
04 Aprile 2026 – Il mondo della cultura e della ricerca piange la scomparsa di Paola Pelagatti, un’intellettuale di rara finezza e una pioniera che ha dedicato l’intera esistenza a interrogare le pietre e le stratificazioni della Sicilia antica. Spegnendosi alla soglia del secolo di vita, l’archeologa lascia un’eredità che non si limita alle sole pubblicazioni scientifiche, ma che si incarna fisicamente nel paesaggio e nelle istituzioni museali dell’isola, territori che ha saputo proteggere con rigore accademico e lungimiranza civile.
Formatasi sotto la guida dei grandi maestri del Novecento, Pelagatti ha saputo coniugare la disciplina filologica appresa a Bologna con l’esperienza sul campo maturata in Grecia. Quell’imprinting internazionale, ricevuto tra le rovine minoiche di Creta, le ha permesso di guardare alla Sicilia non come a un’entità isolata, ma come a un fulcro vitale del Mediterraneo classico. Quando assunse la guida della Soprintendenza della Sicilia orientale, si trovò di fronte a una terra ricca di tesori ma ancora fragile nelle sue strutture di conservazione: la sua gestione fu caratterizzata da una determinazione ferrea nel sottrarre le aree archeologiche all’oblio e all’espansione urbanistica incontrollata.
Il suo nome resterà indissolubilmente legato alla provincia di Ragusa, un territorio che ha esplorato con l’acume della studiosa e la cura della custode. Fu proprio grazie alla sua intuizione e al suo incessante lavoro di scavo che centri come Camarina tornarono a svelare i segreti della loro pianta urbana e della loro vita quotidiana. Ma il suo capolavoro organizzativo risiede probabilmente nella nascita del Museo Archeologico Ibleo. Pelagatti comprese prima di molti altri che il reperto non poteva restare muto in un deposito, ma doveva diventare narrazione per la comunità; la creazione del museo ragusano fu il coronamento di un progetto volto a restituire ai cittadini la consapevolezza della propria identità storica.
Oltre ai successi siciliani, la sua carriera l’ha vista eccellere ai vertici delle Soprintendenze di Piemonte ed Etruria Meridionale, a dimostrazione di una competenza che non conosceva confini geografici. Paola Pelagatti non è stata soltanto una studiosa delle antichità, ma una donna che ha saputo navigare le istituzioni con autorevolezza, lottando per una tutela che fosse anche valorizzazione etica. Con la sua scomparsa, l’archeologia italiana perde una delle sue ultime grandi interpreti, una donna che ha saputo leggere nel passato le coordinate per costruire il futuro della memoria collettiva.





