
AVOLA, 14 Giugno 2026 – Il fischio finale, arrivato dopo 5’ interminabili di recupero, scatena un boato che si sente fino al mare. L’1-1 finale è bastato, il prezioso lavoro fatto nella gara d’andata ha retto l’urto, e adesso Avola può finalmente urlarlo a squarciagola: “siamo in Serie D”!
Il rettangolo di gioco viene invaso in pochi secondi. Giocatori, staff, tifosi: tutto si mescola in un abbraccio collettivo che cancella in un colpo solo ben 53 anni di attesa. Mister Sirugo viene travolto dai suoi ragazzi nel cerchio di centrocampo.
Santillo, vero e proprio eroe del pomeriggio — prodigioso già al 6’ di gioco sul bolide a botta sicura di Guadalupo e autore di altri interventi decisivi —, alza le braccia al cielo come se volesse toccare le stelle. Poco più in là Caruso, l’uomo che ha firmato il gol del pareggio blindando di fatto la storia, piange abbracciato ai compagni mentre la curva canta senza fermarsi un solo secondo.
I 1.350 tifosi avolesi presenti sugli spalti non smettono di spingere neanche a festa ampiamente iniziata. Sciarpe, fumogeni, lacrime e sorrisi sono la fotografia perfetta di una città intera che si ritrova unita e orgogliosa attorno alla propria squadra. Una cornice splendida, in cui vanno sottolineati anche i 400 ospiti del Kamarat, arrivati fin qui per tentare un’altra impresa.
Onore al Kamarat, che ha saputo mettere i brividi ai padroni di casa trovando il vantaggio iniziale con Osvaldo e conducendo una gara sempre all’attacco.
L’Avola, però, dopo aver incassato il colpo e aver trovato il pari, ha saputo stringere i denti, difendendo e soffrendo il necessario sino al triplice fischio.
Cinquantatré anni sono lunghi. Sono intere generazioni di tifosi che hanno sognato questo momento senza mai poterlo vivere. Da oggi quel sogno non è più un tabù: la Serie D è realtà.


