Sbarcano a Messina 106 profughi soccorsi dalla nave militare irlandese Samuel Beckett e si viene a scoprire un altro altarino (accordo di Sophia), a suo tempo allestito con reiterata furbizia europea e solita dabbenaggine italiana.
Il 25 luglio 2017, inoltre, il Consiglio dell’Unione europea ha prorogato per la seconda volta, fino al 31 dicembre 2018, il mandato di EUNAVFOR MED operazione SOPHIA, destinato a scadere il 27 luglio 2017.
In questa occasione sono state apportate alcune modifiche allo scopo di istituire un meccanismo di controllo del personale in formazione con particolare riferimento alla Guardia costiera libica, svolgere nuove attività di sorveglianza per contrastare il traffico illecito delle esportazioni di petrolio dalla Libia, migliorare lo scambio di informazioni sulla tratta di esseri umani.
La decisione del Consiglio è stata unanime, così come previsto dall’art. 42, paragrafo 4, del trattato Ue.
La modifica in effetti non riguarda compiti aggiuntivi, ma l’integrazione dei compiti esistenti. Nessun ritocco è stato apportato alle regole di ingaggio. Compresa la regola madre in base alla quale (ecco il diabolico busillis), le navi impegnate in questa missione internazionale presenti nel Mediterraneo, concluse eventuali operazioni di soccorso, debbano approdare nei porti italiani.
EUNAVFOR MED è nominalmente missione europea, ma gli unici porti di sbarco indicati in questo “accordo trappola” sono quelli italiani.
Inutile chiedersi chi ha deciso cosa. A carte scoperte la partita giocata sulla pelle degli italiani non merita commento alcuno.
