Credere nel nostro tempo/5… di Domenico Pisana

Rubrica di Teologia
Tempo di lettura: 2 minuti

1. La Bibbia, fondamento della fede cristiana

La fede dei cristiani ha come riferimento fondamentale la Bibbia. Anche i non credenti ritengono che sia il più grande capolavoro dell’umanità, e qualcuno in Italia, come ad esempio l’ex ministro alla Pubblica Istruzione Tullio De Mauro, ha pubblicamente dichiarato che dal punto di vista didattico la Bibbia è una bomba conoscitiva e che “non si capisce la nostra storia, né l’arte senza la Bibbia”. Ma perché è stata scritta la Bibbia?
Dio, certamente, non poteva affidare la trasmissione del suo progetto di salvezza solo agli uomini, perché questi, per quanto onesti, sono fallibili e non avrebbero potuto dare una testimonianza certa e integrale del suo disegno d’amore. Dio allora ha permesso la stesura di una documentazione certa: la Bibbia, la Sacra Scrittura, disponendo che per conoscere il suo progetto di salvezza alcuni uomini, da lui ispirati, mettessero per iscritto quello che era il suo volere.
La Bibbia (dal greco Biblia) è allora un insieme di 73 libri sacri, 46 nell’Antico Testamento e 27 nel Nuovo Testamento, nei quali per intervento straordinario e soprannaturale di Dio negli scrittori, contiene, trasmette e conserva quanto Dio ha voluto rivelare per la salvezza di tutti gli uomini.
Questa raccolta di libri ha avuto, lungo i secoli, nomi differenti come la Sacra Scrittura, la Bibbia, il Testamento, la Lettura santa, la Scrittura. In sintesi, dunque, la Bibbia è un momento conservativo e trasmissivo della Rivelazione di Dio e del suo progetto di salvezza.
Ma che significa che nella Bibbia è contenuto un progetto di salvezza? Che cos’è questa salvezza? E l’uomo ne ha oggi davvero bisogno?
In genere si usa il termine salvezza per indicare una situazione di pericolo da cui uno non riesce a tirarsi fuori con le proprie forze. Da punto di vista della Bibbia, la salvezza è il dono offerto da Dio all’uomo di partecipare della sua stessa vita divina; l’uomo, visto che nel disegno divino è chiamato a diventare figlio di Dio, non può però raggiungere questo livello con le sue sole forze, per cui ha bisogno di qualcuno che venga incontro a lui. Ecco allora il senso della salvezza divina; ecco perché Cristo è il salvatore dell’uomo. La salvezza, allora, non è il semplice fatto che Gesù libera l’uomo dal peccato, ma la possibilità, la capacità, il potere che Dio, in Gesù, dà agli uomini di essere partecipi della sua natura divina e di entrare in comunione con lui; naturalmente include anche il perdono dei peccati e la risposta e l’accoglienza da parte dell’uomo della salvezza donata da Gesù: a coloro che lo hanno accolto – dice il vangelo di Giovanni – ha dato il potere di diventare figlio di Dio(Cfr. Gv, cap. 1).

2. La Bibbia come storia della salvezza

Ma se la salvezza è un dono di Dio disceso dall’alto, perché si parla di essa in termini storici, perché, in altre parole, si parla di storia della salvezza?
Si parla di storia della salvezza perché il disegno di Dio, progettato sin dall’eternità, di salvare l’uomo e di ammetterlo alla comunione con lui si è rivelato a tappe, mediante avvenimenti e con parole che spiegano questi avvenimenti. La salvezza, dunque, ha una sua storia, la quale si trova tutta concentrata nella storia di un popolo, ma con una finalità universale. Esiste pertanto una “storia universale” della salvezza, che disegna il progetto di amore di Dio per tutti gli uomini e che si identifica con tutto l’arco della storia del genere umano: Dio, infatti, salva gli uomini nel loro contesto storico e vuole che tutti gli uomini siano salvi, cioè capaci di diventare figli di Dio e partecipi della sua natura divina. C’è poi una “storia particolare” di salvezza, che è un piccolo segmento di questo arco immenso della storia universale di salvezza, segmento che va dalle origini alla fine dell’umanità; un piccolo arco che va dalla vocazione dei patriarchi fino a Gesù e ai primi anni della chiesa nascente. Proprio in questo arco di storia particolare Dio ha rivelato, ha fatto conoscere il suo progetto, l’ha prefigurato, preparato e realizzato in Gesù.
Oggi la Chiesa dà a molti l’impressione di essere l’unica dispensatrice della salvezza e detentrice della verità per il fatto che dispone della Bibbia, annunciata come Parola di Dio. Ma – si domanda qualcuno – non potrebbe essere stata la Chiesa a tirar fuori la Bibbia per i suoi obiettivi? Del resto, non è stata la Chiesa a dire quali sono i libri della Bibbia da considerare autentici?
La Chiesa non è padrona della Bibbia, anche se essa la precede, è vero. Prima infatti è stato scelto da Dio un popolo, che egli ha liberato dalla schiavitù e al quale ha dato una terra; la Bibbia quindi è nata dal popolo e per il popolo. Lo stesso ragionamento è avvenuto per il Nuovo Testamento, che noi abbiamo ricevuto dalla Chiesa primitiva. La Bibbia, pertanto, Dio non l’ha affidata agli uomini, ma alla Chiesa, che la custodisce e della quale si nutre. In queste senso un ruolo importante ha il Magistero, il quale è servo della Parola contenuta nella Bibbia, è infallibile, non in tutto però, ma in quello che è l’insegnamento della fede e delle verità rivelate da Gesù e testimoniate dagli apostoli. In sintesi, allora, i libri della Bibbia sono sorti in seno al popolo di Dio e per il popolo di Dio; sono sorti nella chiesa e per la chiesa.
Per quanto concerne l’altro aspetto, e cioè la scelta dei libri inclusi nella Bibbia, è stata proprio la Chiesa a fissare la lista ufficiale dei libri della Bibbia, lista che la Chiesa ha ricevuto a sua volta dalla comunità apostolica, e dopo un discernimento nel 400 d.C. ha sciolto ogni dubbio distinguendo i libri protocanonici, cioè ritenuti autentici perché ispirati da Dio, da quelli deuterocanonici, cioè non divinamente ispirati. E’ stato poi il Concilio di Trento, a seguito della protesta di Lutero che negava l’appartenenza alla Bibbia di alcuni libri, a ufficializzare la lista dei libri della Bibbia che già mille anni prima era stata fissata dalla Chiesa.

3. La Bibbia, Parola di Dio ispirata

A questo punto, se l’autenticità della lista dei libri della Bibbia è stata determinata dalla Chiesa, chi ci assicura che la Bibbia è Parola di Dio?
La Bibbia è Parola di Dio perché è ispirata dallo Spirito Santo; noi la crediamo tale per fede. La fede, però, è fondata sulla Rivelazione storica di Dio, sul Gesù storico che ha insegnato, fatto prodigi e che è stato crocifisso ed è risorto. La Bibbia quindi è Parola di Dio alla luce di Cristo; si crede ad essa perché tutto ciò che ha rivelato ha trovato compimento in Gesù, il quale ha applicato a sé le profezie del Vecchio Testamento. E’ dunque la fede che ci fa riconoscere la Bibbia come Parola di Dio; non si tratta certo di una fede astratta ma storicamente fondata, per cui il credente quando si mette in ascolto della Bibbia, si mette in ascolto di Dio, a differenza dell’ateo, per il quale la Bibbia è solo un libro da consultare e studiare come un qualsiasi libro di letteratura.
Dicevo che la Bibbia è stata scritta per ispirazione dello Spirito Santo. Ma in che cosa consiste questa ispirazione?
L’ispirazione biblica, della quale si sono occupati parecchi padri della Chiesa e anche lo stesso San Tommaso D’Aquino, va interpretata sotto due aspetti: Dio- Autore e uomo-autore.
Dio anzitutto è l’autore principale della Bibbia; egli ha scelto ed assunto l’uomo con tutte le sue caratteristiche, con la sua natura, con la sua personalità e libertà, con la sua intelligenza e le sue capacità espressive, e per mezzo di lui e agendo in lui lo ha fatto parlare, lo ha fatto scrivere, facendogli scrivere tutto quello che Dio stesso voleva. L’ispirazione non è stata e non è allora una rivelazione, quasi uno scrivere sotto dettatura ciò che Dio suggerisce all’uomo, ma l’intervento di Dio che si fa presente in modo straordinario all’uomo autore, la cui intelligenza, grazie ad una luce particolare dello Spirito, è resa capace di concepire le idee e di formulare i contenuti che Dio vuole vengano espressi.
Nell’ispirazione, dunque, interagiscono contemporaneamente tre ordini di facoltà: la concezione dei contenuti, la volontà di esprimerli, l’atto concreto dell’espressione di questi contenuti.
In sintesi, Dio sceglie, assume degli uomini; l’uomo scelto è reso capace, come strumento nelle sue mani, di concepire e di esprimere quello che Dio vuole che lui esprima. Il risultato di tutto ciò, è il libro ispirato, che è tutta parola di uomo e, nello stesso tempo, tutta parola di Dio, perché è Dio che si esprime e che parla agli uomini per mezzo di uomini e alla maniera di uomini.

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