
Non è la svalutazione del rial, non è l’inflazione, non è la crisi economica né quella idrica a spingere migliaia di iraniani nelle strade di Teheran e delle altre città: è il soffocamento, è l’aria che manca, è la libertà ridotta a una parola vuota mentre la repressione di un regime di vecchi fanatici barbuti, aggrappati al potere come parassiti, si abbatte con ferocia su un popolo inerme. Un regime che predica povertà e purezza ma vive nel lusso, con denaro parcheggiato in Europa, in Canada e negli Stati Uniti, figli spediti a Marbella, sulla Costa Azzurra o a Londra a consumare vacanze dorate con il denaro intriso di sangue, una teocrazia nutrita di ipocrisia, corruzione e privilegi, protetta dal paravento di una religione trasformata in strumento di dominio. Ogni dittatura nasce così: da una menzogna, da una promessa di giustizia, da un’illusione venduta a chi soffre e vuole credere, dal cinismo di uomini che sfruttano la disperazione per costruire il proprio impero. In quarantacinque anni l’Iran è precipitato in un inferno di paura, carcere, torture e morte, sotto un regime incapace di governare ma abilissimo nel reprimere, che difende se stesso sterminando il proprio popolo. E l’Occidente guarda altrove: le Nazioni Unite sono un monumento all’inutilità, le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza restano carta straccia, le cancellerie fingono di non vedere mentre l’islamismo penetra nei loro apparati, le sanzioni colpiscono i cittadini e mai i carnefici, gli Stati Uniti tracciano linee rosse che non hanno il coraggio di difendere, come già accaduto con Assad. Oggi la vita umana vale solo se rientra nel racconto politicamente conveniente: i palestinesi meritano attenzione perché c’è Israele di mezzo, i dodicimila iraniani uccisi sono solo una cifra, un rumore di fondo. Le femministe tacciono davanti alle donne impiccate o lapidate ma insorgono per una mano sulla spalla, il wokismo selettivo ha trasformato la morale in propaganda, il relativismo ha svuotato l’Occidente della propria identità, il declino non è più una previsione ma una realtà compiuta. Abbiamo smesso di distinguere tra vittime e carnefici, tra libertà e tirannia, tra civiltà e barbarie, e mentre l’Iran sanguina l’Occidente si specchia nella propria ipocrisia, convinto di essere ancora il custode dei diritti umani, senza comprendere che chi volta lo sguardo davanti alla tirannia ne diventa complice.













