Impianto di biometano a Modica. Il Pd disponibile all’elaborazione di un Regolamento di Decoro Urbano

Si sta cercando di bypassare la ferma contrarietà manifestata  dai cittadini e da buona parte delle forze politiche  al consiglio dello scorso 27 novembre relativamente all’istallazione dell’impianto di biometano in Contrada Bellamagna. Questo quanto sostiene il Partito Democratico che torna sulla spigolosa vicenda che nelle ultime settimane ha acceso gli animi sia a Modica che a Pozzallo e che l’altro giorno ha registrato l’intervento della società che dovrà realizzare l’impianto.
“Da un lato – dice Ezio Castrusini, segretario cittadino del Pd –  la ditta privata vuole fare una campagna di informazione sugli impianti di biometano spostando il problema dalla compatibilità del luogo di istallazione con le dimensioni dell’opera alla discussione sull’utilità ambientale del biometano in generale. In effetti, nulla osta a che si provi a convincere le popolazioni limitrofe alla contrada Bellamagna che un impianto di circa otto ettari, odorifero, collocato a circa 700 metri dal centro abitato e con traffico di approvvigionamento di biomasse pari a 64 autocarri al giorno sia cosa buona e giusta. Poi c’è un altro filone ossia l’interpretazione del vecchio copione intitolato “Noi vorremmo opporci ma non possiamo e la colpa è di chi c’era prima”. Nel caso specifico la trama si svolge attorno alla zona bianca, cioè assenza di vincoli, all’interno del piano paesaggistico che permette alla ditta privata di avere le autorizzazioni senza che la pubblica amministrazione e la stessa “politica “ vi si possa opporre. Protagonisti il sindaco di Modica, il portavoce locale dei 5 Stelle e la stessa ditta privata. Quest’ultima ha candidamente ammesso in consiglio comunale che la scelta di   Bellamagna è stata determinata dall’essere zona agricola e priva di vincoli. Ringrazino il fato gli abitanti delle Contrade Bussello, Catanzarello, Scardacucco o delle altre: in presenza di una visione strategica del territorio improntata al “ ‘ndo coglio, coglio” possono ben dire che gli è andata di lusso. Ovviamente i protagonisti di questa pseudo opera da tre soldi (tre soldi per modo di dire) insistono nel sostenere che la colpa della zona bianca non è loro ma di chi nel 2010 ha redatto il piano paesaggistico trascurando proprio Bellamagna. Chiuso il copione e ritornati alla realtà, sommessamente facciamo rilevare che il piano fu adottato nel 2010 ma approvato nel 2016 e riapprovato, a seguito di un annullamento da parte del Tar, nel 2018. In questo lasso di tempo l’amministrazione Abbate c’era e nella pienezza dei suoi poteri: cosa ha fatto per tutelare il territorio di propria competenza? Quali le sue osservazioni al piano adottato per far sì che venisse approvato secondo i suoi desiderata? E, soprattutto, oggi, cosa intende fare? Accettare la presunta ineluttabilità del fato o muoversi per la tutela del territorio e dei propri cittadini? E’ vero – conclude Castrusini –  che la tutela paesaggistica non è di competenza dei comuni ma è altrettanto vero che ad essi compete la pianificazione urbanistica del territorio. Noi del Pd siamo disponibili sin da subito alla elaborazione di un Regolamento di Decoro Urbano, di cui il Comune è privo, che opportunamente allargato alle campagne, data la loro densità abitativa e peculiarità che tutti ci invidiano, permetta di fissare le linee guida per un loro sviluppo armonico facendo sì che i legittimi interessi dei privati siano contemperati dagli interessi diffusi della tutela del paesaggio. Facciamo sì che la politica si assuma le sue responsabilità per il futuro anziché giustificare il proprio lassismo guardando al passato”.

 

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