
Modica, 16 settembre 2026 – “È paradossale che oggi all’Assemblea regionale si discuta in aula un disegno di legge per riconoscere e valorizzare i cimiteri monumentali e storici della Sicilia, la proposta sarebbe accettabile se la situazione dei cimiteri siciliani non fosse quella attuale dove il problema più urgente non è ottenere un riconoscimento monumentale, ma riuscire semplicemente a garantire la fruizione in sicurezza per raggiungere le tombe dei propri cari defunti”. Lo dichiara la deputata regionale del Movimento 5 Stelle Stefania Campo, tornando sulla situazione del cimitero di Modica, dove alcune aree risultano interdette da oltre un decennio e numerose famiglie continuano a non potersi avvicinare alle sepolture dei propri cari. «Abbiamo visto persone che, nonostante transenne e divieti, si avventurano al di là delle barriere pur di riuscire a portare un fiore. E in certi cimiteri, ad esempio a Modica, non custodiamo soltanto la memoria privata delle famiglie, ma anche quella collettiva di personalità che hanno segnato la storia della città, come lo scrittore Raffaele Poidomani. È paradossale quindi parlare seriamente di valorizzazione se prima non garantiamo l’ordinaria fruibilità e sicurezza».
Il cimitero di Modica non è il solo che versa in questo stato ma sicuramente il più grave. Criticità sono state denunciate a Siracusa e Catania, ma anche a Marsala, Villabate, Favara, Calatabiano, Aci Catena e Piedimonte Etneo, con situazioni che vanno dalle condizioni strutturali precarie alle inagibilità e alle difficoltà legate alle sepolture.
Campo richiama quindi il presidente della Regione Renato Schifani alla promessa fatta nel maggio scorso: «Schifani aveva annunciato circa due milioni di euro per la messa in sicurezza del cimitero di Modica, ma da allora non abbiamo visto né il finanziamento né un atto governativo che chiarisca tempi, modalità e progetto sul quale queste somme dovrebbero essere utilizzate. Forse è stato facile annunciare risorse per un Comune amministrato da una sindaca del suo stesso partito, ma la Sicilia non può essere amministrata facendo figli e figliastri. Già oggi proporremo un emendamento da legare a questo disegno di legge, mentre nelle variazioni di bilancio ci sono circa 640 milioni di euro disponibili per nuova spesa, ma nel testo base non emerge ancora un intervento organico per affrontare la sicurezza e il degrado dei cimiteri siciliani. Pertanto, se oggi non dovesse passare la nostra proposta è già pronta quella che abbiamo depositato in Commissione bilancio con un emendamento da 2 milioni di euro per Modica, chiedendo contemporaneamente che la Regione costruisca una risposta strutturale anche per gli altri Comuni che vivono condizioni analoghe. Auspichiamo che anche gli altri deputati regionali della provincia di Ragusa si impegnino nella stessa direzione, con altrettanta attenzione e con iniziative concrete, affinché queste risorse arrivino finalmente alla città».
Sulla gestione comunale interviene anche Piero Bellaera, rappresentante del gruppo territoriale M5S di Modica: «Perché la sindaca Maria Monisteri continua ad andare avanti senza una prospettiva chiara e senza avere mai avviato un vero percorso di confronto costruttivo con il Comitato Pro-Cimitero, che raccoglie tante famiglie coinvolte direttamente in questa vicenda? Non si è mai chiesto all’amministrazione nulla di impossibile, si chiedeva semplicemente la condivisione del percorso riconoscendo al Comitato stesso un ruolo di interlocuzione e ascolto in considerazione dell’esperienza e delle conoscenze maturate. Nemmeno questo è stato possibile finora».
Campo conclude: «Da mesi chiediamo atti concreti e continuiamo a trovare annunci, silenzi o rinvii. Oggi che in Assemblea si discute dei cimiteri storici della Sicilia abbiamo l’occasione di colmare questa contraddizione: la memoria non può essere valorizzata sulla carta se prima non si comprende che i cimiteri non sono luoghi da imbalsamare e commemorare ma spazi vivi, fruiti quotidianamente da chi deve avere il diritto di poterlo fare in assoluta sicurezza, non si può impedire per più di dieci anni di visitare la salma di un caro defunto o nel peggiore dei casi rischiare scavalcando una transenna».


