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Quando il gioco si fa violenza: una riflessione sulla risata che fa male

Tempo di lettura: 2 minuti

Sampieri (Scicli), 30 Agosto 2025 – Una mattinata come tante sulla strada che porta al mare si è trasformata in un momento di profonda riflessione per un’educatrice modicana,  Ausilia Di Mari. Sul proprio profilo Facebook, l’insegnante  racconta di un episodio che l’ha vista protagonista, spingendola a interrogarsi su cosa significhi davvero divertirsi e su come la mancanza di empatia possa corrompere i rapporti tra i giovani.

Mentre si dirigeva verso la spiaggia, Di Mari ha notato un gruppo di adolescenti che scambiava risate, ma l’apparente spensieratezza nascondeva qualcosa di inquietante. Due dei ragazzi si scambiavano calci, incitati dalla complicità e dalle risate dei compagni. Un’escalation di violenza mascherata da scherzo, dove il divertimento si nutriva della sofferenza altrui.

“Mi sono avvicinata e, pur consapevole che avrei potuto espormi, ho sentito il bisogno di intervenire” – scrive Di Mari. “Ho detto loro che quello non era un modo di scherzare.” Il suo gesto non era un giudizio, ma un atto di responsabilità, un tentativo di fermare una dinamica pericolosa che rischia di normalizzare la tolleranza del dolore altrui come fonte di spasso.

L’episodio ha scatenato una riflessione più ampia sulla gioventù contemporanea. L’educatrice esprime la sua preoccupazione per una generazione che sembra trovare svago in comportamenti che minano il rispetto reciproco. “La risata che si genera dalla sofferenza altrui non è una risata sana – prosegue Ausilia Di Mari -. Dietro di essa si nasconde una mancanza di consapevolezza e di empatia, qualità fondamentali per crescere in un mondo di rispetto”.

La conclusione è un appello diretto a tutti gli adulti: genitori, educatori e membri della comunità. “È nostra responsabilità, sottolinea Di Mari, orientare le giovani menti verso la sana relazione con se stessi e con gli altri, insegnando che la vera gioia non passa mai per il dolore altrui”.

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