
Il 17 maggio del 1990 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha cancellato l’omosessualità dall’elenco delle malattie mentali. Come un virus che respiriamo sin dalla nascita l’omofobia, la bifobia e la trans fobia rappresentano una pandemia silenziosa. Ed in un periodo come questo in cui il Covid-19 ci ha costretti ad allontanarci gli uni dagli altri per paura del contagio, risuona più forte la necessità di saper conoscere la realtà omosessuale per “distanziarci socialmente” da alcuni pregiudizi.
Da quel 17 maggio sono stati fatti tanti passi avanti contro la discriminazione delle persone gay, lesbiche, bisessuali, transgender. Ma molto rimane ancora da fare. Perché sia chiaro, la malattia non è l’omosessualità ma l’omofobia.
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha dichiarato: «Le discriminazioni basate sull’orientamento sessuale costituiscono una violazione del principio di eguaglianza e ledono i diritti umani necessari a un pieno sviluppo della personalità umana che trovano, invece, specifica tutela nella nostra Costituzione e nell’ordinamento internazionale». Ricordando che «è compito dello Stato garantire la promozione dell’individuo non solo come singolo, ma anche nelle relazioni interpersonali e affettive. Perché ciò sia possibile, tutti devono essere messi nella condizione di esprimere la propria personalità e di avere garantite le basi per costruire il rispetto di sé».