
Ragusa, 20 Febbraio 2026 – Un muro di gomma politico che rischia di logorare chi, da trent’anni, garantisce la sicurezza sulle strade di Ragusa. È questo il sentimento di profondo sdegno e amarezza che attraversa il Corpo della Polizia Locale dopo la decisione del Consiglio comunale di respingere l’emendamento al nuovo Regolamento, che prevedeva l’esonero progressivo dai servizi più gravosi per gli agenti con più di sessant’anni.
Le organizzazioni sindacali (CGIL FP, CISL FP, UIL FPL, SILPOL, CSA e CSE-FLPL) avevano avanzato una soluzione che appariva di puro buon senso:
A 60 anni: possibilità di richiedere l’assegnazione continuativa ai servizi interni.
A 62 anni: esonero totale dai servizi esterni e notturni.
L’obiettivo era duplice: tutelare la salute di lavoratori che hanno superato i tre decenni di servizio e, allo stesso tempo, garantire alla città un presidio efficiente. Un agente sessantenne, per quanto esperto, non può avere la stessa risposta fisica di un giovane recluta di fronte alle intemperie o a contesti operativi critici.
Secondo i sindacati, la proposta non è stata bocciata per impedimenti tecnici, ma per una precisa scelta politica della maggioranza, culminata nel veto dell’Assessore al ramo.
“È un effetto paradossale e ingiusto,” denunciano i rappresentanti sindacali. “Mentre altre forze dell’ordine accedono alla pensione a 60 anni proprio per tutelare l’efficienza del servizio, ai nostri agenti si chiede di restare in strada, di notte e in contesti sempre più complessi, senza alcun riconoscimento assicurativo o previdenziale adeguato.”
Dal 1986 a oggi, il ruolo della Polizia Locale è mutato radicalmente: da “vigili urbani” a forza di polizia generalista con responsabilità immense. Obbligare chi ha superato la soglia dei sessant’anni a mansioni usuranti non è solo un danno per il lavoratore, ma un rischio per la collettività. Un’amministrazione lungimirante dovrebbe impiegare i veterani nel coordinamento e nella formazione, non logorarli sul campo fino all’ultimo giorno.
La bocciatura dell’emendamento viene definita dalle sigle sindacali come uno “schiaffo a chi ha servito la città per una vita in divisa”. La battaglia, però, non finisce tra gli scranni del Consiglio comunale.
I segretari territoriali Fernandez, Farruggio, Tagliarini, Molè, Bambaci e Catalfamo sono unanimi: la mobilitazione continuerà. La dignità di chi lavora e la sicurezza dei cittadini di Ragusa non possono essere merce di scambio o vittime dell’indifferenza amministrativa.





