HUMANITAS di Pierpaolo Galota. Nicolosi, vescovo di carità

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Il 10 gennaio 2020 è stato ricordato il sesto anniversario della morte di Mons. Salvatore Nicolosi, Vescovo di Noto dal 27 giugno 1970 al 19 giugno 1998. Uno dei vescovi più amati dalla diocesi netina, una straordinaria figura, fautore del secondo Sinodo diocesano, fortemente voluto per «riscoprire Gesù lungo le strade della vita», e di tante altre importanti opere di carità al servizio del bene comune e della comunità.
Mons. Salvatore Nicolosi fu Padre Conciliare, ebbe l’opportunità di partecipare al Concilio Vaticano II subito dopo essere stato nominato Vescovo di Lipari. Un vescovo di spessore e di grande levatura intellettuale, come pochi, realmente un padre, maestro ed amico di quanti incontrava nel suo cammino di pastore.
Mons. Nicolosi fu nominato vescovo da Giovanni XXIII il 21 marzo 1963, inizialmente destinato alla sede della diocesi di Lipari, fu l’ultimo vescovo di questa terra, prima che questa venisse unificata alla Chiesa di Messina. Un mese dopo la sua nomina ricevette l’ordinazione episcopale per le mani del Card. Carlo Confalonieri. Nel 1970 Paolo VI lo inviò alla sede di Noto, che guiderà per ben ventotto anni con pazienza, autorevolezza, affabilità e carità.
Nel suo ministero episcopale ha condotto con determinazione e lungimiranza l’attuazione del Concilio Vaticano II, perché credeva fermamente che la missione della Chiesa si può realizzare pienamente solo con il coinvolgimento di tutti, in particolare dei laici.
A Mons. Nicolosi si devono diverse iniziative pastorali importanti come il gemellaggio con la Diocesi di Butembo-Beni (Repubblica Democratica del Congo) in occasione del suo XXV di ordinazione episcopale nel 1988. La sua determinazione era grande e soprattutto nei confronti di chi era nel bisogno. Coinvolgendo tutti laici impegnati, preti e seminaristi ha dato vita alla Casa don Puglisi a Modica, perché secondo lui «la Chiesa non può tirarsi indietro se ci sono fratelli che hanno bisogno!».
Un pastore vicino alla comunità locale, per niente distante, ha compiuto innumerevoli segni che a favore dei più deboli, degli indifesi, di chi era nel bisogno. Opere concrete di carità che rendevano la fede veramente autentica, vissuta e vicina.
Diverse sono state le iniziative per ricordare il sesto anniversario della nascita al cielo di Mons. Nicolosi, giorno 9 gennaio una S. Messa presso la casa don Puglisi, presieduta da don Nunzio Di Stefano, ma anche il 10 gennaio in Cattedrale a Noto il Vescovo di Noto, Mons. Antonio Staglianò, ha celebrato la S. Messa in memoria del vescovo emerito.
Mons. Salvatore Nicolosi negli ultimi anni della sua vita invitava tutti a lasciarsi abbracciare della misericordia di Dio, e invitava ad abbandonare il cartesiano «Cogito ergo sum» (Penso dunque sono), che pur rendendo l’uomo sicuro di sé lo conduce inevitabilmente all’individualismo, per far proprio al «Cogitor ergo sum» (Sono pensato, dunque ci sono) che è il segno tangibile della carità premurosa, affettuosa e perseverante.
Fare della «carità il cuore pulsante della testimonianza» ebbe a dire a conclusione del secondo Sinodo Diocesano, un invito che ancora oggi ogni uomo e donna di buona volontà deve far proprio, per rendere le proprie opere segni tangibili di bene.

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