
La certezza del diritto e della pena esiste ancora per le donne? Di quale tutela può beneficiare una donna maltrattata, violentata, uccisa, vittima della brutalità maschile dilagante?
Interrogativi a cui non si sa dare risposte, specie alla luce della scioccante sentenza della Corte d’Appello di Bologna che ha dimezzato la pena, da 30 a 16 anni, per giustificata “tempesta emotiva”, a Michele Castaldo colpevole di aver strangolato, a mani nude, nel 2016 Olga Mattei con cui aveva una relazione soltanto da un mese. Dall’ergastolo a 16 anni… Cosa farà adesso la Cassazione? Ridurrà ulteriormente la pena valutando un femminicidio alla stregua di una ruberia da supermercato? E poi? Poi ci sarà la buona condotta, con un ulteriore riduzione di pena… Michele Castaldo se la caverà con poco, come tanti altri uomini che hanno ammazzato le loro donne! La caratteristica principale di questi eccidi è la loro alta presenza in ambito familiare o all’interno di relazioni sentimentali, ponendo in risalto il ruolo dell’autore che in genere è marito, compagno, ex o familiare.
“Quello di quest’anno sarà un 8 marzo molto amaro, un 8 marzo ancora macchiato dal sangue di Donne vittime innocenti!”: così intervengono Gianna Dimartino, Segretaria UTL-UGL Ragusa e Coordinatrice dell’ufficio provinciale Pari Opportunità, e Tiziana Scuto, Presidente dell’Associazione socio-culturale “Agorà” di Ispica, in rete di collaborazione con Ugl.
“Siamo pronte a scendere in campo – afferma Gianna Dimartino – per contestare questa sentenza grave e scandalosa, che apre le porte alla recessione del Diritto, visto che ci fa tornare indietro di 60 anni, riportandoci al delitto d’onore. Anche se le sentenze si rispettano, le motivazioni possono e devono essere contestate se, come in questo specifico caso, costituiscono una attenuante al Femminicidio. I dati riportati dalle statistiche sono sempre allarmanti: in Italia c’è 1 donna uccisa ogni 72 ore! è indispensabile sensibilizzare l’opinione pubblica e le nuove generazioni, e bisogna far capire quanto sia importante rompere il silenzio e denunciare, e nel contempo accompagnare e aiutare le donne maltrattate a denunciare. Ma la Legge deve essere migliorata e applicata nella sua interezza, mentre le procedure giudiziarie devono essere snellite e velocizzate, per evitare che la Donna dopo la denuncia rimanga “sola e indifesa” e spesso con figli minori a carico, come spesso accade. Il nostro sindacato UGL ribadisce l’impegno costante nel contrastare le violenze e le discriminazioni che subiscono le donne , anche nei posti di lavoro, dove spesso regnano precarietà, bassi salari, perdita di posti di lavoro, mancata chance di carriera professionale, divario retributivo di genere ,mobbing, discriminazione, licenziamenti senza giusta causa”.
“La legge è legge – aggiunge Tiziana Scuto – Quella italiana, per l’omicidio, prevede l’ergastolo… poi ci sono i giudici che giudicano, e che hanno sempre ragione… Ma non ci possono impedire di esprimere la nostra opinione di fronte ad una sentenza discriminatoria che ci riporta ai tempi del delitto d’onore, e che veramente fa scandalo. Non è il primo caso d’altronde… sono centinaia ogni anno le donne strozzate, accoltellate, buttate dai balconi, vittime dell’irruenza maschile a cui i nostri tribunali non riconoscono ‘Giustizia’!11 anni di carcere per Dario Rizzotto, che butta dal balcone del terzo piano Daniela Puddu; e 18 anni, in primo grado a Luigi Messina, che, dopo aver accoltellato con 29 fendenti la sua donna, va subito in pasticceria per comprarsi i babà e giocare alle slot machine. Magari in secondo grado lo liberano e gli rimborsano la prigionia… “
In Italia, l’applicazione delle direttive dell’Unione Europea si è concretizzata con la Legge 119/2013, in cui si prendono in considerazione maltrattamenti, violenze sessuali, atti persecutori, modifiche al codice penale, misure di prevenzione relative alla violenza domestica e azioni a favore dei centri antiviolenza e delle case rifugio. Tra questi si inserisce anche il protocollo EVA, (Esame Violenze Agite), della Polizia di Stato, una modalità operativa per il primo intervento in cui, attraverso una banca dati aggiornata, si cerca di anticipare e limitare le esplosioni di violenza.
Ancora oggi dobbiamo registrare che la grave piaga del femminicidio e della violenza sulle donne è tutt’altro che risolto, e accanto alle violenze fisiche, aumentano quelle psicologiche e verbali: le donne si trovano spesso in condizione di svantaggio nel lavoro e nella società. Bisogna educare alla cultura del rispetto della donna soprattutto le nuove generazioni, partendo da una rivoluzione culturale nelle scuole e agendo soprattutto nei luoghi più “frequentati” dalle donne, dove purtroppo si subisce più facilmente violenza: all’interno della famiglia, dove si consuma la percentuale più alta delle violenze sulle donne, e poi nei posti di lavoro.
Anche quest’anno ci auguriamo che l’8 marzo sia per tutti un momento di riflessione e di crescita, colorato dal giallo delle mimose e non dal rosso del sangue delle donne!