La festa di S.Giorgio a Modica sulle note della Banda “Belluardo-Risadelli”…di Giorgia Frasca Caccia

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Un trionfo in musica targato Banda Musicale Città di Modica “Belluardo-Risadelli”. Questo è stata la festa di San Giorgio che domenica ha allietato la città e la cittadinanza ma anche quei turisti che complice il bel tempo hanno partecipato in massa all’evento. Una ricorrenza quella della festa del patrono di Modica che migliora di anno in anno in un crescendo di plausi e di consensi in cui folklore e religiosità si fondono perfettamente dando vita all’evento “popolare” cittadino per eccellenza. E ogni festa di popolo che si rispetti deve avere una banda che ne allieti le vie e le strade cittadine. Meglio se due. E due erano appunto le bande che hanno funto da colonna sonora alla festa accompagnando trionfalmente fin dal pomeriggio il simulacro del santo cavaliere: la Banda Musicale Città di Modica “Belluardo-Risadelli” diretta dal M° Corrado Civello e il Corpo Bandistico “Ottavio Penna” Città di Scicli diretto dal M° Carmelo Magro. La Banda “Belluardo-Risadelli” opera in città dal 2015 e ha all’attivo la partecipazione a numerosi concorsi di carattere nazionale ed internazionale oltre ad una proficua e presente attività bandistica nel territorio. Sua è la Scuola Musicale “Peppino Galfo” diretta dal M° Corrado Civello totalmente gratuita il cui intento è quello di avvicinare e formare alla musica da banda giovani e non, consapevole che questa sia e debba rimanere un patrimonio da custodire perché espressione profonda di una identità cittadina, civile e sociale. Già dal mattino la nostra ha omaggiato il santo patrono con esecuzioni musicali in varie parti della città: in Piazza Santa Teresa e al Monumento dei Caduti. Nel pomeriggio e fino al rientro del simulacro nella Chiesa Madre di San Giorgio è stata affiancata dal Corpo Bandistico Città di Scicli che per la prima volta a Modica ha eseguito – tra gli altri – l’amatissimo Inno al Gioia, la marcia dedicata al Cristo Risorto. Le due bande hanno marciato spesso in formazione unica contando in totale ben 120 elementi alternando l’esecuzione di brani o eseguendoli insieme. Il “pezzo forte” sono stati ovviamente l’Inno di San Giorgio del M. Giovanni Ciaceri e la Novena di San Giorgio, antico canto popolare di tradizione orale trascritto in musica da Raffaele Buscema, oltre a tutte le marce allegre che si convengono in occasioni di giubilo e di festa come questa. Le chiese della città illuminate e aperte a festa hanno salutato con radioso scampanio il passaggio del santo cavaliere e la folla ridondante dietro di esso. Santo trasversale San Giorgio piace a tutti: giovane e bello, martire e cavaliere, indomito e fiero che sul suo cavallo bianco sconfigge il drago simbolo del paganesimo e di qualsiasi altro male; insomma il massimo che si può chiedere al mito. Topos ricorrente nella nostra cultura cristiana, cattolica e laica, il soldato di Cristo accontenta tutti; così chi non crede al paladino della Cristianità vincitore del Bene sul Male, crede al cavaliere sul bianco destriero reduce da chissà quali intrepide battaglie solleticando romanticamente e virilmente la propria fantasia su “donne, cavallier, arme ed amori” di ariostesca memoria. Insomma qualunque sia il motivo, San Giorgio si ama comunque e incondizionatamente.

2 Commenti

  1. ” Le chiese della città illuminate e aperte a festa hanno salutato con radioso scampanio il passaggio del santo cavaliere ” Evidentemente, il santo cattolico, sottolineo secondo i cattolici, apparterrebbe a quelli che: “…. stavano in piedi davanti al trono e davanti all’Agnello, avvolti in vesti candide, e tenevano rami di palma nelle loro mani. E gridavano a gran voce: «La salvezza appartiene al nostro Dio, seduto sul trono, e all’Agnello». Ciò dato, non si comprende perché mai detto santo cattolico, avrebbe dovuto passare per la città sotto forma di una bella statua , di legno o cartapesta, alla quale a quanto sembra è fatta una festa umana. Dove non esiste distinzione tra simbolo e simboleggiato e le due cose si mescolano fino a confondersi, in questo caso si può ben parlare di idolatria pura, simile a quella sentita per il vitello d’oro, fabbricato dagli israeliti nel deserto.

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