
Ispica, 28 agosto 2026 – Torna con forza, nel dibattito politico provinciale, il tema dell’unità del centrodestra. A rilanciarlo è Angelo Galifi, imprenditore e rappresentante politico che, alle ultime elezioni amministrative di Ispica, si è candidato a sindaco per il centrodestra. Le sue parole, affidate a una nota, non sono un semplice commento, ma una riflessione strutturata che punta a spostare l’attenzione dalle polemiche contingenti a una visione più ampia del futuro della coalizione.
Galifi parte da un dato: negli ultimi giorni, diversi esponenti politici hanno richiamato l’esigenza di un centrodestra compatto, citando proprio Ispica come esempio negativo di divisione. Una lettura che, secondo l’ex candidato sindaco, rischia di essere semplicistica. «Ispica non può diventare il capro espiatorio di una situazione più ampia», afferma, ricordando che la frammentazione non è nata lì, ma si è manifestata già in occasione delle elezioni del Libero consorzio comunale di Ragusa, quando la Democrazia Cristiana scelse un proprio candidato contrapposto a quello sostenuto da Fratelli d’Italia, Forza Italia e dalle componenti civiche.
Galifi rivendica il lavoro svolto in quei mesi come rappresentante provinciale del Mpa, impegnato nel tentativo di costruire un progetto unitario, così come avvenuto per le elezioni provinciali, dove si è impegnato in prima persona per sollecitare e agevolare la costruzione e la condivisione di una lista civica, «Voce Comune», nella quale sono confluiti anche alcuni sindaci civici della provincia, a sostegno di Maria Rita Schembari.
La lezione arrivata dalle urne ispicesi, invece, è stata chiara: le divisioni non premiano. Da qui la necessità, sottolinea Galifi, di una autocritica collettiva, senza caccia ai colpevoli e senza narrazioni che isolino un singolo territorio come simbolo del fallimento. Il cuore della sua analisi è un concetto che ribadisce più volte: l’unità non si costruisce alla vigilia delle elezioni, ma durante tutto il percorso amministrativo e politico. Cinque anni di governo o di opposizione dovrebbero essere il terreno sul quale coltivare il dialogo, il rispetto reciproco, la dignità di ogni partito e la capacità di trovare sintesi tra sensibilità diverse. Solo così, sostiene Galifi, si può arrivare alle competizioni elettorali con una coalizione credibile e coesa. Abbiamo un esempio virtuoso: il caso del Libero Consorzio, dove il centrodestra ha saputo convergere sulla candidatura di Maria Rita Schembari, dimostrando che la sintesi è possibile quando prevale la volontà politica. «Se è stato possibile lì, dobbiamo chiederci perché non lo sia stato a Ispica», osserva Galifi, invitando a trasformare quella domanda in una riflessione utile per il futuro e non in un pretesto per riaprire vecchie ferite. La sua nota guarda già ai prossimi appuntamenti: il rinnovo del Parlamento nazionale, dell’Assemblea Regionale Siciliana e le elezioni amministrative che interesseranno Vittoria, Pozzallo, Scicli e altri comuni. È qui che, secondo Galifi, il centrodestra deve dimostrare di saper stare insieme, proporre progetti credibili e garantire pari dignità a tutte le sue componenti. Il modello da seguire, afferma, è quello delle esperienze di buon governo, in particolare di quella regionale, dove identità diverse riescono a convivere all’interno di una visione comune. Da qui il suo appello ai dirigenti dei partiti: confrontarsi, parlarsi e cercare soluzioni condivise sempre, non solo quando si avvicina una competizione elettorale.
«Non servono recriminazioni sul passato. Di temi che possono unire la politica a beneficio del nostro territorio ce ne sono: dalla sanità alle infrastrutture, dai collegamenti viari alla crisi economica degli enti locali. Su questi temi ci si deve confrontare; non possiamo continuare a parlare di divisioni e di mancata unità. Serve una nuova stagione politica», conclude Galifi, sintetizzando il senso della sua riflessione: l’unità non è uno slogan da agitare in campagna elettorale, ma un lavoro quotidiano, paziente e costante. Galifi riconosce che i partiti di centrodestra hanno le caratteristiche giuste e l’intelligenza necessaria per comprendere che siamo di fronte a una svolta radicale e, perché no, anche a una sorta di cambio generazionale. Gli input in tal senso arrivano soprattutto dai partiti nazionali, che in Sicilia hanno sentito l’esigenza di affidare la guida commissariale anche a figure giovani ma esperte, con l’obiettivo di alimentare il dialogo e il confronto e di sanare completamente le vecchie ferite. I siciliani vogliono buon governo, condivisione e unità, isolando la logica del «divide et
impera».


