HUMANITAS…di Pierpaolo Galota 6 maggio 1968…ricordando Nino Baglieri. di Pierpaolo Galota

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È un mattina come tutte le altre, anzi è un lunedì di maggio, uno splendido giorno di primavera con un tiepido sole che riscalda la giornata. Un giovane di diciassette anni, nel fiore della sua giovinezza, dopo una bella domenica trascorsa al mare, si dirige a compiere il proprio dovere di lavoratore, felice e pronto per rincominciare una nuova settimana.

Lavora come muratore a pochi passi da casa sua. È un giovane contento  del suo lavoro. Sta facendo la facciata di un palazzo in costruzione, si trova su un’impalcatura al quarto piano: 17 metri da terra. Sono circa le 11 il sole è forte, ma ci si avvia verso la pausa pranzo. Sembra tutto normale, ma ad un certo punto un rumore.

«Mi chiamo Nino Baglieri. Sono nato a Modica il primo maggio del 1951. Appartengono ad una modesta famiglia composta da sei persone. […] La mia vita è stata interrotta all’età di diciassette anni da un gravissimo infortunio sul lavoro. Ed è opere del Signore se adesso sono qui a scrivere queste cose» (N. Baglieri, Dalla sofferenza alla gioia, Setim, Modica 1992, 17).

Il racconto di questi momenti, scritti con la propria bocca molti anni dopo, descrivono la situazione nel dettaglio, sembra di veder scorrere quei momenti come in un film.

«Mi venne di guardare l’orologio. Mancavano pochi minuti alle undici. Ad un tratto sento un rumore sotto i miei piedi, come se qualcosa si fosse spezzato, e un instante dopo sento il vuoto sotto di me. Io precipitavo» (Ibid., 18)

Un giorno che Nino non dimenticherà mai! Scriverà nel suo primo libro: «Da quel momento è incominciata la mia nuova vita di sofferenze. […] Mia madre era vicino a me e piangeva. Come potrò mai scordare quel giorno? Era il sei maggio del 1968». (Ibid., 18).

Cinquantuno anni fa’, Nino iniziava una vita nuova, che nelle prime fasi non riuscì a comprendere pienamente, trascorre ben 10 anni di inferno per poi rinascere a vita nuova.

Il titolo del suo primo libro sintetizza in pieno il percorso compiuto dal servo di Dio, “dalla sofferenza alla gioia”. Nino non ha mai compiuto questo percorso da solo, ma ha avuto tante persone al suo fianco, che ancora oggi raccontano con piacere il loro essere stati vicini ed essere stati strumenti di Dio per la crescita spirituale di Nino.

Tra questi angeli custodi ce n’è uno preziosissimo, che ogni essere umano ha al suo fianco fin dal primo vagito: la mamma. Colei che ti porta in grembo per 9 mesi, tra immense fatiche ma che gioisce e si emoziona a stingere il suo figlioletto appena nato.Le mamme sono un dono prezioso per ogni figlio, rimane il porto sicuro in cui potersi ristorare e ripartire di nuovo nei momenti difficili.

I genitori ci sono sempre nelle difficoltà, ma in particolare le mamme nelle situazioni limiti hanno una prontezza maggiore, ma questo non per sminuire la figura paterna, che ha tante altre belle qualità.

Nino infatti deve molto alla propria mamma Peppina, la quale ha fatto sua la croce del figlio, fino all’ultimo respiro così come voleva don Bosco,  il quale soleva dire che in Paradiso non si va in carrozza, ma certamente lo si può raggiungere con splendide persone al proprio fianco.

Se Nino è arrivato a testimoniare la gioia del vangelo, non è solo per la sua fede semplice ma anche per quella della mamma, che ha costantemente pregato per la conversione del figlio,  non fermandosi un attimo accudendo con amore e pazienza suo figlio.

Nei primi giorni dopo l’incidente la situazione era molto critica, e Nino ne ricorda alcuni momenti con queste parole:

«Quando fu l’ora della visita medica, mia madre parlò con il primario, il prof. Carnera, e gli chiese delle mie condizioni. Il professore le disse che entro cinque giorni sarei morto, e se fossi rimasto in vita sarei rimasto paralizzato per sempre. Le disse pure che sarebbe stato meglio se fossi morto. Mia madre in lacrime rispose: “No. No. Anche se mio figlio resta così, accetto questa croce, basta che sia vicino a me e rimanga in vita”». (Ibid., 20-21)

Dio si serve di tutti e di tutto, specialmente per alleviare le sofferenze dei suoi figli, e pone lungo il cammino tante mediazioni significative, che alle volte ci vuole tempo per comprenderle realmente.

Si avvicina la festa della mamma, un evento molto importante, festeggiato in ogni parte del mondo, da nazione a nazione cambia il periodo, ma la sostanza è sempre quella.

In occasione di questo evento, è bello pubblicare una poesia di Nino dedicata alla mamma, che è possibile dedicare a tutte le mamme, che giorno dopo giorno si sacrificano per i propri figli. Si tratta di versi semplici. Questi esprimono il legame inseparabile e insostituibile che intercorre tra una madre e un figlio, anche se non bisogna dimenticare che il legame varia da soggetto a soggetto.

Si tratta della prima poesia di Nino a sua mamma, è stata posta ad apertura della raccolta dei suoi versi, ed esprime in modo puro e massimo l’amore del figlio nei confronti della madre che per lui ama, spera e crede.

 

ALLA MIA MAMMA

Tu, mamma mia,

sei la donna più bella che ci sia.

Lo devo a te, al tuo grande amore

se adesso sono qui

a scrivere queste parole.

Quante volte ho visto i tuoi occhi

pieni di pianto…

Quante notti hai passato

al mio capezzale,

soffrendo in silenzio

e facendomi coraggio

per farmi superare

i momenti più difficili della mia vita.

Come vorrei

asciugare con queste mie mani

le tue lacrime,

accarezzare il tuo viso,

accarezzare i tuoi capelli…

Come vorrei stingerti al mio cuore,

prenderti per mano e camminare

insieme a te.

Questo non potrò

mai più.

Ma il mio cuore,

mamma,

sarà sempre con te.

(Ibid., 52-53)

 

Tutto si supera, le difficoltà hanno un luogo in cui vengono colmate, nonostante quelle fisiche sembrano insormontabili: il cuore. Il cuore è un luogo unico e raro per ogni creatura.

Questa poesia insegna a non rimandare mai al domani il bene che si può realizzare nell’immediato. La festa della mamma non è solo esteriorità o acquisti futili, che servono a concretizzare in modo materiale il proprio affetto nei confronti della genitrice. È invece qualcosa di molto più spirituale, che tocca il cuore.

Il cuore è un luogo prezioso che va amato e difeso, perché li si racchiude tutto la chiave di volta, Nino ci insegna che da soli non si può fare niente, ma c’è bisogno di servirsi delle mediazioni che Dio pone accanto, perché solo l’Amore ci porterà dalla sofferenza alla gioia.

 

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