L’INTERVISTA…di Eleonora Sacco. Poesia come vita. Domenico Pisana si racconta

A poche ore dalla fine dell’anno, abbiamo incontrato Domenico Pisana, Presidente del Caffè Letterario Quasimodo, ma anche Direttore di RTM, per una conversazione sulla sua recente attività culturale, che lo ha visto impegnato in parecchi eventi anche internazionali.

D. Lei in questi mesi ha ricevuto diversi riconoscimenti letterari, ha vinto dei Premi, è stato ospite di Festival, ha pubblicato un testo di critica letteraria in cui si occupa di autori stranieri, e altro ancora. Che senso dà a tutto questo?

R. Non so dare una particolare spiegazione! Ho vissuto tutto come tappe di un impegno culturale che si è esteso oltre la mia città e il territorio. Una cosa è certa: molto è stato possibile grazie ai social, alla rete e a facebook, da me utilizzati esclusivamente per comunicare, condividere il mio pensiero nelle varie forme a me più consone, ossia sociale, letteraria, poetica, politica, religiosa.
Per me la rete è stata lo strumento che mi ha permesso di stabilire amicizie che da virtuali sono diventate reali e che mi hanno fatto entrare in vari mondi della cultura internazionale. In alcuni casi sono stato invitato come ospite, in altri per presentare libri miei o di altri autori, in altri ancora come finalista di concorsi letterari al quale ho partecipato.
In oltre un trentennio la cultura, la letteratura, la poesia e le mie pubblicazioni – ci tengo a precisarlo – non sono mai state per me strumenti di affermazione né obiettivi finalizzati a consensi, ma una “mission di vita”, un “servizio culturale” all’uomo, alla società nel suo micro e macrocosmo, atteso che in questi anni ho sempre più maturato la convinzione che – come diceva Igino Giordani – “la civiltà è un sistema d’idee: e le idee sono messe in circolazione specialmente dai libri”.
Anche se le mie pubblicazioni hanno oscillato dal genere letterario a quello storico-antropologico, da quello etico a quello teologico, la poesia rimane il genere da me più amato. Sì, perché la poesia la vivo come creazione, come un portare una cosa dal non essere all’essere direbbe Quasimodo, come “atto profetico” che invita l’uomo a leggere dal di dentro se stesso, i suoi rapporti con l’altro, con la società e con il mondo; la poesia la considero uno “spazio di domanda”, spazio aperto dove il lettore, come in un’agorà, può entrare e uscire, lasciarsi contaminare o rimanere indifferente. Non ho mai scritto poesie per piacere agli altri, né per gioco estetico, né per dispensare verità, ma per tendere verso il superamento della paura dell’inconscio, puntando ad armonizzare il cuore con la ragione, l’istinto con il discernimento e superando l’idea di una poesia che si limita ad interloquire, per diventare, invece, “poesia perlocutoria”, che si fa, cioè, linguaggio capace di influenzare percezioni, pensieri, comportamenti e, dunque, diventare canale di nuovo umanesimo, di trasformazione e cambiamento.

D. Il suo primo riconoscimento, se non erro, l’ha ricevuto in Bosnia!

R. Sì, la prima tappa è stata la Bosnia, ove sono risultato finalista del Festival Letterario Internazionale “La piuma di Živodrag Živković”, intitolato proprio a Živković”, docente e scrittore bosniaco nato nel 1937 e morto nel 2002, con una mia poesia dal titolo “A Quasimodo, a 50 anni dalla morte”. Il Festival, che si è tenuto il 26 e 27 settembre scorsi a Zenica, città industriale della Bosnia ed Erzegovina e capoluogo del cantone di Zenica-Doboj, è stato organizzato dall’Associazione Culturale “Armagedon”, con il patrocinio dell’Ambasciata italiana a Sarajevo e il quotidiano statale “Oslobodjenje”. E’ stato per me un piacere attivare rapporti culturali con il poeta Emir Sokolovic, vera anima del Festival, nonché allargare l’orizzonte delle mie relazioni con altre culture, che mi hanno così dato l’opportunità di portare la mia città nel mondo, ponendo le basi per interscambi culturali.

D. Fra le tappe del suo percorso di questi mesi ci sono state anche Siderno e Porto Venere.

R
. E’ proprio così! A Siderno, in Calabria, lo scorso 26 ottobre mi è stato assegnato, a seguito di deliberazione della Giuria che ha selezionato la mia poesia dal titolo “Dicembre”, un “Premio artistico” nell’ambito del Premio Internazionale di Poesia in lingua italiana “Città di Siderno”, mentre una “Menzione d’Onore” mi è stata assegnata lo scorso 3 novembre per la silloge poetica “Tra naufragio e speranza” che porta la prefazione di Graziella Corsinovi, docente di Letteratura Italiana nell’Università di Genova, nell’ambito della II Edizione del Premio internazionale “Lord Byron Porto Venere Golfo dei poeti”, organizzato dall’associazione culturale “Portus Veneris” con il patrocinio della Regione Liguria, la Provincia di La Spezia e il Comune di Porto Venere.
Sono stato lieto di ricevere questi riconoscimenti, perché mi hanno dato la possibilità di portare con me il nome di Modica, con la consapevolezza – e mi avvalgo di Montale – che scrivo ‘poesie, un prodotto assolutamente inutile, ma quasi mai nocivo’, e con la convinzione – direbbe Ennio Flaiano – che ‘i premi non vengono mai dati allo scrittore, ma ai suoi lettori’. Mi fa molto piacere infatti, in un tempo in cui si legge poca poesia, che la raccolta poetica premiata, “Tra naufragio e speranza”, pubblicata da Europa Edizioni, abbia fatto registrare la vendita di 177 copie”.

D. Un’altra sua tappa è stata Istanbul in Turchia. Come l’ha vissuta?

R. Direi al di sopra delle mie aspettative. Dal 7 al 9 novembre scorsi sono stato ospite del FeminIstanbul 2019 che si è svolto con i contributi di International Poetry Festival (WFP), dell’Unesco – Capital Writers Foundation (WCF), del World Poetry Movement (WPM) e di Kartal Municipality.
Il Festıval sı è snodato ın una serıe dı eventı e ha coınvolto parecchı mondı culturalı dı Istambul nonché poeti provenienti sıa da varie parti della Turchia, sıa da diverse nazioni:Cipro, Tunisia, Palestina , Giordania, Germania, Siria, India, Iran, Russia, Romania. Io ho avuto l’onore di essere presente per l’Italia.

D. Come valuta l’esperienza vissuta a Istanbul!

R. Molto positiva. Il programma si è snodato in una serie di eventi in College, nell’ Università e in Centri culturali di Istanbul. Sono stati momenti apprezzabıli sıa per la rılevanza deı temı trattati, sıa per la possıbılıtà dı unıre le varıe lıngue ın un unıco orızzonte dı testımonıanza e dı cammıno verso la pace e la speranza, guardando cıò che unısce e non cıò che dıstıngue, con un messaggio finalizzato al ruolo della poesia nella ricostruzione di un umanesimo libero da pregıudızı, paure e violenze.
Il tema del Festival, “La poesia batte la violenza”, ci ha unito in un’unica voce indirizzata idealmente ai potenti della terra.

D. Il programma prevedeva anche la presentazione del suo ultimo libro!

R. Si! Durante il Festival è stato lanciato il mıo libro, fresco di stampa, “Pagine critiche di Poesia contemporanea. Linguaggi e valori comuni fra diversità culturali”, ove mı occupo di poeti stranieri tradotti in Italia e poeti italiani tradotti all’estero, e precisamente Mohammed Ayyoub – Raed Anis Al Jishi – Giuseppe Aletti – Biljana Biljanovska – Stefan Damian – Floriana Ferro – Óscar Limache – Arjan Kallco – Hilal Karahan – Kiara Quaquero – Sofia Skleida – Elisabetta Bagli – Agron Shele – Claudia Piccinno, tutti autori che con la loro poesia tendono verso la ricostruzione di un nuovo umanesimo in grado di mettere al centro i valori dell’amore, della bellezza, della libertà, della pace e della giustizia, della solidarietà e dell’uguaglianza, dell’integrazione e della tolleranza.
A Istanbul, con l’ausilio dell’interprete Alessandra Campisi e della Direttrice del Festival, Hilal Karahan, ho avuto l’opportunità dı discutere di poesia nel nostro tempo, di ascoltare i poeti che sono intervenuti nelle varie giornate, nonché di rafforzare in me l’idea della funzione sociale della poesia, anche nei riguardi della violenza nelle sue varie forme espressive; se penso, del resto, che grandi poeti del ‘900 come Quasimodo, Rebora e Garcia Lorca hanno caratterizzato il loro percorso poetico come tempo della ricostruzione di un umanesimo ferito dai conflitti bellici con il ricorso ad una funzione “ri-costruttrice” della poesia, mi convinco ancora di più che la poesia possa, con la sua funzione sociale, dare un idoneo contributo ad una “renaissance” umana e spirituale capace di fare incontrare “interiorità e realtà”.

D. Tra novembre e dicembre di quest’anno diciamo che c’è stato il momento clou del suo impegno culturale con due primi premi di saggistica: il primo ad Aulla, in provincia di Massa e Carrara, il secondo a Matera, Capitale Europea della Cultura 2019. Ce ne vuole parlare?

R. Certo! In questi mesi di fine 2019 mi sono dedicato un po’ alla saggistica letteraria, partecipando al Premio Internazionale di Arte Letteraria “Il Canto di Dafne”, presieduto da Marina Pratici, poetessa, critico letterario e ambasciatrice per la Cultura Italiana.
Ho inviato un saggio inedito dal titolo “Quasimodo, Rebora e Garcia Lorca: Poetas que tienen el fuego entre sus manos: percorsi di umanesimo, spiritualità e poesia sociale”, al quale è stato assegnato, lo scorso 24 novembre nell’aula consiliare di Aulla, il I° Premio consistente in un contratto editoriale per la pubblicazione gratuita di una raccolta di poesie o di una raccolta di racconti o di un romanzo a cura delle Edizioni HELICON di Arezzo, nonché diploma artistico personalizzato e targa. A chiudere poi il 2019 sono stati il “Premio ArtIncontro” ricevuto al Teatro Ideal di Ragusa, il 18 dicembre, nel quadro della X rassegna dell’associazione culturale Officina 90, guidata da Lorenzo Migliore, e la bella esperienza di Matera, proprio nell’anno in cui è stata designata Capitale europea della cultura. Qui mi è stato consegnato, lo scorso 21 dicembre presso la Sala degli Stemmi dell’Arcivescovado, il I° Premio Internazionale “Dal Tirreno allo Jonio” per il mio saggio letterario inedito dal titolo “Eugenio Montale: il ‘povero nestoriano smarrito’ alla ricerca della fede”, che l’organizzazione del Premio ha già antologizzato in un libro, insieme alle poesie finaliste. Oltre alla pergamena e ad un’opera d’arte dell’artista Immacolata Zabatti, espositrice alla Biennale di Venezia, ho ricevuto un premio in denaro come previsto dal bando. E’ stata, quella di Matera, una bella esperienza di umanità e di cultura che mi ha fatto incontrare autori e poeti e che mi ha permesso di apprezzare i parchi letterari dedicati a Isabella Morra, di cui si è occupata Dacia Martini, madrina dell’evento. Sono convinto, del resto, che un Premio vale non tanto per quel che si vince, ma per quella carica d’umanità che può trasmetterti, per quel senso di coesione sociale che la poesia riesce misteriosamente a determinare, per quell’entusiasmo che riesce a infondere nella direzione di creazione di legami con persone che incontri per la prima volta.

D. In sintesi, cosa si porta da tutto questo bagaglio di esperienze?

R. Anzitutto la carica umana e spirituale sia degli organizzatori e delle Giurie dei Premi, sia degli artefici dei vari eventi ai quali ho partecipato, e che, da queste pagine, intendo ringraziare per aver creduto nelle mie opere poetiche e di saggistica letteraria; poi la certezza che la cultura è bellezza, vita, dialogo, incontro, ponte che unisce le identità e le diversità; ed ancora la consapevolezza che la poesia è vita nelle sue varie forme, anche le più misteriose e segrete, e che la poesia è necessaria perché non è altro che l’assunzione della vita nel suo essere e nel suo divenire, nel progredire e anche regredire, nel suo gioire e nel suo soffrire, nel suo migliorarsi e umanizzarsi, nella sua bellezza e nella sua bruttezza, nella immanenza e nella sua trascendenza, nella sua spiritualità e nella sua conoscenza, nella sua apertura e nella sua chiusura. Certo, i premi passano, i riconoscimenti gratificano, i risultati soddisfano, ma ciò che rimane è la poesia, in quanto “veritare nel mistero”: la poesia la sento come una missione, perché ritengo possa essere di aiuto a salvare se stessi, gli altri, il mondo e – come direbbe il Parini – può rendere felice l’uomo. Con Kahlil Gibran mi sento di concludere dicendo che “La poesia è il salvagente / cui mi aggrappo / quando tutto sembra svanire./ Quando il mio cuore gronda / per lo strazio delle parole che feriscono, / dei silenzi che trascinano / verso il precipizio…”.

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