle imprese molto più di ogni altra realtà professionale. Ecco perché siamo pronti, come sempre, a fare la nostra parte per salvare le piccole e medie imprese dal disastro”.

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