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Danza: snodabilità del corpo umano. Intervista a Paola Vindigni

Tempo di lettura: 2 minuti

Tra le tantissime discipline sportive, c’è qualche attività meno valorizzata. Tra queste c’è la danza che amo definire  snodabilità del corpo umano.

Ho conosciuto la giovane ballerina modicana Paola Vindigni, attraverso un’intervista.

Come nasce la tua passione per la danza?

La mia passione per la danza nasce all’età di 7-8 anni. In realtà non sono stata io a chiedere a mia madre di portarmi a  lezione,  fu lei  a prendermi di forza e a portarmi in sala. Per questo la ringrazierò sempre, anche se il primo giorno la odiai con tutta me stessa. Ricordo che da piccola ero davvero pigra e qualsiasi sport che provavo a fare non mi piaceva, per questo mamma mi ci portò e di lì  a poco iniziai ad amare la danza con tutta me stessa e non sono più riuscita a farne a meno.

Hai iniziato da autodidatta?

Credo proprio che sia una disciplina che non si possa iniziare da autodidatta soprattutto se si è molto piccoli. Certo, adesso anche io a volte guardo video su internet e cerco di imparare

nuove coreografie, ma ci sono delle basi che prima di iniziare a ballare vanno conosciute.

Da passione, come è diventato un’attività a “scopo lavorativo”?

Fino a qualche anno fa ancora non sapevo bene cosa fare della mia vita con la danza.

Ricordo che decisi di  fare questo  nel 2018, quando  ebbi la mia prima parte da solista nell’accademia a Milano dove studiavo danza classica. L’emozione del palcoscenico, l’adrenalina, l’euforia. Vai in scena ed è come se tutto intorno a te si fermasse. Solo quando finii e udii gli applausi del pubblico, ritornai alla realtà. Fu stupendo. Da lì ho capito che questa splendida passione in futuro

doveva essere anche il mio lavoro.

Puoi spiegarci per sommi capi quali sono le nozioni principali di questa disciplina?

Disciplina, impegno, dedizione e costanza. La danza richiede duro lavoro, ma la soddisfazione dello spettacolo è impagabile.

Sappiamo che frequenti il DAF di Roma, puoi parlarci di questa Accademia?

E’ un’accademia prevalentemente di danza contemporanea. Lo studio quotidiano di questa scuola si unisce ad una serie di progetti e di creazioni coreografiche dedicati e messi in scena. Si studia classico, contemporaneo e  nuovi media. Il corpo docenti è affiancato periodicamente da coreografi di spicco nella scena contemporanea internazionale per garantirci uno studio sintonizzato con l’evoluzione della scena attuale. Una delle più valide accademie dove poter crescere professionalmente.

Per chi volesse intraprendere da zero questo sport, quali sono i primi passi da compiere?

Credo che lo studio vero e proprio della tecnica della danza inizi da bambino. Però tutte le età possono risultare utili per iniziare ad avvicinarsi a questo mondo, dipende anche dal tipo di danza che si vuole iniziare a studiare. L’importante è scegliere con cura la scuola di danza verificando la preparazione dei docenti.

Nel territorio ibleo esistono strutture che riescono a “prepararti” per il mondo professionistico?

No, purtroppo  nel territorio ibleo non esistono strutture valide che ti preparano al mondo professionistico.

Puoi darci la tua opinione sulla “chiusura” del mondo dello spettacolo, causata dal Coronavirus?

Ingiustizia, non ci sono altre parole per descrivere meglio questa situazione. Attori, ballerini, musicisti sono risultati trasparenti alla società. Sarebbe bello se qualcuno ci ascoltasse. Sarebbe bello se qualcuno avesse preso in considerazione i nostri desideri, i sogni e le necessità, ma non lo hanno fatto. Tante attività hanno riaperto,  figuratevi i teatri e i cinema. Per alcuni di noi questi sogni hanno possibilità di realizzarsi solo se ci diamo da fare e studiamo ogni giorno, ogni  ora,  senza perdere neppure un minuto. Le misure di contenimento del Covid hanno mille contraddizioni. Ma su una cosa non hanno alcun dubbio: gli artisti sono trasparenti.

Quali sono i tuoi obiettivi futuri?

Come ogni ballerino quello di entrare in una compagnia e poter girare il mondo.

Per quale motivo consiglieresti di intraprendere questo sport?

Non  mi piace molto definire la danza come uno sport. Preferisco definirla come un’arte, una disciplina. Ti forma in tutto. E’ disciplina, lavoro di squadra, educazione, cultura. La danza ti libera la mente. Stai lì con i tuoi obiettivi e non c’è spazio per i problemi quotidiani quando sei tra le quattro mura di una sala.

Puoi svelarci una curiosità, quando vi mettete sulle “punte” provate dolore?

No, non lo definirei proprio un dolore. Se si tratta di un passaggio in una coreografia no. Certo se poi bisogna starci per più minuti non è una sensazione così piacevole.

 Auspichiamo che “questo mondo” torni nuovamente a “vivere”,  ricordando che con lo spettacolo c’è chi ci vive, non è soltanto svago per gli spettatori seduti comodamente in platea.

 

Nele Vernuccio

 

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