Lettera aperta di Anteas Ragusa all’Assessorato Servizi Sociali

Si rendono indispensabili progetti specifici per favorire un invecchiamento attivo
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Servono progetti specifici per favorire un invecchiamento attivo. E’ il senso della richista contenuta in una lettera aperta che il presidente di Anteas Ragusa, Rocco Schininà, ha rivolto all’assessorato comunale ai Servizi sociali. Quali le richieste? “Gli anziani, così definiti per età anagrafica (dai 65 anni in su) – afferma Schininà – sono il 25,1% della popolazione ragusana. Ora, con l’aumentare dell’aspettativa di vita, si distinguono due fasce d’età: gli anziani giovani (quelli fino ai 75 anni d’età) e gli anziani veri e propri. Il 48,7% delle famiglie composte da persone sole sono anziani di 65 anni e più, di cui il 17,0% delle persone ha un’età compresa fra i 65 e i 74 anni; il 20,7% delle persone fra i 75 e gli 84 anni; l’11,1% persone con più di 85 anni. Ecco perché diciamo che l’esperienza di solitudine, connotata da profonda sofferenza, non può lasciare indifferenti le istituzioni, i servizi sociali, come neanche l’associazionismo, i vicini di casa. Diversi però sono i fattori che concorrono, accanto alla solitudine, verso una riduzione del benessere e della qualità di vita delle persone anziane: la crisi economica e lavorativa che ha comportato in diversi casi la fuoriuscita dal mercato del lavoro prima dell’età pensionabile; la configurazione della famiglia come mononucleare (composta cioè da una sola persona); il perpetuarsi di un welfare familistico in cui “i nonni” sono ancora gli unici ad essere da un lato deputati alla cura dei nipoti, dall’altro detentori di un bacino economico a cui, per quanto riguarda i più giovani, è negato il raggiungimento. Ecco perché chiediamo che si agisca per individuare progetti volti alla socializzazione, incrementando un ruolo attivo dell’anziano nella società tutta (contesti intergenerazionali), incoraggiando protagonismi, non solo legati all’associazionismo, e aumentando le opportunità formative”.
Secondo Schininà, questi dati offrono una panoramica in grado di orientare le politiche del welfare. “Circa un anziano su due soffre di almeno una malattia cronica grave o è multicronico – spiega ancora il presidente di Anteas Ragusa – con quote tra gli ultraottantenni rispettivamente di 59,0% e 64,0%. Molti anziani con grave riduzione di autonomia vorrebbero ricevere più aiuti (si parla di ulteriori ausili, attività di cura e domestiche). A supporto di questa particolare fascia d’età, le strutture ed i servizi non mancano. Tutti i professionisti nell’ambito socio-sanitario, però, riconoscono la necessità di orientare le persone nel sistema dei servizi perché i loro diritti non siano lesi. Sono necessari progetti più innovativi, più all’avanguardia. Facciamo riferimento, ad esempio, a soluzioni come gli affidamenti degli anziani soli presso famiglie e adulti. Questo, come altri, è un modo per fare diventare la persona anziana membro di una comunità e la comunità stessa in grado di riconoscere, sostenere, accompagnare le persone in difficoltà”.

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