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Vuoto il centro migranti di Maganuco. Chiude?

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Diciotto migranti dentro l’hotspot portuale (due sono andati via ieri) e nessun migrante dentro il centro di seconda accoglienza, sito presso la zona industriale, inaugurato solo pochi mesi fa. Su quest’ultimo, le voci che si rincorrono in città spifferano di un centro che va verso la chiusura definitiva. In queste ore, sono stati difatti portati via dalla struttura il gruppo elettrogeno più diverse suppellettili, da parte della Protezione Civile di Pozzallo. Se tre indizi fanno una prova, appare chiaro come quella struttura non debba avere vita lunghissima.
Da diverse settimane, poi, quel sito di fronte all’ex edificio della Socotherm registra sempre e solo lo stesso numero di migranti: zero. Solo un automezzo dell’Esercito fa capolino davanti alla struttura che tanto ha fatto discutere la scorsa estate e che è stata oggetto di polemiche da parte di molti associazioni umanitarie che ne chiedevano la chiusura. La notizia, poi, che il Governo Meloni abbia deciso di puntare sull’Albania e, forse, sulla Libia, al fine di costruire nuovi centri di permanenza, mette altre certezze sulle voci che circolano insistentemente. Come se non bastasse, poi, ci si mette anche la Corte di Cassazione italiana, la quale ha chiesto una pronuncia urgente alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea sulla cauzione di circa 5.000 euro che un immigrato in Italia deve pagare per evitare di essere detenuto in un sito come quello che insiste presso la zona industriale, come prevede un decreto approvato dal governo Meloni.
La Corte chiede se sia compatibile con la legislazione europea “una normativa di diritto interno che contempli quale misura alternativa al trattenimento del richiedente (il quale non abbia consegnato il passaporto o altro documento equipollente), la prestazione di una garanzia finanziaria il cui ammontare è stabilito in misura fissa anziché in misura variabile, senza consentire alcun adattamento dell’importo alla situazione individuale del richiedente, né la possibilità di costituire la garanzia stessa mediante l’intervento di terzi, sia pure nell’ambito di forme di solidarietà familiare, così imponendo modalità suscettibili di ostacolare la fruizione della misura alternativa da parte di chi non disponga di risorse adeguate, nonché precludendo l’adozione di una decisione motivata che esamini e valuti caso per caso la ragionevolezza e la proporzionalità di una siffatta misura in relazione alla situazione del richiedente medesimo”.

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