
foto: © Giannino Ruzza
Voce scura, timbro vellutato, forte personalità scenica: Romina Boscolo è oggi una delle interpreti italiane più apprezzate nel panorama lirico internazionale. Mezzosoprano dalla naturale inclinazione anche al registro di contralto, ha costruito negli anni una carriera solida, caratterizzata da scelte artistiche coerenti e da una costante ricerca espressiva. Formatasi con maestri di assoluto prestigio – tra cui Franca Mattiucci, Christa Ludwig e Bernadette Manca di Nissa – Boscolo ha debuttato giovanissima, avviando un percorso che l’ha portata a esibirsi in importanti teatri europei e sudamericani. Il suo repertorio spazia con disinvoltura dal barocco al Novecento, con particolare affinità per i grandi ruoli del melodramma italiano e tedesco. Tra le interpretazioni più significative figurano Carmen, Ulrica, Suzuki, Erda, Mary, Preziosilla e Isabella: personaggi femminili forti, complessi, spesso sospesi tra ombra e luce, che la cantante restituisce con intensa partecipazione emotiva e finezza musicale.
Accanto all’attività operistica, Boscolo sviluppa progetti concertistici originali, come Evviva la Rossa!, omaggio a Milva, e Unveiled, percorso dedicato alle grandi figure femminili dell’opera. Iniziative che testimoniano la sua volontà di dialogare con pubblici diversi e di ampliare i confini tradizionali del concerto lirico. Artista completa, è anche impegnata nella didattica attraverso masterclass e attività di formazione, convinta che la trasmissione del sapere sia parte integrante del mestiere musicale. Boscolo rappresenta così una voce autorevole del nostro tempo: solida nella tecnica, profonda nell’interpretazione e sempre attenta al valore umano della musica.
In questa conversazione, Romina Boscolo ripercorre le tappe fondamentali della propria formazione, racconta il rapporto con la voce e con il palcoscenico, e condivide la sua visione dell’interpretazione come percorso di studio, consapevolezza e verità espressiva.
“Quando ha capito che la sua voce apparteneva al registro mezzo soprano a contralto?
Il mio registro vocale era decisamente grave e, col tempo, siamo arrivati a definire la mia voce come mezzosoprano. All’inizio ero piuttosto contrariata, perché ricordo che desideravo a tutti i costi essere un soprano e non conoscevo ancora i ruoli meravigliosi che invece spettano a un mezzosoprano, né i “regali” espressivi che questi personaggi possono offrire. Alla fine, però, non sono stata affatto dispiaciuta di scoprire di possedere una voce rara, quella di contralto.
Come costruisce psicologicamente un personaggio prima di portarlo in scena?
Per quanto riguarda la costruzione psicologica di un personaggio, credo che sia fondamentale partire dalla sua contestualizzazione all’interno dell’opera. Prima ancora di affrontarne l’analisi interiore, è necessario acquisire un solido background storico: studiare il periodo in cui l’opera è ambientata, il compositore e le motivazioni che hanno portato alla stesura della partitura. Successivamente, lo studio psicologico del personaggio procede di pari passo con la musica. La musica, infatti, difficilmente mente: nella linea musicale si riflette quasi sempre il pensiero del compositore e, anche in assenza di testo, è possibile percepire chiaramente ciò che si vuole comunicare. Per questo la musica rappresenta già di per sé un supporto fondamentale. Quando arrivo in sala prove, ho solitamente un’idea piuttosto chiara del personaggio, maturata durante tutta la fase di studio, che poi continuo a sviluppare e ad approfondire nel lavoro scenico.
Come si mantiene vocalmente durante stagioni particolarmente intense?
Parlando poco, diminuendo tutto quello che è superfluo nelle comunicazioni, anche nelle conversazioni telefoniche, dormendo il più possibile, stando emotivamente serena, mangiando bene, cercando di mantenere quell’equilibrio quotidiano.
Cantare in teatri diversi cambia il modo di interpretare un’opera?
Esiste un concetto di base che guida ogni rappresentazione: un allestimento nasce da un’idea precisa e quella deve rimanere invariata, indipendentemente dal luogo in cui l’opera viene messa in scena, che si tratti del Sud del mondo o del Nord. Il concetto registico e interpretativo resta lo stesso e non si modifica in funzione del teatro che ospita lo spettacolo.
Qual è il teatro che l’ha emozionata di più?
In realtà ce n’è più di uno, per motivi diversi. Un’emozione fortissima l’ho provata a San Paolo, al Teatro Municipale di San Paolo in Brasile, quando mi sono trovata davanti a un pubblico calorosissimo, paragonabile per intensità a quello di uno stadio durante una partita di calcio. È stata una soddisfazione enorme: un teatro da oltre 3.500 posti, in cui mi sono sentita letteralmente immersa in una splendida arena. Ci sono poi molti altri teatri che mi hanno regalato grandi emozioni, in particolare in Germania. I teatri tedeschi mi hanno dato tantissime soddisfazioni e oggi mi sento riconosciuta lì come un punto di riferimento artistico. Questa riflessione si collega ai momenti decisivi della mia formazione, quelli che hanno contribuito a costruire e sostenere la mia longevità artistica. Dalle sue parole emerge il profilo di un’artista che ha fatto della coerenza, della disciplina e dell’ascolto profondo della musica i cardini della propria identità. Romina Boscolo non interpreta semplicemente dei personaggi: li abita, li interroga, li restituisce al pubblico con autenticità e spessore umano. In un panorama lirico in continua trasformazione, la sua voce – scura, duttile e consapevole – continua a distinguersi come strumento di emozione, pensiero e verità teatrale.
Romina Boscolo si conferma dunque come un’interprete capace di coniugare rigore e ispirazione, profondità di pensiero e naturalezza espressiva. La sua carriera racconta un’idea di canto fondata sulla responsabilità verso la musica, sul rispetto del testo, su una costante tensione verso la verità del personaggio. In un tempo in cui l’immagine rischia talvolta di prevalere sull’ascolto, la sua voce e la sua presenza scenica ricordano che il teatro d’opera vive innanzitutto di autenticità, studio e passione. Ed è proprio in questo equilibrio, raro e prezioso, che risiede il fascino duraturo di un’artista che continua a crescere, interrogarsi e offrire al pubblico interpretazioni dense di senso e di umanità.





