Tribunale di Modica… 2 km quadrati. Riceviamo

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Riceviamo una lettera a firma di Giorgio Scarso, figlio del compianto avvocato Carmelo, che tanto lottò per salvare e per fare riaprire il Tribunale di Modica, fino agli ultimi giorni della sua vita.

Pubblichiamo con immenso piacere.

“Durante le ultime ore di vita di mio padre osservavo, dal reparto di rianimazione, l’edificio situato proprio di fronte all’ospedale: il Tribunale di Modica.

Da quei momenti scaturirono una serie di riflessioni e di interrogativi che permangono ancora oggi e che voglio condividere.

Vi voglio raccontare di circa 2 km quadrati di territorio italiano, dove una serie di circostanze ha reso e rende al limite del credibile la gestione della cosa pubblica in Italia.

I giorni antecedenti al ricovero in ospedale furono molto intensi e non privi di spiacevoli avvenimenti che suscitarono anche un dibattito nell’opinione pubblica circa le responsabilità sulla morte di mio padre. In realtà non vi fu alcuna responsabilità da parte dei medici, i quali fecero del loro meglio e anche di più per alleviare le sofferenze dovute ad un male incurabile. Le responsabilità di un servizio sanitario carente ed inappropriato, invece, furono e sono del sistema. Qualche mese dopo un virus proveniente da Wuhan ha coinvolto ogni singolo cittadino italiano in quello stesso dibattito pubblico che prima era di pochi. Improvvisamente, infatti, i problemi di pochi sono diventati i problemi di tutti.

Proprio di fronte all’ospedale, il Tribunale di Modica, un edificio nuovo, antisismico e dotato di tutti i comfort necessari veniva chiuso con decreto legislativo 155/2012 al fine di realizzare un aumento di efficienza e risparmio in termini di finanza pubblica. Il Tribunale di Modica, che fu Gran Corte criminale, cessava così la sua esistenza dopo oltre 650 anni di attività con l’accorpamento al Tribunale di Ragusa.

 A Ragusa, a proposito di risparmio, si è, però, dovuto ricorrere all’affitto di ulteriori unità immobiliari, date le limitate risorse in termini di spazio. Cosa ancora più incredibile è la inidoneità della struttura, ben documentata dalle autorità competenti. Un Tribunale nuovo, costato 12 milioni di euro, chiuso ed accorpato ad un edificio più piccolo ed inefficiente. Come se non bastasse a Ragusa si cercano, tuttora, nuovi spazi per un’ulteriore sede con ovvio aggravio in termini economici per le finanze pubbliche.

Si tratta di una storia incredibile sottoposta al vaglio della Corte dei Conti, alla quale è stato chiesto di porre la dovuta attenzione alle conseguenze di una riforma voluta e reclamata, nella sostanza, dall’Associazione Nazionale Magistrati e dal Ministero di Grazia e Giustizia. Inutile dire che non si è mai avuto alcun riscontro.

“Illuso” – direbbe mio padre – “lupo non mangia mai lupo”.

Tizio e Caio, cittadini italiani, invece, per mezzo della fattura elettronica e della crescente ed invadente burocrazia devono dare conto allo Stato in tempo reale di ogni transazione, imposta e tassa da versare. Un grande fratello fiscale, espressione di una macchinosa e gravosa attività pubblica, che al mondo ha pochi concorrenti. Lo Stato, per mezzo dei suoi dirigenti, può permettersi il lusso di sprecare milioni senza dover rendicontare niente a nessuno. Uno scenario che mi ricorda l’operato della Stasi ai tempi della Germania dell’Est, quando ai dirigenti di partito era, di fatto, consentito di tutto, compresa la possibilità di interferire e spiare le vite delle persone anche nelle loro più private relazioni.

Ma l’Italia non è solo Modica e la legge ha carattere generale. Come ben noto non esiste una legge perfetta. Ogni legge ha i suoi difetti e l’importante è che raggiunga lo scopo per cui è stata promulgata: nel caso che ci riguarda in primis il risparmio in termini economici e poi l’aumento di efficienza.

Quanto al primo punto non esiste un rendiconto del Ministero circa il risparmio di spesa ottenuto. La percezione, per quello che ci arriva dai comitati pro Tribunali in tutta Italia, non è affatto rassicurante. Invece, riguardo all’aumento di efficienza, preferirei non commentare per evitare di offendere l’intelligenza del lettore.

Sempre nei 2 km quadrati, ecco ancora la mano dello Stato: il bonus 110% e il bonus sisma.

Mi riferisco alla moltitudine di ville storiche abbattute per fare spazio a nuovi e moderni appartamenti, pagati in gran parte con i fondi (in prestito) del recovery fund “Next Generation EU”.  Lo Stato, che di fatto ti regala parte di un’abitazione, è l’espressione arcaica di certe forme di socialismo che oramai appartengono al passato, e si rende artefice dell’alterazione dei già precari equilibri di mercato basati sulla legge della domanda e sull’offerta.

Lo spreco è di facile comprensione ed il calcolo immediato: secondo l’ENEA il costo benefico di questi bonus è pari allo 0.12%, che si traduce in un guadagno in termini energetici di circa 12 Kw/h nei prossimi 30 anni ogni 100 euro di contributi pubblici spesi. Soldi pagati dai contribuenti (tutti) e da restituire, ricordiamocelo.

Circa 3 villette abbattute equivalgono a decine di appartamenti e, quindi, decine di bonus. Fatevi due conti.

Un ospedale, un Tribunale ed una serie di costruzioni nell’arco di un paio di km quadrati che sono l’espressione dell’inefficienza, invadenza e superficialità nella gestione della cosa pubblica da parte degli organi e delle autorità preposte.

Non esiste, nei paesi industrializzati, un così invadente ed autoritario intervento dello Stato che è tipico dei peggiori socialismi di questo mondo. Non ho notizia, almeno in Europa, di un paese, regione o città dove si preferisce una infrastruttura non a norma a danno di una esistente ed efficiente infrastruttura a norma.

I risultati di questa disastrosa gestione pubblica sono sotto gli occhi di tutti.

Ma voglio chiamare in causa rappresentanti ed autorità:

Voglio chiedere a Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza come si fa a perseguire gli illeciti dei cittadini ed affidare il vostro operato all’autorità giudiziaria quando la stessa sede dell’autorità giudiziaria non è conforme alla legge.

Voglio chiedere ai signori Ispettori del Lavoro, come si fa a controllare, ed eventualmente a sanzionare, le aziende private nelle loro sedi quando il Tribunale che dovrebbe essere il tempio della legalità, è il primo edificio a non essere a norma.

Voglio chiedere ai Signori Sindacati, rappresentanti del personale impiegatizio degli uffici giudiziari se nei rapporti tra lavoratori ed imprese private avete mai accettato le condizioni che, di fatto, state accettando.

Voglio chiedere come sia stato possibile che la commissione Vietti, composta da Accademici, Avvocati ed in gran parte da Magistrati, sia stata chiamata a svolgere, tra le altre cose, l’attività di revisione dell’ordinamento giudiziario al fine di realizzare il risparmio di spesa senza il minimo riferimento o menzione a valori economici. Su quale base la commissione ha deciso che una chiusura equivale ad un risparmio? Chi ha fornito i dati alla commissione? Quali erano i costi che gravavano sul Ministero di Grazia e Giustizia prima della riforma e qual era il valore del risparmio auspicato?

Inoltre, come ben noto, esiste un problema di edilizia giudiziaria. Per quale motivo non è stata considerata dalla commissione lo stato relativo alla edilizia giudiziaria preesistente? Si chiudono Tribunali nuovi a favore di strutture più vecchie magari da ristrutturare o da demolire. Dov’è il risparmio?

Nessun valore economico, infatti, viene menzionato nella relazione della commissione. Ancora una volta il metodo è incomprensibile  e, dunque, inaccettabile. La commissione è servita, di fatto, a far entrare dalla finestra ciò che non poteva entrare dalla porta, ovvero la volontà di Ministero e Associazione Nazionale Magistrati.

Una menzione andrebbe fatta al prestigio e al valore storico del Tribunale di Modica, ma sarebbe chiedere troppo a coloro i quali, parlando di risparmio senza fare riferimento a numeri, non sono in grado di comprendere la differenza tra prezzo e valore delle cose.

Cari cittadini modicani, Aristotele sosteneva che l’apatia e la tolleranza sono le prime qualità di una società che muore. Oggi, purtroppo, l’apatia e la tolleranza sono diventate le prime qualità della società modicana. È inutile avanzare pretese, seppur legittime, alla classe dirigente di questa città che, come noto, è sostenuta da potentati economici e dotata di una forza straordinaria in campo elettorale, ma è ben lontana da una qualsiasi forma di qualità politica e amministrativa.

Il Tribunale di Modica deve riaprire anche a spese del Tribunale di Ragusa. Si deve ritornare ad investire nella Sanità quale bene irrinunciabile per i cittadini, e infine lo Stato, per mezzo dei suoi rappresentanti, dovrebbe evitare una forza così vile, autoritaria ed invadente  a spese dei cittadini e dei contribuenti  senza che venga soddisfatto un interesse collettivo.

Sono solo 2 km quadrati di territorio italiano. Temo che sia così per i restanti 302.066″.

Giorgio Scarso

 

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