
POZZALLO, 20 Giugno 2026 – Il Consiglio comunale aperto dello scorso 15 giugno avrebbe dovuto rappresentare un momento di trasparenza, chiarezza e assunzione di responsabilità sulle scelte politiche e amministrative che hanno decretato l’aumento delle concessioni balneari a Pozzallo. Al contrario, quella seduta ha finito per lasciare insoluti troppi dubbi, accentuando perplessità che erano già profonde tra i cittadini e le associazioni del territorio.
Sinistra Italiana ci tiene innanzitutto a ribadire un principio democratico fondamentale e indiscutibile: trasformare questa delicata vicenda in una caccia alle streghe contro gli operatori economici è un errore grave e fuorviante. Per questa ragione, il circolo politico condanna senza esitazione gli insulti e le pesanti esternazioni rivolte ai titolari dei lidi da parte di chi è arrivato persino ad augurare calamità naturali, tsunami e danni materiali alle loro attività. Si tratta di comportamenti inaccettabili che non appartengono alla cultura democratica e che non hanno alcun diritto di cittadinanza nel confronto politico. Se un operatore economico ha ottenuto una concessione nel pieno rispetto delle norme vigenti e, forte di quel titolo, ha investito capitali e lavoro, non può e non deve essere additato come responsabile delle decisioni del Comune. Le responsabilità, come spesso accade, vanno ricercate altrove.
Ed è proprio sui reali nodi della gestione che il Consiglio comunale aperto ha fallito l’appuntamento con la trasparenza. Durante l’aula si è registrata la totale assenza della Giunta municipale, mentre il Sindaco ha scelto di trincerarsi dietro una linea difensiva ben precisa, riconducendo ogni singola responsabilità politica al Consiglio comunale. Una ricostruzione che Sinistra Italiana definisce parziale e del tutto insufficiente. La mozione di indirizzo approvata a suo tempo dall’aula, infatti, non avrebbe mai potuto produrre alcun effetto concreto senza i successivi e decisivi atti amministrativi adottati proprio dalla Giunta. Ignorare il ruolo attivo dell’esecutivo comunale nel percorso che ha portato alla modifica del Piano di Utilizzo del Demanio Marittimo (PUDM) e al conseguente aumento delle concessioni è semplicemente impossibile.
A questo silenzio istituzionale si aggiungono questioni specifiche che attendono ancora una risposta. Resta da capire, ad esempio, per quale motivo, a fronte di quattro nuove concessioni, il contenzioso amministrativo sia stato avviato soltanto nei confronti di due di esse, per giunta presentate cronologicamente prima rispetto alle altre. Rimane un mistero anche il motivo per cui, dopo aver ottenuto una pronuncia favorevole, l’Amministrazione comunale abbia improvvisamente rinunciato a proseguire il giudizio, affrontando i costi di un’impugnazione davanti al Consiglio di Giustizia Amministrativa per poi abbandonare la via legale senza spiegazioni.
Se da un lato il confronto con i consiglieri comunali è stato parziale – tra chi ha rivendicato il voto favorevole difendendo l’equilibrio tra spiagge libere e private, chi ha scaricato l’attuazione sugli uffici e chi, uscendo dall’aula, ha tentato di far cadere il numero legale –, dall’altro questo dibattito non può sostituire la voce di chi governa la città.
Oggi, lo sguardo deve necessariamente volgersi al futuro del litorale pozzallese. L’unica scadenza certa all’orizzonte è quella del 30 settembre 2027, data entro cui dovranno essere espletate le nuove procedure di affidamento delle concessioni previste dalla normativa nazionale. Sullo sfondo resta l’ipotesi di una proposta di proroga di sei anni per le regioni colpite dagli eventi calamitosi del ciclone Harry; uno scenario che potrebbe cambiare le carte in tavola per l’ottenimento dei finanziamenti della ricostruzione, ma che al momento non offre certezze del diritto. In ogni caso, il Piano di Utilizzo del Demanio Marittimo dovrà essere profondamente aggiornato, e Pozzallo non può permettersi di arrivare a questo appuntamento decisivo senza una guida amministrativa chiara, presente e trasparente.


