Caro carburante. Cna Fita Sicilia, nell’isola prezzi più alti d’Italia

Imprese in ginocchio, servono misure urgenti e un tavolo regionale
Tempo di lettura: 2 minuti

Palermo, 07 marzo 2026 – In Sicilia fare il pieno di carburante costa più caro che nel resto d’Italia. Una “stangata” che mette in ginocchio il settore dell’autotrasporto merci e persone, già provato dalle tensioni internazionali e da una vicenda giudiziaria tutta interna all’Isola. A lanciare l’allarme è la CNA Fita Sicilia, che denuncia una “tempesta perfetta” determinata dalla concomitanza di due fattori: l’impennata dei prezzi legata al conflitto in Iran e il braccio di ferro in corso presso la raffineria Isab di Priolo.

«I rincari seguiti all’inizio delle ostilità in Iran sono immediati e ingiustificati – dichiarano Giorgio Stracquadanio e Daniela Taranto, responsabili di CNA Fita Sicilia – perché il carburante oggi erogato utilizza scorte acquisite prima dell’escalation. A questo si aggiunge una distorsione tipicamente siciliana: il contenzioso giudiziario e finanziario tra Isab e Lukoil Italia per la gestione della raffineria di Priolo, uno dei più grandi impianti d’Europa che copre l’80% del fabbisogno isolano e un terzo di quello nazionale. I blocchi temporanei nelle forniture e le incertezze gestionali stanno generando un’ingiustificata lievitazione dei prezzi alla pompa, che in Sicilia risultano più alti rispetto alla media nazionale».

Una situazione che grava in modo insostenibile sulle imprese del settore. Secondo le stime della CNA, nel breve termine l’aumento del carburante può incidere per circa 3.000 euro aggiuntivi per singola impresa, ma se la crisi dovesse perdurare si potrebbe arrivare a superare i 15.000 euro.

«Di fronte a questa emergenza – afferma Salvatore Ranno, presidente di CNA Fita Sicilia – non possiamo accontentarci di dichiarazioni di intenti o di promesse vaghe. Chi governa deve assumersi le proprie responsabilità con posizioni chiare e misure urgenti. Il settore dell’autotrasporto è strategico per l’economia dell’Isola e non può essere lasciato solo».

La CNA Fita a livello nazionale ha già richiesto al Governo un credito d’imposta straordinario, da finanziare con l’extra gettito IVA. Ma per la Sicilia, la situazione richiede interventi aggiuntivi e mirati.

«Chiediamo alla Regione Siciliana di attivarsi su due fronti – proseguono Stracquadanio e Taranto –. In primo luogo, è indispensabile convocare con urgenza un tavolo di crisi per tentare di dirimere la disputa che coinvolge le imprese dell’impianto di Priolo e normalizzare il mercato. In secondo luogo, occorre stanziare risorse immediate: proponiamo di istituire, tramite Irfis e Crias, un fondo specifico destinato alle imprese di autotrasporto merci e persone, sia industriali che artigianali, che eroghi un contributo a fondo perduto pari al 30% per l’acquisto di scorte di carburante a partire dal 1° gennaio 2026».

«In un momento così complicato – conclude il presidente Ranno – il settore ha bisogno di attenzioni e misure concrete per poter continuare a operare e sostenere l’economia siciliana. Non possiamo più attendere».

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6 commenti su “Caro carburante. Cna Fita Sicilia, nell’isola prezzi più alti d’Italia”

  1. Sono anni che lo paghiamo il più alto d’Italia. In primis in provincia di Ragusa, soprattutto a Modica.
    Ve ne accorgete adesso?
    Anni fa con 100$ al barile, alla pompa era 1,20€ al litro.
    Adesso 90$ al barile, e stamattina era 1,99.
    Questo carburante era nelle scorte prima dell’ aggressione all’ Iran.
    Siamo in mano a dei (..……)!
    Parlano di vigilare contro le speculazioni, ma dove? Boh!

  2. Tonino Spinello

    Abbiamo abbracciato la grande Ue perchè dicevano che essere uniti ci rendeva più forti. La grande Europa ha giocato con le sanzioni alla Russia ed eccoci qui. Ora i politici cercano di venderci la storia che la colpa per il rincaro del carburante è dell’Iran. Così narrando, nascondono il totale fallimento politico mettendo in luce tutta la loro superficialità e le conseguenze che ne derivano dopo un servilismo incondizionato alle lobby.
    Poi ci sono i sotto servi, cioè i sindacati e le associazioni che li seguono come zombie anche se ogni tanto si indignano dopo che si sono schierati sempre con loro. In tutto e per tutto. Ora fanno gne, gne contro il loro stesso sistema!
    E basta di chiedere contributi e sgravi, spiccioli in cambio di dignità, così si diventa schiavi….

  3. No Pietro, ci pensa la Sclhlein. Ecco cosa succede ai sudditi come lei.
    I vostri fratelli americani dopo che gli avete leccato il c……o, adesso Ve l’hanno messo nel c…..o.
    Ve lo dicevo che sapevo aspettare……
    Una Europa forte non compra energia dove costa cinque volte di più.
    Ma gli americani hanno ordinato, e voi a 90°
    Adesso pagare.
    È il peggio deve ancora arrivare.

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