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Serie A, in cerca del gol perduto

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Dopo la prima fase del massimo campionato italiano, la media di gol segnati a partita risulta essere la più bassa degli ultimi 30 anni. Mentre nelle altre principali leghe europee si assiste a match esaltanti e pieni di reti, qui lo spettacolo latita, ancora più del solito. Le ragioni sono diverse.

Celebrazione del cleansheet

Se si prendono in considerazione le quote relative alle scommesse sul calcio italiano, e si estrapolano le previsioni sul numero di gol che saranno segnati in una partita, ecco che spesso l’ipotesi più probabile è il cosiddetto under 2,5, ovvero un numero di reti inferiore a 3. Non è un’informazione eclatante, soprattutto se si analizza questa prima parte di stagione in Serie A, dove le marcature stentano a palesarsi, in modo ancora più evidente rispetto alla norma.

La media gol/partita nelle prime 12 giornate ha fatto registrare la misera cifra di 2,483, al momento la peggiore da tre decenni a questa parte. Ma in fondo basta guardare la testa dellaclassifica per comprendere come nellenostrelatitudiniilconcettoessenziale e primario siaquello di mantenere a ogni costo la porta inviolata. Non prenderle, innanzitutto, e poi provare a vincere.

Inter e Juventus, in fuga e destinate presumibilmente a giocarsi il titolo fino alla fine, risultano, con un certo margine sulle altre, le due migliori difese. La squadra di Inzaghi ha ottenuto il cleansheet in 8 partite su 12, la compagine di Allegri non ha subito nemmeno un gol per ben 6 partite consecutive. La compattezza dei rispettivi reparti difensivit trionfa, gli avversari non trovano modo di segnare: in Italia si vince spesso così.

Esemplificativo, realmente simbolico, quanto accaduto domenica 12 novembre, quando nello stesso momento si disputavano il derby Roma-Lazio e, in Inghilterra, il big match tra Chelsea e Manchester City. Da un lato uno scialbo 0-0, non sorprendente nel quadro delle quote Serie A su Betfair, frutto di poche occasioni e tanta noia. Nell’altro campo invece i fuochid d’artificio, con un pirotecnico 4-4. Le differenze sono più che palesi.

Mancanze, infortuni, tattica

Tanti sono i motivi che possono giustificare questa ulteriore involuzione del nostro calcio; se di involuzione si può parlare, dato l’exploit della scorsa stagione con tre squadre ai quarti di Champions e una nostra rappresentante in ognuna delle tre finali europee. Innanzitutto l’atavico tatticismo che sempre regna in queste latitudini, a volte persino estremizzato. Poi una certa povertà di attaccanti di altissimo livello, a cui fa da contraltare la presenza di tantibraviportieri e difensori in grado, con i loro interventi, di neutralizzare diverse azioni pericolose. Aggiungiamoci gli infortuni che talvolta tolgono dalla scena per alcune settimane i cannonieri (pensiamo a Osimhen), e non dimentichiamo lo stress mediatico a cui sono sotto posti gli allenatori, per i quali non perdere diventa un imperativo.

Naturalmente, alcuni di questi fattori esistono anche nei campionati esteri, dove, però, si gioca con maggiore naturalezza, istinto e libertà. A caccia di un gol in più, non di un gol in meno.

 

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