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Ad oggi 281 persone sono morte nell’esercizio delle funzioni umanitarie a causa di guerre e conflitti armati. E’ questo il bilancio delle vittime tra gli operatori sanitari nel 2024. Un record rispetto all’anno precedente, quando sono stati registrati 270 decessi. Per questo motivo, l’ONU lo ha descritto come l’anno più letale per gli operatori sanitari e gli altri operatori che forniscono servizi umanitari. Jens Laerke, portavoce dell’OCHA, ha riferito che la maggior parte delle vittime “sono personale nazionale che lavora per le agenzie delle Nazioni Unite, le organizzazioni non governative (ONG) e il movimento della Mezzaluna Rossa e della Croce Rossa”. In totale, quest’anno sono stati uccisi 268 membri dello staff nazionale e 13 membri dello staff internazionale. Tuttavia, ha aggiunto, le minacce agli operatori umanitari si estendono ad altri paesi come l’Afghanistan, la Repubblica Democratica del Congo, il Sud Sudan, il Sudan, l’Ucraina e lo Yemen, dove ci sono tassi allarmanti di violenza, con rapimenti, feriti, vessazioni e detenzioni arbitrarie. Laerke ha affermato che questi lavoratori “mostrano tutto quello che la funzione umanitaria può offrire; in cambio vengono uccisi, e il danno va oltre le cifre, visto che sono colleghi e amici” ha concluso il rappresentante OCHA.
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L’Onu dichiarava ad agosto che oltre la metà degli operatori umanitari e stata uccisa a Gaza.
”Con 280 operatori umanitari uccisi in 33 paesi, il 2023 è stato l’anno più mortale mai registrato”, con un aumento del 137% rispetto al 2022. Secondo i dati Ocha, l’ufficio umanitario Onu,oltre la metà degli operatori (163) sono stati uccisi a Gaza nel corso dei primi 3 mesi di guerra a causa di raid aerei.”