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Ragusa di Carta. Intervista all’autrice Stefania Campo

Tempo di lettura: 2 minuti

Ragusa di carta – Guida letteraria della provincia iblea è il suo nuovo libro che la vede nelle vesti di scrittrice. Questo testo è un racconto-saggio che presenta 80 scrittori contemporanei e non che hanno parlato del nostro territorio a 360 gradi, quali sono le emozioni che ha vissuto nella realizzazione di questo testo?

Il libro è frutto di un grande lavoro di ricerca e di lettura, ma anche di viaggi nei luoghi del nostro territorio, al fine di toccare con mano quello che sono i luoghi che gli scrittori hanno raccontato con la loro penna. Da questi luoghi sono partite tante suggestioni approfondimenti che mi hanno arricchita. La stesura del testo è stata un percorso importante che mi ha permesso di conoscere sempre di più il nostro territorio. Il libro è al tempo stesso un approfondimento e una scoperta che ci conduce a viaggiare nel territorio per vivere questa avventura letteraria.

Ragusa di carta è un testo particolare rispetto agli altri titoli della collana, il quarto che parla della Sicilia. Perché ha voluto parlare dell’intera provincia? Cosa può offrire il territorio ibleo alla regione?

Il mio libro si inserisce nella colanna “Città di Carta” del Palindromo. Si tratta di una colonna che è molto vasta, tocca molte città italiane, tra queste le più importanti sono sicuramente Roma, Milano, Torino e Bologna, ma ci sono tante altre città ancora. Tra queste ci sono anche alcune città siciliane in particolare Palermo, Catania e Messina. “Ragusa di carta” è un testo particolare perché in realtà non parla solamente di Ragusa, ma racchiude il racconto di un intera provincia, tutti e dodici i comuni iblei sono presenti nel testo. Nella stesura del testo ho pensato che fosse riduttivo parlare solamente di Ragusa, senza relazionarla agli altri comuni come Modica, ma anche i comuni delle realtà montante come ad esempio Chiaramonte Gulfi con Serafino Amabile Guastella, o Monterosso Almo con Giuseppe Fava, o Comiso con Gesualdo Bufalino. Il testo parla di un intera provincia che riesce a descrivere una zona diversa sia per la caratteristiche geografiche, cultura e usanze. La letteratura iblea è legata a una koinè, essa racconta sempre dei contadini, della campagna, del paesaggio, del duro lavoro. È una letteratura, che forse in passato non è esplosa, non ha destato interesse degli studiosi, perché le tematiche sono state considerati temi poveri e umili, ma che negli ultimi anni grazie a sensibilità diverse sono stati rivalutati. L’apporto è quello di un completamento per la letteratura del territorio siciliano.

Ogni città iblea ha una storia a sé, quali sono le vicende letterarie più interessanti che possiamo trovare all’interno del suo testo?

Ogni territorio ibleo ha una storia a sé. Le esperienze letterarie sono tantissime e importanti. In questo testo sono racchiusi più di 80 autori, alcuni lontanissimi per pensiero o epoca, alcuni molto conosciuti altri un po’ meno.
Per semplificare la lettura del testo ho scelto di racchiudere i dodici comuni in cinque macro aree: Ragusa, Modica, le Comunità Montane (Chiaramonte, Giarratana e Monterosso), la Valle dell’Ippari (Vittoria, Comiso e Acate), e la Fascia Costiera (Santa Croce, Scicli, Pozzallo e Ispica).
Ragusa e Modica per apporto di interventi letterari e per numero di scrittori sono stati inseriti in due capitoli distinti.
Su Ragusa non possiamo ignorare la personalità di Giovanbattista Odierna, il poeta Vann’Antò. A questi va aggiunto la letteratura di protesta di Mariannina Coffa, una delle poche donne scrittrici dell’800, a questa va aggiunta Maria Occhipinti eroina dei moti del ’45.
A Modica ci sono tantissimi autori: il premio Nobel Salvatore Quasimodo, Raffaele Poidomani, Gesualdo Bufalino, Leonardo Sciascia.
Gli apporti nella comunità montana sono diversi come la vita nei campi, i prodotti della terra. Tra gli autori vanno ricordati Serafino Amabile Guastella, Vincenzo Rabito, Giuseppe Bonafede.
Altro aspetto da non sottovalutare è la letteratura del fantastico che riguarda le leggende, storie popolari, le trovature. Autori da menzionare sono Italo Calvino e il Pitrè con le loro fiabe.
L’esperienza della Valle dell’Ippari è molto interessante, perché oltre all’esperienza di Gesualdo Bufalino vi è anche Salvatore Fiume conosciuto più come pittore che come scrittore. La letteratura vittoriese è legata molto ai prodotti della terra e alla storia del vino, come ad esempio al Cerasuolo. Stefano Malatesta in uno dei suoi romanzi parla anche di Acate.
La fascia costiera è anche essa importante sia per gli scenari suggestivi come ad esempio Punta Secca con il faro, la torre saracena e la casa di Montalbano (secondo la fiction RAI) e quindi un legame forte con Camilleri e con Diquattro. Raffaele Poidomani, Vitaliano Brancanti e Giorgio La Pira parlano invece di Pozzallo. In questo capitolo rientra anche Scicli dove Pasolini si fermò per parlare delle condizioni del sottosviluppo nelle grotte di Chiafura, molto simili all’esperienza di Matera. Per finire con Ispica dove Luigi Capuana ambienta ben tre delle sue novelle.

Raccontare il territorio è una sfida ardua, quanto ritiene necessario la realizzazione di testi come promuovano il territorio in ogni sua sfumatura? Ragusa di carta è un prodotto che mira a raccontare il territorio esaltandone aspetti alle volte dimenticati, qual è il ruolo dei percorsi letterari degli scrittori? Potranno essere un volano di attrazione turitstica?

Ragusa di Carta è principalmente una guida letteraria, all’interno è possibile anche trovare una mappa geografica. Questo testo oltre che fare cultura permette di fare anche turismo. Il testo è un ottimo mezzo per attrare il turismo culturale, cioè gli appassionati di percorsi e itinerari in cui scoprire i luoghi e i siti attraverso lo sguardo degli scrittori. Ogni scrittore ha sfruttato il territorio, trasformandolo. Anche una semplice casa diventa un luogo di incontro, di conversazione o una casa natale. Gli scrittori hanno toccato tanti luoghi importanti per il territorio come ad esempio i percorsi naturalistici presenti nelle novelle di Guastella, Pitrè e Calvino. Parlare di letteratura negli iblei è anche il pretesto per poter visitare dei luoghi di particolare interesse culturale.
Sono tantissime le location, impossibile elencarle in poco tempo, però sicuramente leggerle nel mio libro desterà la curiosità di andarle a vedere fisicamente. Ragusa di Carta permette di vedere diversi siti iblei con occhi nuovi.

Ultima domanda quale autore dei tanti trattati nella realizzazione della guida l’ha colpito di più e perché? Di quali consiglia la lettura fin da subito? E infine una curiosità quale di questi autori è stato poco recepito in provincia e andrebbe riscoperto?

L’autore che personalmente mi ha colpito di più è stato Gesualdo Bufalino, e credo che colpisca tutti. È stato scoperto, magari, in età adulta da Elvira Sellerio e da Leonardo Sciascia, ma è una persona che ha fatto della parola arte. Uno scrittore che ha lavorato costantemente, ricamando con arte le parole. Ogni testo è un merletto di parole. È molto bello leggere Bufalino, ci incanta molto leggere le descrizione che lui fa dei luoghi, in particolare quelle di Comiso e di Modica città a cui lui è stato sempre legatissimo.
Altri due autori significativi, ma alle volte poco valorizzati sono il poeta Vann’Antò e Serafino Amabile Guastella su di loro sicuramente si poteva fare un lavoro di conoscenza più approfondita, ma in realtà sono rimasti autori meno noti e più locali, forse perché la produzione letteraria siciliana è prolifera e vasta e non sono riusciti ad avere la stessa importanza e la stessa notorietà. Guastella è riuscito a ispirare autori come Pitrè e Calvino per raccontare le proprie storie.
Il poeta Vann’Antò sceglie il siciliano come lingua per poter raccontare le storie alle persone più semplici e umili. Sono tanti gli scrittori del nostro territorio che secondo me vale la pena studiare e riscoprire.

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