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La poesia di Pisana tra luce, tempo e speranza…di Stefania La Via

Una lettura critica della raccolta poetica “Profili di tempo e d’anima”, profondo intreccio di voci che invocano, interrogano e dialogano, lanterna accesa che fa luce al cammino.
Tempo di lettura: 2 minuti

In questa sua nuova silloge, Profili di tempo e d’anima, Operaincerta editore,2024, il poeta, saggista e teologo Domenico Pisana, raccoglie poesie composte tra il 2020 e il 2023 che ruotano attorno a due poli fondamentali: il tempo, nel suo scorrere lineare e nella ciclicità del ritorno, del ricordo, della memoria e l’anima, la spiritualità che da sempre muove i suoi scritti e le sue riflessioni. Un dialogo costante tra l’io del poeta, che vive nella dimensione temporale e un Tu, afflato mistico che dà senso all’esistere, proiettandolo in una dimensione universale di rinascita, che trasforma il kronos in kairos. Un dialogo intessuto nella lingua della poesia che è lingua di relazione tra gli opposti, di ascolto attento alle cose del mondo e contemporaneamente finestra sull’oltre, attraverso un dipanarsi di eventi minimi o importanti il cui svolgersi non attiene alla logica, bensì al Mistero. E non sempre il mistero ha delle ragioni, ma sempre ha una sua sapienza e saggezza e una sua verità.
Il libro è impreziosito dalla intensa prefazione di Hussein Mahmoud, docente ordinario di lingua e letteratura italiana dell’Università di Helwan al Cairo, in Egitto.
“C’è un tempo che abbiamo vissuto, l’altro che abbiamo perso…e un tempo che ci attende”: Pisana riprende in epigrafe alla prima sezione le parole di Seneca e le rilegge in chiave cristiana. Da una parte il vissuto, con il suo carico di scelte, spesso dolorose, di passaggi, di stazioni di posta, di ricordi, di perdite e lezioni da fare proprie, dall’altra il tempo senza tempo che ci attende oltre il confine della vita.
“La terra è il suolo in cui l’uomo fa esperienza del suo esistere, del suo andare, conoscere, errare, edificare, demolire e ricostruire, del suo lasciare eredità di orme, di segni e di visioni”, ci ricorda l’autore. “Il grande poeta- dice Eliot- nello scrivere se stesso scrive il suo tempo”, ossia il nostro tempo, se è un contemporaneo. Per comprendere come la storia si sia intrecciata ai nostri amori, alle nostre pulsioni, ai nostri bisogni intimi e fondamentali occorre rivolgersi ai poeti.
La poesia dice il fondo della vita e assume su di sé le contraddizioni della propria epoca e ci restituisce una visione. Qualunque informazione sarebbe carente se trascurasse quella realtà di sogni, istinti, sfide, smarrimenti che sono di tutti e che la poesia esprime per tutti. E in coerenza con quanto da lui espresso in pagine lucide e appassionate sul senso e il valore dello scrivere versi oggi, Pisana riporta su carta, tra le sue parole, il peso delle sue riflessioni, scrivendole sulla pelle del proprio vissuto: “in me Dio si fa eco / dalle città confuse, / vivida luce / suoni di pietà umana», «superstite / in questo tempo / che ci dà tutto / e ci riduce a niente”.
Pur ponendosi a rileggere la propria storia scegliendo come punto d’osservazione l’ “inizio della fine”, il dolce tramonto della vita, quando il cuore “si racconta / con la clessidra in mano”, la silloge si apre all’insegna del fiorire di una nuova esistenza, con la poesia dedicata alla nipotina Greta Maria a due mesi dalla nascita e si chiude con due testi altrettanto significativi, il primo dedicato ad una parente morta suicida (ove il suicidio è negazione di speranza) e il secondo una breve lirica il cui ultimo verso è costituito da due verbi che riassumono tutto il senso di una vita: amo e spero. Amore e speranza sono le insegne sulle quali il credente fa la propria scommessa di valore, e le posizioni iniziali e finali di una raccolta ci dicono molto sul suo significato complessivo, sulla tramatura segreta di segni e parole, di immagini e sfumature che si alterneranno nei versi, che emergeranno dal bianco del non detto, dai silenzi tra le parole.
Il libro si dà come un intreccio di voci che invocano, interrogano, dialogano: a volte scontrandosi con il silenzio, che è sempre silenzio dell’anima, quando è resa muta dal dolore, quando si affaccia sul mondo in cerca di un senso, di una risposta al male – almeno apparente – delle cose. Nella poesia di Pisana convivono istintivamente l’adesione piena a ciò che si vede e il profilo intravisto del Divino. La percezione netta dei contorni si fonde con una corrente spirituale capace di animare la pupilla e caricarla di visione. Il poeta è un cercatore di “briciole di verità”, una verità che si nasconde nelle piccole cose, nei dettagli e che richiede uno sguardo attento, libero da pregiudizi.
Il passaggio “dalla proda dell’oggi / alla proda del domani” è un passaggio che avverrà senza stacchi netti, in “pochi istanti di stupefazione” mentre ci si sarà nutriti dei silenzi del vento, dell’aria, del tramonto, imparando ad ascoltare il loro linguaggio segreto. Attraverso la feritoia delle nostre fragilità Dio entra “nei fondali del cuore / per deporre / parole / di conforto”, è il Tu archetipo, silenzioso custode del segreto del vivere.
Chi vuole trovare Pisana poeta deve cercarlo “nell’operosità delle api…nell’aratro che solca la terra”, oppure immerso nel silenzio del suo studio. Non certamente in rovelli che non conducono a soluzione, in torri d’avorio lontane dal mondo, tra muri abbandonati. Concretezza e lucidità caratterizzano i suoi versi, che spesso assumono un andamento narrativo che non disarticola la sintassi, non è ellittico, in cui la forza di alcune immagini emerge con nettezza. Pur privilegiando il senso piuttosto che il suono, la logica del ritmo, così fisica, così necessaria, non mai in contrasto con quella del discorso, questi versi ambiscono a una intensa e pronunciata memorabilità, ottenuta per mezzo di una parola scandita e calcolata, di una pronuncia ferma ed esatta di suoni e di nomi.
Ombra, luce, tempo, silenzio, speranza sono i concetti più ricorrenti, i perni attorno ai quali ruota l’intera silloge; l’esistenza oscilla come un pendolo tra immanenza e trascendenza, tra “un crepuscolo di languori” e il sorgere del mattino dell’oltre quando “la primavera crescerà / come il fiore / come i giorni” e il cuore vedrà finalmente colmarsi la sua attesa. E il poeta “bracciante d’utopie, / artigiano di parole / piegato alla sofferenza / di solitudini antiche” metterà insieme i pezzi del mosaico della propria esistenza che svelerà, infine, il suo disegno.
Non “farsi rubare l’umano”, rimanere desti e vigili in questo tempo difficile: “Ciò che resta / di questo tempo di mezze parole / è pregare la Parola / che parla per intero”. Resta quel che sei, ci suggerisce la parola poetica di Pisana, non perdere la fiducia, attendi operosamente, abbi la tenacia delle foglie, la loro resistenza fragile.
I versi delle sue poesie, lanterna accesa che fa luce al cammino, ci consentono di “ritrovare l’uomo”, ci conducono a vie di salvezza, non di fuga, sono parola salvifica, culla di civiltà nel senso più profondo del termine. Il minuto spazio-tempo della nostra vita si incastona all’interno di una dimensione più vasta e assoluta, si sporge sull’infinito della significatività universale.
Alda Merini scriveva: “È bello accettare anche il male. Una delle prerogative del poeta è non discutere mai da che parte venisse il male, l’ho accettato ed è diventato un vestito incandescente, è diventato poesia, ecco il cambiamento della materia che diventa fuoco, fuoco d’amore per gli altri”.
Se non vi è amore, se non vi è ciò che ha valore, allora la vita pian piano si ripiega su se stessa, si fa piccola, insulsa, inutile. La maggior parte delle cose cui oggi diamo tanto valore, non resisteranno al tempo, la parola poetica di Domenico Pisana rimette al centro ciò che veramente conta. E di questo gli siamo grati.

Stefania La Via
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Poetessa, scrittrice, Vicedirettrice dell’Archivio storico diocesano di Trapani, archivista e paleografa, autrice di numerosi contributi di carattere storico e letterario. Conduttrice di Terrazza d’Autore, rassegna letteraria di Trapani, giunta alla sua XIX edizione

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