
Carissimi confratelli e consorelle dell’Ordine Militare e Ospedaliero di San Lazzaro di Gerusalemme,
L’avvenimento del Natale di Gesù Cristo è il fondamento della nostra speranza e della nostra gioia perché questo bambino è la rivelazione definitiva dell’amore di Dio per noi.
Nel Natale si manifesta tutto il paradosso del cristianesimo: Dio ci viene incontro come l’Emmanuele, il Dio con noi, nel quale sono concentrate tutte le energie della vita, tutta la luce di cui il nostro mondo oscurato dal male ha bisogno, tutta la grazia che vince il nostro egoismo, tutta la verità su Dio e sull’uomo che smaschera le nostre mistificazioni e menzogne.
Egli manifesta la gloria di Dio nei cieli ma anche la pace sulla terra. La pace di cui parla il vangelo non è l’equilibrio delle forze che gli uomini riescono a creare attraverso i loro mezzi, ma la pace che proviene da Dio, che è l’unica capace di realizzare rapporti di vera fratellanza fra gli uomini perché fondata sul riconoscimento di una paternità universale. La grazia più grande che il Signore ci ha fatto è l’essersi fatto nostro fratello e compagno di viaggio della nostra vita per rivelarci la nostra dignità di figli di Dio. Da quando il Verbo si è fatto carne non c’è un palpito solo della nostra umanità che gli sia estraneo e che non gli appartenga.
La nascita di Gesù crea una fecondità inaspettata che raggiunge i confini della terra e che riguarda tutte le persone. Il Natale deve farci sentire più fratelli e sorelle al di là dei legami della carne e del sangue e deve far crescere una capacità di affezione nuova fra noi, che deve estendersi ad ogni uomo ed ogni donna del nostro pianeta. Il Natale ci dà la contentezza che ci permette di voler bene a noi stessi, al nostro destino concreto di persone immerse in una realtà spesso contraddittoria e banale.
Se i bambini continuano a morire di fame o non vengono rispettati nella loro dignità, se i malati non vengono adeguatamente curati, se gli anziani vengono emarginati, se facciamo finta di non vedere tante persone che attorno a noi sono nel bisogno di cibo, di vestiti, ma anche di un sorriso, se la violenza continua a minacciare la sicurezza delle nostre città, se continuano a soffiare venti di guerra, allora è inutile celebrare il Natale, che diventa solo un pretesto per celebrare la saga del consumismo.
Non dobbiamo sciupare il mistero del Natale scambiando la speranza che nasce dal bambino Gesù con una favola per bambini che lascia il mondo nella tristezza e nella solitudine dopo averlo illuso con qualche balocco.
L’augurio per il Santo Natale è quello di fare viva memoria in tutta la nostra vita del mistero dell’Incarnazione del Figlio di Dio, vivendo da figli dell’unico Padre da fratelli e sorelle con tutte le persone e facendoci annunciatori e testimoni della buona notizia dell’amore di Dio per tutti.
Buon Natale!
+ Michele Pennisi, GCLJ
Arcivescovo Emerito di Monreale
Gran Priore Ecclesiastico dell’Ordine Militare ed Ospedaliero di San Lazzaro di Gerusalemme