Sette cose che fate ogni giorno col telefono senza sapere chi vi guarda

Tempo di lettura: 2 minuti

Lo smartphone è il primo oggetto che toccate al mattino e l’ultimo che posate la sera. Ci passano le conversazioni private, i pagamenti, le ricerche su Google che non fareste ad alta voce, le foto dei figli. Ma tra il dito che tocca lo schermo e il servizio che risponde, c’è una catena di intermediari che osserva, registra e in molti casi rivende quello che fate. Non per cattiveria. Per modello di business.

Questo articolo segue sette azioni quotidiane e spiega, per ciascuna, chi raccoglie cosa. Non è un elenco di paure. È una mappa. E come ogni mappa, serve a decidere dove camminare con più attenzione.

  1. Controllare il meteo appena svegli

L’app meteo è quasi sempre la prima schermata della giornata. La maggior parte delle applicazioni meteo gratuite richiede l’accesso alla posizione GPS per fornire previsioni locali. Fin qui, logico. Quello che non è logico è che molte di queste app condividano i dati di geolocalizzazione con broker pubblicitari in tempo reale. Un’indagine del New York Times del 2018 (ancora attuale nei meccanismi) documentò come una singola app meteo trasmettesse la posizione dell’utente a oltre 40 aziende terze. Il vostro operatore telefonico, nel frattempo, registra che alle 7:14 il vostro telefono ha risolto il dominio `weather.com` o `ilmeteo.it`. Sa che vi siete svegliati. Sa dove siete. Lo sa ogni giorno.

  1. Aprire l’app della banca

Quando aprite l’app di home banking, il telefono stabilisce una connessione cifrata con i server dell’istituto. Il contenuto è protetto. Ma la richiesta DNS che precede la connessione (il momento in cui il telefono chiede “dove si trova il server di bancaintesa.it?”) viaggia in chiaro sulla maggior parte dei dispositivi. Il vostro provider internet sa che avete contattato la vostra banca, a che ora, per quanto tempo. Non sa quanto avete sul conto. Ma sa che lo avete controllato, e questo dato ha un valore commerciale preciso per chi vende prodotti finanziari.

Ritengo che questo sia il punto meno compreso della privacy digitale: non servono i contenuti per costruire un profilo. Bastano i metadati.

  1. Cercare un sintomo su Google

“Dolore al petto cause”, “macchia sulla pelle foto”, “ansia sintomi fisici”. Queste ricerche raccontano più di una cartella clinica. Google le associa al vostro profilo pubblicitario. Il provider vede il dominio `google.it` ma non la query specifica (grazie ad HTTPS). Però se subito dopo visitate `miodottore.it` o `doctolib.it`, il provider ricostruisce il contesto. E chi gestisce il Wi-Fi su cui siete connessi vede lo stesso percorso.

Un VPN spezza questa catena a livello di rete: le richieste DNS escono cifrate, il provider non vede i domini visitati, il gestore del Wi-Fi vede solo traffico incomprensibile verso un singolo server. 01net ha messo a confronto i principali servizi disponibili in Italia, con test su velocità, protocolli e politiche di riservatezza, in questa analisi aggiornata. È un buon punto di partenza per chi vuole orientarsi senza affidarsi alle pubblicità dei singoli fornitori.

  1. Scrollare Instagram o TikTok

Ogni sessione sui social genera un flusso continuo di dati verso i server di Meta (Instagram, Facebook, WhatsApp) o ByteDance (TikTok). Tempo di visualizzazione per ogni contenuto, velocità di scroll, pause, tap, condivisioni. Questi dati alimentano l’algoritmo di raccomandazione, ma vengono anche utilizzati per costruire profili pubblicitari venduti a inserzionisti.

Il vostro operatore non vede cosa guardate su TikTok. Ma vede che passate 47 minuti al giorno collegati ai server di ByteDance. Se usate il Wi-Fi di un locale pubblico, il gestore della rete vede lo stesso. Un VPN non cambia cosa Meta o ByteDance raccolgono dentro le loro app (per quello servirebbero scelte diverse), ma impedisce a tutti gli intermediari di rete di sapere quali piattaforme usate e per quanto tempo.

  1. Connettersi al Wi-Fi del bar

Questa è l’azione più rischiosa della lista, e paradossalmente la più automatica. Il telefono si connette a reti conosciute senza chiedere conferma. Su una rete aperta, tutto il traffico DNS è visibile a chiunque. Un dispositivo da meno di 100 euro può creare un hotspot falso con lo stesso nome della rete legittima. Secondo MetaCompliance, l’87% degli utenti di reti Wi-Fi pubbliche ha esposto dati personali almeno una volta senza rendersene conto.

  1. Usare Google Maps per spostarsi

Google Maps funziona anche offline per la navigazione base, ma quasi nessuno lo usa così. La versione online invia a Google la posizione esatta, la velocità di spostamento, le soste, i percorsi abituali. Questi dati confluiscono nella Timeline (Cronologia delle posizioni), che Google conserva finché l’utente non la cancella manualmente. Il provider vede le richieste verso i server di Google Maps e può dedurre che vi state spostando. Su una rete Wi-Fi, il gestore vede la stessa cosa.

  1. Lasciare il telefono sul tavolo senza toccarlo

Forse il punto più sorprendente. Un telefono in standby non è silenzioso. Android e iOS eseguono in background sincronizzazioni cloud (Google Drive, iCloud), aggiornamenti push delle notifiche, ping verso i server del produttore, telemetria di sistema. Uno studio di Vanderbilt University documentò che un telefono Android inattivo inviava dati a Google circa 340 volte in 24 ore. Il provider vede ogni singola di queste connessioni. Non il contenuto, ma la frequenza, la destinazione, il volume.

Il filo che collega tutti e sette i punti

In ognuno di questi scenari, il denominatore comune è il transito dei dati attraverso un intermediario che non avete scelto: il provider internet, il gestore del Wi-Fi, o entrambi. Il contenuto cifrato resta protetto nella maggior parte dei casi. Ma i metadati (chi contattate, quando, da dove, quanto spesso) sono quasi sempre esposti.

Un VPN non risolve tutto. Non impedisce a Google di sapere cosa cercate se siete loggati. Non impedisce a Instagram di tracciare il vostro scroll. Ma chiude la porta che il provider e il gestore di rete usano per osservarvi. Ed è l’unica porta che potete chiudere voi, senza chiedere il permesso a nessuno.

 

Fuente de las imágenes: https://pixabay.com/photos/android-samsung-samsung-galaxy-1814556/

© Riproduzione riservata

I commenti pubblicati dai lettori su www.radiortm.it riflettono esclusivamente le opinioni dei singoli autori e non rappresentano in alcun modo la posizione della redazione. La redazione di radiortm.it non si assume alcuna responsabilità per il contenuto dei commenti e fornirà, eventualmente, ogni dato in suo possesso all’autorità giudiziaria che ne farà ufficialmente richiesta.

Articoli correlati

RTM per il cittadino

Hai qualcosa da segnalare? Invia una segnalazione in maniera completamente anonima alla redazione di RTM

UTENTI IN LINEA
Radio RTM Modica
Torna in alto