Lettera al direttore dell’Asp 7 di Ragusa. Riceviamo e pubblichiamo

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Preg.mo direttore,
Le scriviamo non per aprire con Lei e con l’Azienda che rappresenta uno scontro sulle problematiche che interessano la sanità in Provincia, ma per intavolare un confronto, possibilmente incastonato in un condiviso contesto dialogico. Per cercare di porre nell’ottica giusta e quindi tentare di risolvere le tante “criticità” o per meglio dire le tante “zone di crisi” della sanità pubblica, che purtroppo emergono e che incidono fortemente sul vissuto dei cittadini di questa parte del territorio (Modica, Scicli, Ispica e Pozzalo). A ciò ci indirizza la profonda motivazione della necessità avviare con Lei un dialogo produttivo, consapevoli che si possa fornire un servizio sanitario migliore e più adeguato ai tantissimi nostri concittadini mettendo insieme, tutti, le risorse di ciascun attore al servizio di una concezione della Sanità connotata da modalità programmatiche e di qualità per essere sempre più vicina a chi di essa abbisogna.
Ci sembra doveroso precisare preliminarmente che siamo per una visione dei rapporti tra le parti in cui il ruolo di ciascuno venga interpretato nella massima correttezza reciproca e sulla base di un profondo senso del bene comune. Come organizzazione sindacale siamo sempre più convinti che dare il proprio contributo per costruire una sanità pubblica adeguata e di elevata qualità significhi intrecciare inevitabilmente tasselli sociali e culturali per la creazione del bene comune.
Ci capita quotidianamente di rinvenire che la valutazione che gli utenti hanno dell’attuale assetto sanitario nel distretto che ci riguarda, appunto Modica, Ispica, Scicli e Pozzallo, non collima con giudizi positivi. Anzi! In questi anni, in molti casi, abbiamo assistito, sia noi come sindacato che gli utenti come cittadini, all’incontestabile fatto che il nostro distretto è andato incontro a una deflessione della qualità dei servizi sanitari. E precisiamo che quanto andiamo asserendo muove dalla consapevolezza di un soggetto sociale che non vuole speculare per ciò che è obiettivamente avvenuto, ma per trovare connessioni atte ad invertire la tendenza.
Se pensassimo di passare all’analisi dettagliata dei servizi resi secondo una gestione totalmente pubblica, non potremmo non dire che siamo di fronte ad un vero e proprio restringimento delle possibilità di accesso ai servizi realmente resi dal pubblico, non solo per la qualità in sé dei servizi, ma anche per le modalità di accesso cui viene sottoposto l’utenza per accedervi.
Non è nostra pretesa in questa sede procedere ad una disamina delle criticità emergenti, non fosse altro perché avremo modo di affrontarle, se lo si riterrò opportuno e se ne è il caso, con altrettanti momenti di confronto e di apertura. Ci sentiamo obbligati in questa sede a limitarci ad evidenziare la sorte cui vanno incontro tanti potenziali utenti quando questi hanno necessità di prenotare una qualsivoglia visita specialistica. Tanti utenti, il più delle volte con esenzione totale, appena si interfacciano con i servizi dell’Asp si trovano in grande prostrazione, perché spesso, anzi molto spesso, il ricorso al CUP per la prenotazione specialistica significa concretamente spostare in avanti di mese in mese la possibilità di poter fruire della necessità sanitaria occorrente. Ciò accade in quasi tutti i settori specialistici, dove almeno 6 volte su 10 l’utenza, per la esigenza di fare subito o in tempi brevi l’esame o la visita specialistica, o spontaneamente si rivolge all’intramoenia o, per la gran parte delle volte, viene indirizzato ad essa. L’impostazione data dal Cup di fornire tempestivamente la prenotazione della prestazione sanitaria agli utenti di prima visita, determina ritardi non tollerabili per chi ha necessità di sottoporsi a controlli specialistici come seconda visita. Qui i tempi si allungano notevolmentee non sono per il cittadino tollerabili.
Ecco, questo è una distorsione che va corretta, e occorre che siano messi in campo tutti gli strumenti per arginare un fenomeno attraverso il quale la sanità da pubblica assume i contorni di servizio quasi privato pur svolgendosi entro strutture pubbliche.
Certo, siamo a conoscenza degli sforzi fatti in questi anni per efficientare il servizio CUP al fine di renderlo più confacente alle domande di sanità provenienti dal territorio.
Purtroppo ancora non ci sembra si sia raggiunto un quadro di definizione e di gestione di questo strumento che possa farci considerare che si è sulla buona strada. Ancora oggi, in questo preciso momento, si verificano casi i cui effetti sono nient’altro che la sottrazione del diritto dei cittadini alla sanità pubblica.
Siamo come Organizzazione sindacale a conoscenza dell’impegno massimo da Lei profuso per accrescere la qualità del servizio sanitario a Ragusa, in questo nostro territorio e proprio per questo ci siamo prodigati a scriverLe e a chiederLe di poter fissare una prima tappa del confronto, per affrontare via via le necessità che saranno evidenziate.
Si resta in attesa.
Cordiali saluti.
I Segretari di Camera del Lavoro di Modica e Scicli, Cgil Fp Sanità, Spi Distretto di Modica, Salvatore Terranova, Graziana Stracquadanio, Nunzio Fernandez, Piero Pisana

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