
SIRACUSA, 02 Gennaio 2025 – Non si ferma l’offensiva dello Stato contro il monopolio del traffico di stupefacenti nel siracusano. Alle prime luci di questa mattina, i Carabinieri del Comando Provinciale di Siracusa, coadiuvati dai militari della Compagnia di Catania Fontanarossa, hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal G.I.P. del Tribunale etneo, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Catania.
L’attività investigativa ha colpito sei soggetti, ritenuti gravemente indiziati di detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti. L’operazione si è estesa oltre i confini dell’isola, raggiungendo anche Civitavecchia. Due dei destinatari, infatti, hanno ricevuto la notifica del provvedimento direttamente in carcere, dove si trovavano già reclusi per altre cause.
A seguito degli interrogatori di garanzia, il G.I.P. ha delineato la custodia cautelare in carcere per Simone Scirè e Giovanni Piccione, gli arresti domiciliari per Fabio Privitera, Paolo Carbè, Nardina Bramante e Flavio Zito.
L’operazione odierna non è isolata, ma rappresenta l’appendice cruciale dell’inchiesta che lo scorso 10 dicembre 2025 aveva inferto un duro colpo alla criminalità locale con 11 arresti e il sequestro di beni per oltre 500.000 euro.
Secondo gli inquirenti, il gruppo criminale era riuscito a imporre un quasi totale monopolio dello spaccio a Siracusa, con il proprio quartier generale stabilito strategicamente nelle zone limitrofe alla stazione ferroviaria. Gli odierni indagati sono considerati tasselli fondamentali di questo mosaico: alcuni individuati come canali di approvvigionamento della droga, altri come spacciatori attivi capillarmente sul territorio.
Mentre la rete di rifornimento viene progressivamente smantellata, gli investigatori continuano a lavorare per ricostruire i legami profondi tra i nuovi indagati e il nucleo centrale del sodalizio già colpito nel primo blitz.
È doveroso ribadire che, in ossequio al principio della presunzione di innocenza, tutti i soggetti coinvolti sono da considerarsi non colpevoli fino a un’eventuale sentenza di condanna definitiva.













