Scacco al patrimonio della “Cosa Nostra” vittoriese: sequestro da 20 milioni di euro a Raffaele Giudice

Sigilli a otto società, ville e terreni tra Ragusa, Catania e Roma. L'operazione della DIA e della Questura colpisce il cuore economico del clan
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VITTORIA, 19 Dicembre 2025 – Un colpo durissimo ai vertici economici della criminalità organizzata vittoriese. La Direzione Investigativa Antimafia (DIA) di Catania, in stretta sinergia con la Questura di Ragusa, ha dato esecuzione a un imponente decreto di sequestro patrimoniale nei confronti di Raffaele Giudice.

L’imprenditore, considerato dagli inquirenti un soggetto contiguo all’organizzazione denominata “Cosa Nostra vittoriese”, è stato recentemente condannato dal GUP di Catania alla pena di otto anni e quattro mesi di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa.

Il provvedimento, emesso dal Tribunale di Catania – Sezione Misure di Prevenzione, nasce da una proposta firmata congiuntamente dal Direttore della DIA e dal Questore di Ragusa. Il fulcro dell’indagine è rappresentato dalle minuziose verifiche economico-finanziarie che hanno fatto emergere una marcata sproporzione tra i redditi ufficialmente dichiarati da Giudice e dal suo nucleo familiare rispetto all’immenso patrimonio nella loro effettiva disponibilità. Secondo gli inquirenti, non vi sarebbero risorse lecite idonee a giustificare gli investimenti effettuati negli anni.

L’operazione ha permesso di porre i sigilli a un impero economico stimato in circa 20 milioni di euro. Il decreto di sequestro ha colpito: 8 società e una ditta individuale: operanti tra le province di Ragusa, Catania e Roma, specializzate nei settori dei trasporti e della compravendita immobiliare, immobili di pregio, tra cui tre ville e numerosi terreni situati nel territorio ragusano. Bloccati numerosi rapporti bancari e strumenti finanziari intestati sia alle imprese coinvolte che a sei diverse persone fisiche.

Questo intervento rappresenta un segnale forte dello Stato nel contrasto alle infiltrazioni mafiose nell’economia legale. Colpire il patrimonio, come previsto dalla normativa antimafia, si conferma uno degli strumenti più efficaci per smantellare i legami tra impresa e criminalità organizzata, restituendo trasparenza al mercato e alle attività produttive del territorio.

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