Credere nel nostro tempo… di Domenico Pisana

Rubrica di Teologia
Tempo di lettura: 2 minuti

1. L’uomo e le sue domande

Alcune domande fondamentali che l’uomo, non solo di oggi ma di ogni tempo, si pone con inquietudine riguardano il significato dell’esistenza: chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo, perché viviamo, che senso ha la vita. Se, da una parte, un grande psicanalista come Sigmund Freud afferma che “dal momento in cui ci si interroga sul senso e sul valore della vita si è malati, giacché i due problemi non esistono in senso oggettivo”, dall’altra un grande scienziato come Albert Einstein sostiene che “Colui che considera la sua vita destituita di qualsiasi significato non solo è infelice, ma è anche incapace di vivere”.
A di là di queste posizioni di pensiero, è necessario o meno che l’uomo si interroghi sul senso della sua esistenza?
Io credo che l’uomo ha sempre portato dentro di sé domande sul senso della vita, indipendentemente dal fatto di essere riuscito o meno a trovare una risposta. Ritengo poi, a differenza di qualche altro pensatore, che la nostra specie umana sia superiore a quella degli animali e, di conseguenza, in grado di riflettere e di porsi domande sul valore della vita. L’uomo, è vero, muore così come muore un passero, una formica, ma sicuramente non si accontenta di vivere, perché vuole sapere “perché e come” deve vivere, e di fronte al dramma della morte rimane sempre ad un bivio: cosa ci sarà dopo? Ecco, allora, perché credo di non poter condividere l’idea di quanti affermano: viviamo senza porci inutili domande!.

2. L’uomo “unidimensionale” della modernità

Alcuni sostengono poi l’idea che l’uomo sia ad una sola dimensione, quella materiale, negando, ad esempio, l’esistenza di una dimensione spirituale. Ma è pensabile e sostenibile un uomo ad una sola dimensione?
E’ stata, a mio avviso, la modernità a creare questa visione unidimensionale dell’uomo, cadendo in un grosso errore. Interessante è la parabola dell’uomo moderno raccontata da Kadidja Wedekind, che è illuminante proprio in merito a questa domanda.
Wedekind racconta di un uomo che si era perso in un deserto e che dopo aver vagato per giorni e notti si domanda: “Quanto tempo ci si metterà per morire di fame e di sete?” Quell’uomo, a causa della forte calura comincia a disidratarsi, quando ad un certo punto vede in lontananza un’oasi e pensa che si tratti di un miraggio. Più va avanti e quell’oasi non scompare, anzi la vede sempre più chiara, vede palme di datteri, erba, sente il rumore dei ruscelli, ma pensa che si tratti di una allucinazione visiva ed uditiva provocata dalla sete che ha annebbiato il suo cervello. Stremato dalle forze, crolla a terra pensando come fosse crudele la natura e subito dopo muore imprecando a gran voce contro la terribile malvagità della vita.
Trovandosi a passare sul posto due beduini, uno di questi domandò all’altro : “Tu riesci a capire una cosa del genere? I datteri gli crescono quasi in bocca…. Avrebbe avuto bisogno di allungare una mano. E pensare che si trova vicinissimo al ruscello, nel mezzo di questa bella oasi, morto di fame e di sete. Ma come è possibile ciò? Era un uomo moderno”, rispose l’altro beduino. “Non ci ha creduto”.
Ecco, l’uomo contemporaneo, abbagliato dalla modernità, guarda solo a ciò che è materiale, dimostrabile, scientificamente possibile, dimenticando che in lui c’è sete di cose spirituali, solo che non vuole ammetterlo; non vuole credere, come l’uomo moderno della parabola che si è rifiutato di ammettere l’esistenza dell’oasi, che in lui c’è anche una dimensione spirituale, che non necessariamente deve essere identificata con quella religiosa.
La dimensione dello spirito apre l’uomo alla trascendenza, a tutti quei beni immateriali che rientrano nell’ambito di ciò che è bello, vero, buono e giusto; e non per niente uomini religiosi, poeti, filosofi e scrittori, anche diversamente ispirati, hanno sempre messo in rilievo come l’uomo cerchi di trascendere se stesso quando non si accontenta di sussistere, continuando a porsi domande sul significato ultimo delle cose. Se l’uomo ha la capacità di trascendersi, questo significa che egli è un essere finito alla ricerca di ciò che è infinito. Qui si apre l’orizzonte della dimensione religiosa, per questo Pascal poteva affermare che “l’essenza ultima delle cose è accessibile solo al sentimento religioso e che il cuore ha delle ragioni che la ragione non conosce”; questo, chiaramente, non vuol dire che la ragione è in contrasto con il sentimento religioso o con la fede, tutt’altro, ma che il sentimento religioso e la fede possono aiutare l’uomo a capire e comprendere che l’inconoscibile e l’incomprensibile esistono.

3. Ma Dio esiste veramente?

Volendo ammettere che nell’uomo esiste una dimensione spirituale, chi ci assicura che Dio esiste? Non può essere Dio l’invenzione di una umanità debole, oppure, come diceva il filosofo Feuerbac, una pura proiezione dell’animo umano? Come possiamo ammettere l’esistenza di qualcosa che non si vede e non si tocca? E come possiamo dire che una cosa è vera ed esistente quando di essa non è possibile dare alcuna dimostrazione scientifica?
Questi interrogativi partono dall’idea che Dio sia uguale ad un teorema di matematica o ad una formula di chimica, dimostrabili alla lavagna o in un laboratorio.
E, poi, sono convinto che sia falso affermare che le cose vere ed esistenti siano solo quelle dimostrabili scientificamente. Esistono realtà valoriali come la libertà, l’amore, la speranza che, pur se non dimostrabili con metodo scientifico, esistono e se ne percepiscono i segni. Una persona innamorata per capire che l’amore esiste e per credervi non ha bisogno di avere una spiegazione scientifica, perché l’amore lo sente dentro, lo percepisce come una forza che condiziona la sua esistenza in modo meraviglioso, oppure distruttivo se non si sente amato da nessuno. Per credere che la libertà esiste non occorre andare in un laboratorio scientifico, è sufficiente rimanere rinchiusi in una stanza oppure percepire di non essere nelle condizioni di poter esprimere il proprio pensiero.
Ecco per dire che l’amore e la libertà esistono non c’è bisogno di vedere e toccare, perché appartengono all’ordine dei valori di cui l’uomo non riesce a fare a meno.
Dio, dunque, per essere creduto non ha bisogno di essere visto e toccato; egli esiste nella sua opera, nel libro della natura, nei suoi interventi diretti attraverso i miracoli o in quelli attraverso le persone che lui si sceglie, per cui il vero problema non è chiedersi “chi è Dio e se esiste”, ma “dove si mostra”, così da poterne percepire l’esistenza.

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