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A Ragusa comincia il processo a equipaggio della Mare Jonio

Tempo di lettura: 2 minuti

Ragusa, 21 Ottobre 2025  – Si è aperto oggi davanti al Tribunale di Ragusa il processo che vede sei persone sul banco degli imputati con la pesante accusa di “favoreggiamento aggravato dell’immigrazione clandestina” (secondo l’articolo 12 del Testo Unico sull’Immigrazione). La loro colpa? Avere a vario titolo preso parte alla missione della nostra nave Mare Jonio Saving Humas, che, nel settembre 2020, aveva soccorso 27 naufraghi che da 38 giorni si trovavano abbandonati da tutte le Autorità Europee (Malta e Danimarca in primis) a bordo della petroliera danese Maersk Etienne, proprio al largo delle isole maltesi. L’udienza è stata caratterizzata dalle eccezioni presentate dalla difesa: in particolare riguardo alle intercettazioni: sarebbero emersi nel fascicolo messaggi tra l’equipaggio e alcuni parlamentari(per il cui uso sarebbe necessaria l’autorizzazione del Parlamento), dello stesso equipaggio con vescovi e sacerdoti e, addirittura, con i difensori. Questi ultimi hanno chiesto l’esclusione di questi elementi probatori.
“L’Etienne – scrivono gli attivisti della Ong “Mediterranea Saving Humans” – aveva recuperato queste persone in fuga dalla Libia, dove avevano sofferto inaudite violenze e abusi di ogni sorta, il 5 agosto mentre stavano affondando in acque internazionali. Le autorità maltesi, che pure avevano coordinato il soccorso, si rifiutarono di assegnare un porto sicuro per lo sbarco. E il governo danese non mosse un dito per risolvere la situazione. L’11 settembre 2020, dopo oltre un mese di appelli caduti nel vuoto da parte dell’equipaggio, delle agenzie delle Nazioni Unite, delle organizzazioni umanitarie di tutta Europa, la nostra Mare Jonio, che si trovava in missione SAR, ha risposto alla richiesta di assistenza della Etienne ed è intervenuta a bordo della petroliera con il team medico-sanitario. In quella circostanza abbiamo accertato una situazione insostenibile e incompatibile con un’ulteriore permanenza delle persone a bordo della Etienne, a causa di condizioni fisiche e psicologiche dei naufraghi in progressivo deterioramento. Le 27 persone sono state trasferite sulla Mare Jonio dove hanno ricevuto le prime cure e la sera del 13 settembre le Autorità italiane (Ministero dell’Interno e Centro di Coordinamento del soccorso marittimo MRCC di Roma) hanno assegnato il porto di Pozzallo come luogo sicuro di sbarco.
A distanza di tre mesi dai fatti la compagnia armatoriale della nave, Maersk Tankers, ha fatto una trasparente donazione a favore del soccorso civile in mare. Tanto è stato utilizzato dalla Procura della Repubblica di Ragusa per accusare gli attivisti di Mediterranea di “favoreggiamento dell’immigrazione clandestina” aggravato dall’infamante “scopo di lucro”, scatenando una vera e propria macchina del fango contro di noi. A cinque anni di distanza dagli eventi si apre finalmente il pubblico dibattimento, che sarà per noi occasione per ristabilire la piena verità e legittimità di quanto accaduto e trasformare una assurda accusa contro il soccorso in mare e la solidarietà , in un processo contro chi in mare fa invece morire donne, uomini e bambini in stragi come quella di Cutro – conclude la nota – o in omissioni di soccorso che provocano sofferenza e morte”

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6 commenti su “A Ragusa comincia il processo a equipaggio della Mare Jonio”

  1. Solidarietà non è il termine corretto, se coinvolge una collettività senza interrogarla, dato che ne paga i costi conseguenti e non è nemmeno interpellata per quanto riguarda casa propria.

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  2. Certo l ‘ armatore della nave danese gli ha fatto la donazione visto che i paladini del mare gli avevano fatto la cortesia di togliere la rogna del proprio dovere di soccorso in mare ! Spero che tutte e dico tutte le navi ong vengono giustamente sanzionate e quando fanno i recuperi perché non andassero nel loro porto di bandiera battente visto e considerato che conoscono solo l Italia dei balocchi!

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  3. @Paolo : l’importante che dopo ” non si batta il petto”.
    @Meno : si legga il diritto internazionale sui porti di attracco.

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  4. Carissimo Pietro già le vicende le abbiamo viste e tante ! A malta e il primo porto utile ma guai se entrano lì perché gli tagliano le navi col cannello! E in piu li sbattano in gattabuia come minimo a cottonera senza neanche la possibilità di un legale se non uno di ufficio perciò si figuri ! In spagna non ci vanno perché idem invece in Italia pure che speronano una motovedetta della guardia costiera o della finanza gli amici sinistri battono le mani per io gesto eroico ! Poi l’ Europa non li vuole ho ne prende una minima parte di questi immigrati perciò il gruppo resta tutto sulle nostre spalle e poi paghiamo le conseguenze!

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  5. Gentile Pietro, affermando quanto scrive, sottolinea la sua lacunosa conoscenza evangelica o dottrinale, ma porgo I miei complimenti, invece, per il suo ottimo allineamento a luoghi comuni, modi dire e fantasie circolanti.

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  6. Ma io chiedo per un’amico, lasciare morire le persone in mare fa parte delle forbite conoscenze dottrinali ed evangeliche?
    Perché, gli indottrinati, quelli veri, quelli che voi destroidi odiate, quelli che guardano con ammirazione chi ha il coraggio di impelagarsi in traversate per sopravvivere e migliorarsi che spesso finiscono in tragedia, i sinistroidi secondo la vostra classificazione conoscono un altro vangelo e altri valori: amore per il prossimo che voi non avete.
    Sia fatta la volontà di Dio, voi rosicate e mettete in mezzo il vostro egoismo e odio contro il mondo, voi che classificate ciò che è il male, odiatori dei più deboli.
    Noi no, noi non ci saremo.

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