Studenti di Pozzallo e clown dottori regalano l’atmosfera natalizia a medici, pazienti e familiari dell’Ospedale “Paternò Arezzo di Ibla

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Può un ospedale esser contaminato da emozioni positive, pure e generose? Può un dipartimento oncologico con pazienti, familiari, personale medico infermieristico e assistenziale, essere riconosciuto da un’altra comunità in un’azione forte di supporto emotivo? E cosa succederebbe se dei clown e un’orchestra corale di 60 bambini decidessero di farlo? La risposta, positiva, è arrivata stamani quando i clown dottori di “Ci Ridiamo Su” e gli studenti che compongono l’orchestra corale dell’Istituto “Rogasi” di Pozzallo (VA, VB e VC), accompagnati dalla preside Grazia Basile, dalla vicepreside Giovanna Pediliggieri, e dalla professoressa di musica Angela Profetto, hanno fatto gioiosamente irruzione in vari reparti dell’ospedale Maria Paternò Arezzo di Ragusa Ibla nell’ambito del progetto di comico terapia “Saturnino”. Note di allegria e dolci sorrisi passando dal Dh Oncologico all’Oncoematologia, dall’Hospece all’Oncologia e al reparto di Neonatologia dove, con tanta allegria, si è creato un trenino divertente con in testa la culla di un neonato. A Pozzallo, salutati dal sindaco Roberto Ammatuna, gli studenti sono partiti a bordo di un bus messo generosamente a disposizione dalla farmacia Scalia della cittadina marinara. Arrivati a Ragusa sono stati i clown dottori ad accoglierli con le luci scintillanti per poi accompagnarli all’interno dei vari reparti. Tra le buone emozioni, che hanno ripercussioni positive sia in senso psicofisico che sociale, il ridere è una delle più potenti. E lo è, in particolare, se coniugato con l’amore e il senso della comunità. Proprio per questo, “Ci vuole naso, anche a Natale. Per diffondere delicate armonie” è stato un evento “di comunità”. Contrastare la paura, le altre emozioni negative e la malattia significa ampliare la sfera della positività, delle buone emozioni, della speranza, della fiducia, del coraggio e della gioia per creare le condizioni per l’aggregazione sociale e culturale. Tutto ciò significa dar vita a una comunità che cura. Quella svolta dall’orchestra dei bambini insieme ai clown dottori, vuole essere un’azione forte di supporto emotivo rivolta a pazienti e familiari, ma non solo: si vuole infatti dare più forza anche al personale medico, infermieristico, assistenziale. Significa dare valore e attenzione anche e soprattutto alla fragilità, saperne cogliere la bellezza. D’altro canto, la musica dei bambini permette alla comunità ospedaliera di “fermarsi” ad ascoltare, di restituire valore all’ascolto inteso come massima espressione di attenzione. Infine, l’azione fa parte di quelle ritualità messe in atto nell’ambito del progetto Saturnino: una serie di pratiche, piccoli momenti di gruppo in cui si sorride insieme, ci si conosce come mai si è fatto prima. Momenti in cui pazienti e familiari possono “respirare via” le tensioni e le preoccupazioni ed esprimere le proprie intenzioni e desideri, momenti in cui ci si sofferma sulle cose belle della propria vita e si mette forza a quel pensiero a quella emozione. I suoni e il canto dei bambini hanno rappresentato una pratica semplice, bizzarra, morbida, collettiva: per chiedere permesso, conoscersi, esprimere gratitudine, prepararsi a dare ed a ricevere, ringraziare, prendere in cura, esser presi in cura. Nei non luoghi, come una sala d’attesa, non esistono rituali. E così si arriva a compiere passi molto importanti senza nessuna ritualità che accompagni, in solitudine, senza speranza, senza fiducia e col cuore piccolo. I clown dottori e i bambini si sono divertiti in questo nuovo e musicale rito, per evitare che la paura isoli, impedendo di vedere la profondità dell’esistenza e precludendone la bellezza. Clown e bambini sognano, lavorano, per un mondo diverso, un mondo in cui si è “accompagnati”. Con la musica hanno provato a fare proprio questo: accompagnare, essere accanto. In armonia. In tanti sono accorsi oggi anche dall’esterno della struttura ospedaliera, amici e simpatizzanti dell’associazione, per assistere a questa simpatica e travolgente incursione. L’iniziativa conclusa, a cui è intervenuto il vicesindaco di Ragusa, Giovanna Licitra, e la direzione sanitaria del Maria Paternò Arezzo, si aggancia ai recenti progetti di umanizzazione della sanità lanciati dall’Ufficio Diocesano della Pastorale della Salute. Intanto ci si prepara anche alla prossima iniziativa in programma sabato 22 dicembre a Ragusa con la “Camminata solidale col naso rosso” che in sinergia con l’associazione Amunì, partirà alle 17 (raduno alle 16,30) da piazza San Giovanni, per snodarsi in un percorso di 3 km all’interno del centro storico.

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